La pipa: una scelta di fumo, uno stile di vita

gentlemanTratto dalla rivista Smoking (n°2, giugno 1977) segue un breve articolo firmato da Ettore La Serra. L’argomento, in realtà, è piuttosto inflazionato: pipa & gentleman. Scelgo di pubblicarlo ugualmente perché, talvolta, ricorre anche nelle discussioni tra fumatori on-line il tema dell’esibizionismo legato all’ostentazione della pipa come nota d’accento – appunto – di un determinato stile, più o meno ricercato o modaiolo. E come non ricordare, a questo proposito, Alberto Sordi nel suo memorabile Fumo di Londra? Già che c’ero ho voluto montarne insieme due clip – due minuti in tutto – tanto per sorridere di certe prese di posizione intransigenti che, ciclicamente, si possono leggere su questo argomento.

La pipa: una scelta di fumo, uno stile di vita

Un uomo di una quarantina d’anni, di una sicura eleganza, il viso scarlatto traversato da folti baffi rossi, la bombetta nera dall’orlo stretto appoggiata dritta sulla fronte, la vita stretta in una giacca blu con spacchi laterali, i pantaloni che cadono a piombo sopra le scarpe lustre, il garofano rosso all’occhiello, in una mano una busta piatta di cuoio con a fianco l’ultimo numero del “Times” accuratamente piegato, nell’altra un ombrello appuntito come una spada, ed infine, nell’angolo tondeggiante della bocca una raffinata pipa dalla fiammatura impeccabile.
Questo in pochi tratti essenziali, l’aspetto dell’uomo di affari inglese, meglio conosciuto con l’appellativo di gentleman. Perché, ci siamo mai domandati, questo signore ha preferito la pipa agli altri più abituali e comodi oggetti da fumo? Rispondere all’interrogativo è apparentemente semplice: – Perché gli è gradevole il fumo della pipa – potrebbe rispondere qualcuno: – Perché è un esibizionista – direbbe addirittura qualche altro, tutte risposte decisamente superficiali, che non vanno al di là della pura materialità dell’oggetto in questione. Da qui il discorso si allarga a dismisura, coinvolgendo anche noi, italici fumatori di pipa, senza la bombetta ed il “Times”, ma non per questo certamente meno gentleman.
Il fumare è stata sempre un’attività che è andata di pari passo con l’evolversi dell’uomo e della sua civiltà: l’uomo pur non nascendo fumatore, lo è diventato, quando ha scoperto i piacevoli pregi che gli derivavano dall’aspirare il fumo di foglie di piante varie, fino alla certamente più gustosa: quella del tabacco. Secoli si sono seguiti a secoli, portando alla ben nota tripartizione degli oggetti da fumare: sigaro, sigaretta, pipa. A cominciare dai nostri antenati e, a finire a noi, rappresentanti dell’odierna società, dalla scoperta, dopo vari tentativi, spesso anche fallimentari e nauseabondi, della predisposizione del nostro gusto per il fumo, abbiamo pian piano cominciato a fumare in modo abituale, forse le prime volte vergognandoci un po’ se qualcuno ci guardava.
Una sigaretta offerta da un amico (spesso più grande), una altra “rubacchiata” in casa dal pacchetto del papà (pregando che non le avesse contate poco prima), ha costituito per la stragrande maggioranza il “battesimo del fumo”. E’ quasi un caso eccezionale scoprire qualche novello fumatore che ha iniziato con una vecchia pipa trovata nella polverosa soffitta, e questo per un motivo pratico, perché essa richiede una tecnica ed una educazione di base per il suo uso senza difficoltà e sorprese.
Per molti è un amichevole o drastico suggerimento del medico, altri se ne innamorano delle sue morbide linee e dei piacevoli aromi dei trinciati, altri, infine, per pura curiosità. Cosi gli inizianti, tra mille problemi, come ad esempio: dove portare la pipa, il tabacco, il curapipe, i fiammiferi; il caricare il fornello e dopo questa fatica accorgersi che si è otturato il buco; adoperare 7 o 8 fiammiferi ma il fumo non si vede né tanto meno si sente; finalmente accesa, sentire la lingua ed il palato pizzicare, per non parlare poi del disgusto liquido, che impregnato di catrame, scorre in bocca: del fornello che diventando incandescente, mette a dura prova le povere dita, ecc. ecc. . provano questa nuova esperienza.
Da tutto ciò mi viene in mente quel famoso passo del Vangelo: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti…” che, senza essere blasfemi, sembra coniato ad uso e consumo per i fumatori di pipa: infatti attraverso le cattive esperienze prima elencate, la maggioranza, quasi scioccata, maledicendo i soldi spesi, ripone la pipa in fondo ad un cassetto pensando di adoperarla per il prossimo carnevale, quando si vestirà da vecchio corsaro, e torna beatamente alle amate e disimpegnate sigarette. Ma gli altri, gli “eletti”, quasi reputandosi fortunati per la loro scelta, cominceranno in modo sempre più sicuro e tranquillo il viaggio nel mondo della pipa, abbandonando definitivamente, o quasi, le sigarette, vuote di gusto e di soddisfazioni, e facendo cosi della pipa una scelta di fumo, uno stile di vita; come il nostro gentleman incontrato all’inizio, che pur amando il gusto della pipa, non è per nulla un esibizionista, perché, come noi tutti ostinati ed attenti appassionati di questo oggetto, è un ’’eletto” nell’Olimpo del fumo.

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