La Londra del fumo

La Londra del fumoCaterina Perugini ci porta a spasso nella Londra del fumo nell’anno 1994. L’articolo originale è pubblicato su Smoking (n°4, dicembre 1994).

La Londra del fumo

Cosa nasconde una città come Londra per gli amanti della pipa e del tabacco? Tanti Sherlock Holmes? Tanti Winston Churchill? E cosa sono invece quelle terribili storie che parlano di una Londra senza più pipa in bocca anche se dedita al fumo degli Havana? Ci voleva un’indagine, logicamente alla Sherlock, per raccogliere indizi e utilizzare il suo famoso metodo deduttivo. Inquisito: Londra. Andiamo con ordine e partiamo dalla periferia.

Dalla periferia: la Alfred Dunhill Factory

La Alfred Dunhill Factory si trova al 32, St. Andrews Rd., a circa 40 minuti di “tube” dal centro. È da qui che escono, rifinite e imballate, le pipe Dunhill. Dalle “pipette” molto trendy, porta sigaretta, alle pipe dagli “straight grain” perfetti. David Webb, production & operation manager, che lavora da 25 anni per la Dunhill, mi racconta che una, o al massimo due pipe su 100 diventano Dunhill, ossia perfette. Quelle scartate entrano nella produzione Charatan e Parker o in quella di due marchi conosciuti principalmente in U.K.: Hardcastle e Ben Wade. Per produrre una Dunhill ci vogliono 94 operazioni diverse. “Ognuno dei lavoranti, che sono 12,” spiega orgoglioso David Webb, “ne fa 15 o 20. La Dunhill è una manufactory, non una catena di montaggio”. Alle pipe dal puntino bianco, (in passato avorio, oggi plastica), il “mouthpiece” (bocchino) viene fatto su misura. I bocchini in “ebanite rod” e in “rubber and sulphur” non sono in serie. Il puntino bianco ne indica l’esatta posizione. Il mio girovagare tra i macchinari mi porta di fronte al tavolo della lucidatura. Per cominciare pomice e olio, poi cera naturale. La lacca è tassativamente vietata. Un gesto inconsulto mi porta ad allungare la mano per toccare la pipa levigata e liscia davanti a me. Il tempo di sentirmi incenerire dagli sguardi degli astanti. Ritiro timidamente la mano, abbozzando un sorriso idiota. Avevo fatto l’unica cosa che non avrei dovuto neanche pensare. Avevo toccato una pipa Dunhill con due polpastrelli. Le pipe Dunhill, mi hanno spiegato, dopo, vedendomi tanto mortificata, si toccano solo con i guanti e in mancanza di quelli, infilando un indice nel fornello.

Verso il centro: St. James’s

Torno in città. Scendo alla fermata di Green Park, sulla Piccadilly line, per entrare nel quartiere dei ‘‘tobacconists”, St. James’s. Al 19 di St. James’s Street si trova il più antico tobacconist di Londra, (1787) ora James J. Fox & Robert Lewis. Arredato con antiche vetrine di legno, il negozio grande ed elegante offre un’ampia scelta di pipe, la maggior parte inglese e una vastissima di sigari. Ci sono gli Havana, i Dounneman dal Brasile, i Panter dall’Olanda, i Villigar svizzeri, i Toscani, i Cortés dal Belgio ecc. Il giovane commesso non riesce a concludere il discorso, perché continuamente interrotto dai clienti che entrano e comprano cinque scatole di Havana o anche un solo sigaro. “Questo è il periodo di maggior vendita” ammette “una scatola di sigari o di tabacco o una pipa sono un buon regalo di Natale”. Approfittiamo di un attimo di calma per scendere al piano di sotto, dove c’è l’humidor e un piccolo museo. Noto che nell’humidor non c’è troppa umidità e John mi risponde che agli inglesi i sigari piacciono “dry” (asciutti). “I clienti” continua “sanno che qui i sigari sono più asciutti che altrove: certo non secchi come questi”, e indica una scatola di Havana in una bacheca di vetro. “Erano destinati a Churchill, ma quando arrivarono da Cuba si erano talmente essiccati che Churchill, cliente da sempre del negozio, li lasciò qui”. Poco più là il libro in pelle dei clienti, nel quale compare il nome di Oscar Wilde. Torniamo al piano di sopra, dopo aver ammirato un Romeo y Julieta lungo un metro, uno a forma di pipa, un humidor da viaggio in vetro del 1912, tabacchiere di porcellana ecc. Salito l’ultimo scalino mi avvolge una nuvola di fumo. Il negozio è pieno. Uomini in gessato, turisti, businessman. Non credo ai miei occhi. John mi guarda come per dire “Che le dicevo?” e confessa che da quando è uscita la rivista americana Cigar Aficionado si è sentito un aumento delle vendite. Con il naso e la gola pieni di fumo ringrazio calorosamente e vado via. A grosse boccate inspiro l’aria pungente e inquinata di Londra come se mi volessi inebriare del profumo di un fiore tropicale.

