La scelta della pipa

La scelta della pipa

La scelta della pipa da acquistare è sempre molto personale. Di seguito Eppe Ramazzotti descrive il suo metodo.  L’articolo originale è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°4, luglio 1968).

La scelta della pipa

Può forse sembrare strano ad alcuni lettori che io — di quando in quando — vada ancora acquistando Pipe per il piacere di fumarmele, malgrado ne possegga già tante nella mia collezione. Ma il fatto si è che — in realtà — le mie Pipe «da fumo» (ossia quelle di radica, non comprese nella raccolta e di uso giornaliero) sono piuttosto poche: soltanto centoventi, secondo l’esatto conteggio fattone ieri; da qui dunque il mio irrefrenabile impulso, a ricorrenti cicli di tempo (forse determinati da ignote influenze astrali?) di entrare in magazzini o negozi per scegliermi una nuova Pipa, di marca o di foggia non ancora posseduta e, naturalmente, di radica. Se mai qualcuno fosse curioso di conoscere quali siano i criteri di scelta di un vecchio e non del tutto inesperto fumatore, ecco come mi regolo io, che ho appunto — purtroppo! — i requisiti del caso, cioè di essere vecchio (anni 70 alla fine del prossimo Novembre) e non interamente digiuno dell’arte di fumare la Pipa.

Premetto che — di solito — varcando la soglia del magazzino o del negozio di un venditore di Pipe ho già ben deciso di quale marca dovrà essere lo strumento da acquistare: entro dunque nella stanza delle subdole tentazioni ed incomincio a passare in rassegna le lignee beltà, spesso adagiate in lunghe file armoniose su morbidi velluti. Prima uno sguardo d’assieme, poi la mia attenzione si arresta su quelle di forma più consona ai miei gusti; qui debbo chiarire che, in genere, prediligo fornelli piuttosto grossi, con spesse pareti. Infatti ho potuto constatare — attraverso anni di esperienza — che un forte spessore della radica rende meno rapida la formazione della Pipa, ma consente poi di raggiungere dolcezze insuperabili di aroma: e riscalda assai meno. Preferisco inoltre Pipe alquanto corte, perchè un eccessivo braccio di leva non le faccia troppo pesare sui denti: ciò non toglie che talvolta io scelga una lunga canadese, ben sapendo che dovrò poi reggerla con la mano (del resto sarebbe questo il vero modo di fumare la Pipa, non quello di tenerla fra i denti).

In quanto alla radica, non è detto che io mi attenga sempre alla fiammata, ve n’è anche di così piacevolmente variegata, da superarla quasi in bellezza; per non parlare di alcune radiche ad occhio di pernice, che più si guardano e più innamorano, oppure di certe sabbiate, oltremodo gradevoli da ogni punto di vista. Adesso, scelta la forma della Pipa e la qualità del legno, si può procedere alla — per me importantissima — prova del dito, essa consiste nell’introdurre il dito indice entro il fornello, per assicurarsi che vi penetri agevolmente sino al fondo, lasciando un certo gioco (ossia una lieve intercapedine) fra dito e parete del focolaio. Mi sono persuaso che questa semplice misura del fornello permette di determinare la capacità più adatta a consentire lunghe e tranquille fumate, pur prevedendo il successivo depositarsi dell’incrostazione interna.

Altra caratteristica importante è il rapporto fra l’altezza ed il diametro del focolaio: la mia personale preferenza va ai tipi classici, normali, con altezza corrispondente all’incirca ad una volta e mezza il diametro. Scarto sempre i fornelli eccessivamente larghi e svasati (simili a quelli delle Pipe turche in terracotta), perchè il tabacco risulta di accensione laboriosa e tende poi ad ardere soltanto nella zona centrale; anche le Pipe con fornello esageratamente alto e stretto (le così dette a caminetto o da competizione) non sono di mio gradimento: il trinciato tende ad inumidirsi troppo sul fondo, nell’ultima parte della fumata, e sono consigliabili — se mai — soltanto per tabacchi secchi (come, ad esempio, le spuntature di toscano). Scelgo poi Pipe diritte, oppure ricurve, a seconda dell’ispirazione del momento ed anche in base ad altre considerazioni: così, in questo periodo, propendo piuttosto per le ricurve, dato che ne posseggo ben poche in confronto al numero delle diritte.

Particolare attenzione richiede pure il bocchino, non tanto per la qualità del materiale — oggi generalmente ottima nelle Pipe di marca — quanto per la forma, che io amo assottigliata ed allargata a ventaglio al suo estremo, perchè meglio si adatta ad essere trattenuta fra i denti. Ho detto più sopra che — accingendomi ad un acquisto — ho già ben fissato nella mente quale sarà la marca prescelta: debbo però sinceramente ammettere che mi accade talvolta di uscire dal negozio con una Pipa di tutt’altra marca: molto dipende dall’assortimento che mi è stato sottoposto e non mi lascio per certo sfuggire una Pipa, che risponda compiutamente ai miei desideri del momento; non altrimenti — del resto — credo si comporti, in un favoloso paese dell’Oriente, colui che visita — con serie intenzioni di acquisto — un ben fornito mercato di bellissime schiave.

Post successivo
Post precedente

Condividi: