La pipa a Montecitorio

La pipa a MontecitorioLa pipa a Montecitorio: l’onorevole Carlo Molé intervista l’allora Presidente della Camera Sandro Pertini. L’articolo originale è pubblicato sul primo numero della rivista Smoking (n°1, marzo 1975).

La pipa a Montecitorio

Nello studio del Presidente Pertini, a Montecitorio, lasciamo da parte per un po’ la politica e parliamo di pipe, di tabacco, di qualità della radica, in una parola dell’arte antica di fumare. Pertini è un fumatore accanito e raffinato. Le sue pipe, tutte stupende, sono entrate a far parte del personaggio. “Dopo due o tre ore, seduto a presiedere in Aula — ci confida —, chiedo che un vicepresidente mi sostituisca ed esco per fare la mia fumata, perché ne sento proprio il bisogno”.

Capita spesso, infatti, di vedere il Presidente della Camera, in queste sue soste fumatorie, conversare in Transatlantico con deputati e giornalisti.

“Fu nel novembre del 1944 — ci racconta —, che fui iniziato all’arte della pipa. Prima non avevo mai fumato, nemmeno sigarette. La prima pipa fu un regalo di un ufficiale francese a Chamonix, durante la mia permanenza tra i partigiani francesi mentre aspettavo di attraversare le Alpi per rientrare in Italia, durante la Resistenza. Il tabacco, invece, fu un omaggio di un ufficiale inglese. Così, la sera vicino al fuoco del caminetto, aspettando l’ordine di marcia, provai a fumare, apprezzai la pipa e da allora non l’ho più abbandonata”.

Il Presidente Pertini, mentre ci racconta queste cose, si lascia un po’ andare, si distende. Quelle nuvole che sembra incombano sempre sul suo volto scompaiono. Seguita la sua pipata gustando con ritmo il fumo di una meravigliosa pipa semicurva con vera d’oro.

“Ho una collezione notevole di pipe — ci dice —, ne ho più di 160. Di radica, di ambra, di schiuma. Mi sono state quasi tutte regalate. Posso dire di non averne comprata nessuna. Questa che fumo, me l’ha regalata Fincato, che ha aperto uno stupendo negozio di pipe e di articoli per fumatori in Via della Colonna Antonina, qui a due passi da Montecitorio. Sono molte le pipe che possiedo. Ma vedi, fumando la pipa io brucio le amarezze e le mie amarezze sono molte. Perciò ha bisogno di parecchie pipe”.

L’on. Pertini va fiero della sua collezione. Alcune gli sono state regalate da uomini politici italiani e stranieri. Anche Fanfani, alcuni anni fa, gli ha fatto dono di una bellissima pipa di schiuma. Una pipa del ’700 cesellata a testa di cavallo. Il Presidente della Camera è però entusiasta delle pipe italiane di radica. In particolare preferisce le Caminetto, le Castello e le Savinelli. Di quest’ultima marca ne ha fatto omaggio al Presidente dell’Assemblea francese Edgard Faure che ne è rimasto contentissimo e più che soddisfatto.

“Quanto al tabacco — ci confida ancora —, preferisco quello inglese, ma ho potuto apprezzare anche dell’ottimo tabacco danese. Non riesco invece ad entusiasmarmi per i tabacchi italiani, in particolare per il trinciato Italia che considero una specie di sfollagente”.

Passiamo poi a parlare del modo di fumare, della forma delle pipe — il Presidente preferisce le pipe non molto grandi e semicurve — e mi dà un consiglio su come caricare il fornello.

“E’ stato un ambasciatore inglese a farmi capire come si deve caricare la pipa. Bisogna sovrapporre strati diversi di tabacco esercitando una pressione sempre più forte man mano che se ne aggiunge nel fornello. Gli inglesi, infatti, dicono che il primo tabacco va pressato dal dito di un angelo, il secondo dal dito di una fanciulla, il terzo dal dito di un ragazzo e infine, l’ultimo, dal dito di un uomo. Solo così – seguita -, si può caricare bene la pipa e preparare una bella fumata”.

La pipa a Montecitorio - Sandro PertiniPrima di concludere la conversazione il Presidente vuole smentire certe usanze che vorrebbero che la pipa fosse trattata con liquori. “Sono tutte storie. Per formare un buon fornello bisogna fumare del buon tabacco e aspettare che si formi quello strato di carbone che isola il tabacco dal legno, senza aggiungere liquori o altri liquidi che finirebbero per rovinare la radica. La pipa deve essere sempre asciutta, pulita e secca. Questo è il segreto principale dell’arte del buon fumatore”.

L’intervista si conclude. I segnali luminosi indicano l’imminente ripresa della seduta. Il Presidente si avvia, ma prima di lasciare il suo studio per scendere in Aula prende pipa e tabacco. “Vedi — mi dice — sono stato tra i primi a comparire con la pipa in Transatlantico. Allora quasi nessuno la fumava. Poi è iniziata l’imitazione e l’invasione. Anche qualche ministro ha provato a fumare la pipa, ma poi ha smesso, non ce l’ha fatta a durare”.

Con questa battuta carica di ironico significato mi saluta quasi a sottolineare che non è la pipa che fa il personaggio, viceversa, è il personaggio che rende famosa la pipa. Una singolare parafrasi del noto proverbio dell’abito e del monaco.

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