Occasioni di Natale: da Davidoff

Appena pochi passi e al 39 vedo illuminate le vetrine natalizie di Davidoff. Sbircio dentro per vedere com’è la situazione. Come per incanto la porta si apre e un sorriso mediorientale mi da’ il benvenuto con un inchino. Senza il tempo di rendermene conto, mi ritrovo con un’Amphora made in Holland in radica verde (£75, circa 190 mila lire) in mano, e con il tipo dalla pelle olivastra che mi mostra dei bellissimi humidor francesi in legno della Elie Bleu dai disegni geometrici, delle cravatte, delle pipe Savinelli e contemporaneamente mi invita ad entrare nell’humidor. Per poco non abbatto il cesto delle occasioni che Davidoff prepara sotto Natale, offrendo un’infinità di pipe a £ 15.95, pari a 40 mila lire. Entriamo nell’humidor e i miei capelli iniziano ad arricciarsi a vista d’occhio. L’umidità qui, a differenza di quella di James J. Fox, raggiunge quota 80 e la temperatura è di 25°. Non sapendo più cosa mostrarmi, dopo aver fatto una carrellata di sigari Davidoff e Havana il gentilissimo commesso mi invita a provare un Ambassadrice, rassicurandomi, visto il mio tentennamento, che si tratta di un sigaro per signore. Nel mio cappotto grigio, con il sigaro in bocca, passeggio per le strade di Londra in compagnia di una delegazione di storici ispano-americani, appena conosciuti tra i fumi degli Havana. Ci sediamo nella raffinata caffetteria di Fortun & Mason, addobbata con lucine, ori e fiocchi rossi. Mentre l’americano accompagna la sua zuppa di aragoste con un cappuccino, l’inglese imburra un cornetto già unto e la spagnola sorseggia una ‘copa de vino tinto’, vengo invitata per il lunedì successivo ad un seminario “sul tabacco cubano dal 1870 al 1930” alla University of North London. Ovviamente accetto. Ci lasciamo con i dovuti convenevoli e appena uscita all’angolo tra Duke Street e Jermyn Street vedo brillare le vetrine dell’enorme negozio Dunhill. 

All’angolo tra Duke Street e Jermyn Street: il negozio Dunhill

Cravatte, giacche, pullover e ancora profumi, occhiali, orologi e penne. Ma le pipe dove sono? Ecco che finalmente in fondo alla sala, superati montgomery in pelle, golf di cachemire made in Italy, si apre la vetrina semicircolare con circa trecento pipe in esposizione. L’occhio mi cade subito sull’unica pipa non in vendita: la “cricket pipe”, il cannello a forma di mazza e la palla per fornello. Ci sono le classiche, le meno classiche, le copie delle originali, come la Dashboard del 1928 (più comunemente chiamata Motor pipe, in vendita a 164 sterline, circa 400 mila lire) e la Duke, col cannello in alluminio bianco, così chiamata perché era lo “shape” preferito da Edward, il duca di Windsor (in vendita a 147 sterline, 370 mila lire). Ma il pezzo forte, mi dicono quelli della Dunhill, è al primo piano, dove c’è l’humidor. All’entrata sono esposti alcuni pezzi della collezione privata di pipe di Alfred Dunhill, tra cui spicca una meerschaum pipe (pipe di schiuma) di fattura inglese del 1871, che raffigura il matrimonio della figlia della Regina Vittoria, la principessa Louise, con il marchese de la Lome. Sono 23 le persone scolpite. Poltrone in pelle marrone, cabinet originali delle navi che da Cuba portavano i sigari in Gran Bretagna, musica classica, profumo di tabacco. La cosa che più mi incuriosisce è il “safe deposit”. 500 cassette (di sicurezza, verrebbe da dire), destinate ai clienti che, una volta fatta l’ordinazione, prima della spedizione o del ritiro, vogliono conservare i prodotti “al fresco”. Ma chi sono i clienti Dunhill? Uomini d’affari, politici, attori, gente dello spettacolo. Sì, ho capito, ma potreste fare dei nomi? “No” è stata la risposta “non ci è permesso rivelare la loro identità. Possiamo dire che sempre di più il sigaro viene apprezzato in questi ambienti e continua ad essere lo status symbol che è sempre stato. L’uomo che fuma il sigaro è ricco, intellettuale e potente. I giovani rampanti lo indossano tutti. È fashionable per un uomo, non crede? L’incremento di vendite che c’è stato è dovuto alla moda e alla guerra contro le sigarette”. Che mi dice delle pipe? chiedo. I pipe smokers appartengono ad un certo ambiente e a una certa età. Per cui la pipa è del meditativo, la sigaretta dello stressato e il sigaro del “fico”? Beh, sì. Howard S. Smith, con il quale mi sono intrattenuta per tutta la visita, è l’archivista della Dunhill. Se si vuole visitare il piccolo museo nella Burlington Arcade bisogna chiamarlo allo 071/4999566 per un appuntamento. Gli oggetti esposti (1893-1950) sono donazioni di ex fumatori.

