La pipa: una scelta interessata?

La pipa: una scelta interessata?Le donne subiscono il fascino dell’uomo che fuma la pipa? Franco Fano tenta di rispondere a questa domanda attraverso una brillante indagine intrisa di fatti storici, aneddoti e gossip. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1976).

La pipa: una scelta interessata?

Secondo Jacques Lebrun, biografo attento e puntuale, Vincent Van Gogh, il pittore dei girasoli, confessò un giorno ad un amico che almeno una metà dei suoi successi con le donne la doveva al fatto di essere un fumatore di pipa. Non so perché, pare che dicesse, ma alle donne piace la pipa, piace l’uomo che la fuma: forse è una inconsapevole espressione di mascolinità. Una battuta, questa del celebre artista universalmente noto come uomo originale? L’occasione furbesca per una vanteria? Probabilmente no, giacché è anche noto come Van Gogh fosse tutt’altro che una persona spiritosa e come fosse lontano le proverbiali mille miglia dalle ostentazioni d’ogni genere: del resto, dei suoi successi con le donne, delle sue fortune nell’attività amatoria si favoleggiava e si favoleggia tuttora dappertutto. Evidentemente la faccenda della pipa era un convincimento suo e, certamente, frutto di meditate osservazioni. E non è stato il solo, Vincent Van Gogh, ad attribuire alla pipa il valore di elemento di fascino per l’uomo nei confronti della donna. Sono in molti, infatti, quelli che in passato e nel presente hanno manifestato identico parere: gente sconosciuta e gente illustre, giovani e vecchi, uomini e, quello che più conta, donne. Tanto che qualche psicologo ha conferito ufficialità scientifica alla cosa azzardando, credo sia proprio il caso di usare questo verbo, qualche spiegazione. 

L’americano Richmond, per esempio, in un trattato sul comportamento dice che fumare la pipa è riposante, distensivo e che, quindi, conferisce un tono di padronanza di se stessi e d’equilibrio da considerare senz’altro come una componente rilevante del cosiddetto fascino maschile. Il tedesco Harmer, da parte sua, in un libro dedicato allo studio del costume dell’uomo moderno, aggiunge che il complesso rituale richiesto dal fumare con la pipa consente e favorisce la concentrazione e, quindi, atteggiamenti più sicuri nel colloquio, atteggiamenti questi, ovviamente, che incontrano successo nei rapporti, anche con le donne. Ma questo della scienza è un campo minato, dove addentrarsi è assai pericoloso. Meglio quindi rimanere sul terreno del costume e qui considerare l’opinione delle donne, la gentile controparte interessata, che — come dicevo — è quella che più conta. E di questa opinione si può esaminare una casistica vastissima e per molti versi interessante. Un episodio, certo significativo, è antico quanto il fumare stesso, almeno in questa nostra Europa. Protagonista ne è proprio quel Sir Walter Raleigh, avventuriero e navigatore al soldo della Corte d’Inghilterra, che, di ritorno da un lungo viaggio nelle lontane Indie, introdusse nel nostro continente l’uso del tabacco. 

Questo avvenne, come precisano le storie, all’inizio del 1600. Come un vero eroe, l’ammiraglio Raleigh venne ricevuto a palazzo Buckingham, dove si presentò in “polpe” e armato di una lunga pipa dalla quale traeva voluttuose boccate di un fumo azzurro e profumato. Naturalmente, riscosse la generale ammirazione, dopo avere suscitato comprensibile meraviglia. Il fatto per lui più rilevante, però, fu quello che meraviglia e ammirazione destate dalla pipa fecero capitolare finalmente e come per incanto lady Elizabeth Fitby, una delle più belle dame della corte, la quale, dopo essersi dimostrata fortezza inespugnabile per molti anni ai reiterati quanto appassionati assalti del navigatore, questa volta gli offrì spontaneamente il proprio cuore. Poi, la pipa è stata galeotta anche per altri personaggi noti (che per essere tali, naturalmente, sono quelli di cui si parla) come, in tempi abbastanza vicini a noi, il cupo e tuttavia fascinosissimo monaco russo Rasputin. Anche Rasputin era un fumatore di pipa e pare che non meno di Van Gogh dovesse a questa una parte delle sue avventure galanti, che, come si sa, coinvolgono la storia personale della grande maggioranza delle dame della corte dell’ultimo zar. Il temibile santone, dunque, ricevette una volta la visita di una contessa che se brillava per la sua civetteria mondana, non altrettanto era famosa per la sua bellezza. Nell’eco dei folli amori vissuti con lui da tante amiche, anche costei aspirava ardentemente a trascorrere una notte “indimenticabile” nell’accogliente alcova di Rasputin. Ma l’uomo, non uso ai complimenti, negò decisamente i suoi favori alla non attraente dama. La contessa lo supplicò allora di donarle almeno una delle sue pipe: perché tramite questa potesse adorarlo in silenzio e di lontano, secondo quanto raccontano le gazzette pettegole del tempo, ma più probabilmente per ostentarla come trofeo e millantare così negli imperiali salotti moscoviti d’essere stata anche lei favorita del monaco di corte.

Altro episodio di livello regale e ancora più vicino a noi nel tempo e nella geografia, è quello che riguarda una principessa sabauda e un principe ereditario d’Inghilterra. Questo rimane avvolto ancora in un alone di pettegolezzo e di mistero; tuttavia, per quello che si sa e che vi può essere di vero, non è meno significativo degli altri precedenti. Viene datato, questo episodio, agli inizi dei “magici” anni Venti. La principessa compie una gita nella “favolosa” stazione balneare di Biarritz, che all’epoca viveva i suoi fasti clamorosi, e lassù, in occasione di un ballo di gala, incontra il futuro re del Regno unito, il brillante principe di Galles. Vederlo – così elegante e dinoccolato e biondo e soprattutto raffinato con fra i denti la sua corta pipa di radica che infonde tutt’intorno un odore dolce e conturbante – vederlo, dicevo, e innamorarsene, è un tutt’uno. L’idillio, però, se idillio vi fu, durò lo spazio d’un mattino. Tornata a Roma e fatti avviare, come si conviene, attraverso i canali diplomatici, gli approcci necessari con Londra, la principessa avrebbe ricevuto un rifiuto cortese quanto netto, giustificato con l’avversione costituzionale al matrimonio dell’augusto oggetto delle sue attenzioni. Di questa vicenda si fece un gran parlare a suo tempo, qui in Italia e anche in Gran Bretagna, dove, con quell’humor proprio degli inglesi, nei salotti venne chiamata “l’avventura della pipa”.

Il fascino misterioso della pipa ha fatto le sue vittime anche nel regno della celluloide, come a Hollywood, dove ancora si ricorda quanto accadde un giorno a Greta Garbo. Questa storia risale al 1936, o al 1937 (i biografi della “Diva delle dive” non sono concordi sulla data, pur riferendo tutti, o quasi tutti, l’episodio) ed ebbe come palcoscenico la villa della Garbo, a Beverly Hills. Qui, la “Divina” ricevette a colazione il produttore Zanuck, il quale, dopo averla intrattenuta un poco con banalissimi argomenti, venne a quanto, evidentemente, gli stava a cuore e parlò di un giovanotto, figlio d’un magnate del petrolio suo grande amico, discreto quanto appassionato spasimante dell’attrice. “E’ giovane, bello, elegante, persino colto e poliglotta – disse enfaticamente Zanuck per appoggiare la sua perorazione -, ma soprattutto, mia cara – aggiunse – è ricco, molto ricco: plurimiliardario. Potreste prenderlo in considerazione e mettere fine con lui alla vostra solitudine di donna”. Greta Garbo rimase qualche istante muta e pensosa, come a soppesare la proposta. Poi, con la sua voce vellutata e il distaccato suo tono abituale, rispose: “E’ ricco, è vero, ed è anche giovane. Trovo però che non abbia molto fascino: fra l’altro fuma volgari sigarette e non la pipa”.

Da parte sua, Brigitte Bardot, un’altra diva dello schermo amata e idolatrata in tutto il mondo, intervistata un paio di anni fa, a Parigi, da un cronista cinematografico di Paris Match dichiarò fra l’altro testualmente: “Fumo sigarette forti e qualche volta il sigaro. Se fossi nata uomo avrei fumato la pipa, non c’è dubbio”. E anche questa è una presa di partito. Storie, fino qui, aneddoti forse, o al massimo pettegolezzi, anche se ufficializzati dalla stampa, dalla voce popolare, talvolta dalle storiografie. Ma dati certi ce ne sono? Esistono elementi concreti che riguardino l’atteggiamento in merito della gente comune di questi nostri giorni in cui tutti si mostrano tanto distaccati, così impassibili, addirittura refrattari al fascino delle mode e degli atteggiamenti? Pare proprio di sì, se sono veritieri i dati raccolti recentemente dal periodico Fortune di New York, nel corso di una vasta indagine condotta dai suoi redattori su tutto il territorio dell’Unione degli Stati nordamericani. L’inchiesta è stata svolta nel 1972 e alle intervistate, che pare siano state alcune decine di migliaia, tutte donne fra i diciotto e i sessanta anni e di ogni condizione, veniva domandato se, ai fini della precisazione di un ideale maschile, attribuissero valore al fatto che l’uomo fumasse, o non fumasse, che preferisse la sigaretta, o il sigaro, o la pipa. 

Come la rivista pubblicò con grandissimo risalto, più dell’ottanta per cento delle risposte furono decisamente per l’uomo-fumatore e fra queste – era inevitabile – sette su dieci privilegiavano la pipa: perché? si domandava, e la risposta era invariabile: perché l’uomo con la pipa mostra più eleganza, più classe, più fascino. E pare che all’indomani della pubblicazione dei risultati dell’indagine, in tutto il territorio degli Stati Uniti sia aumentato di colpo, e giunto a quantità vertiginose, il consumo dei trinciati e la vendita di pipe. Tutto ciò, dicono statistiche ufficiali, è proseguito in questi ultimi anni e s’è diffuso in ogni paese, in ogni più lontano angolo di mondo. I fumatori di pipa sono diventati ovunque – e anche da noi, basta guardarsi intorno per trovarne la conferma – un numero davvero incalcolabile. E sorge il sospetto, a questo punto, che, almeno per molti, sia una scelta interessata.

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