Solo pipe: da Astleys, in Piccadilly Arcade

Ma c’è anche chi di sigari non si occupa affatto. È Paul Bentley, della “Astleys, pipe specialists”, l’antica casa fondata nel 1862, da poco trasferita al 16 di Piccadilly Arcade. Cortese, distinto, tipicamente inglese, Mr Bentley ammette orgoglioso di gestire l’unico negozio di Londra che vende solo ed esclusivamente pipe. Uno di fronte all’altro, con i gomiti appoggiati sul bancone di quercia, ascolto la sua storia raccontata con voce pacata e sommessa. Tra il 1862 e il 1900, la Astleys era specializzata in pipe di schiuma e ambra. La radica è stata una scoperta successiva. “Non è stata fin dalle origini una ditta di famiglia” dice. Ed ecco che a un suo movimento vengo colpita da una proustiana intermittenza del cuore. Il suo profumo mi porta indietro nel tempo. Non riesco a fermare l’immagine sul ricordo. Mi distraggo, vedo le sue labbra muoversi senza udire niente. Provo solo una sensazione felice di infanzia. Si accorge della mia assenza e mi riporta al presente. “Mio nonno” continua “che era uno speculatore, nel 1930 acquistò l’intero stabile, compreso il negozio. Mio padre non ne volle mai sapere niente, preferiva allevare cavalli in Galles. Negli anni ’50 la ditta venne rilevata ma è solo da 10 anni che la gestisco, prima avevo una galleria di quadri antichi”. La curiosità non mi abbandona. Sono tentata di domandargli che profumo usa, invece gli chiedo se c’è crisi nel mercato delle pipe. “Crisi? No? Da quanto mi risulta, le continuo a vendere col ritmo di sempre”. La Astleys ha un solo pipemaker che produce circa due mila pipe all’anno. La vendita è al dettaglio. Le pipe Astleys si comprano solo nel negozio Astleys. “Alcuni clienti” spiega Mr Bentley, “ci commissionano le pipe scegliendo sul nostro catalogo la forma e la dimensione e richiedendo alcune modifiche secondo il gusto e l’esigenza. Il nostro è un lavoro come quello dei sarti” ridacchia “facciamo le pipe su misura”. La più bella è una Dublin, size 6, natural top, in vendita a 500 sterline (1 milione e 260 mila lire). Poi mi mostra una “Silver Spigot Pointed Bent”, commissionata da un americano a 300 sterline, circa 750 mila lire. “La mia passione” confessa “oltre ai quadri del XVIII e XIX secolo, sono le pipe di schiuma antiche. Ne avevo una collezione che purtroppo ho dovuto vendere per problemi di spazio. Ma sono sicuro che tra non molto ricomincerò a cercarle”. Un pezzo della sua collezione è in vetrina ed è in radica. Si tratta di una St. Claude by Vincent del 1930 col bocchino in osso, teoricamente in vendita a 750 sterline, quasi due milioni di lire. Mr Bentley spera che nessuno entri a chiederne il prezzo per comprarla. Esco dal negozio sapendo che si trattava di un dopobarba Cartier, ma questo ugualmente non mi aiuta a ricordare perché quel profumo mi è tanto familiare.

A casa di Sherlock Holmes

La concentrazione di tobacconist in questa zona è sorprendente. In Old Bond Street, la strada di Gucci, Tiffany e Versace, di fronte al nuovissimo negozio di Donna Karan, stile Beauborug, c’è Benson.& Edges che vende tutto il necessario per il fumatore (e anche una notevole varietà di scacchiere diverse nel prezzo, dimensioni, materiali e stili). Questa non è strada per le mie tasche, per cui proseguo verso la più commerciale Regent Street. Le vetrine natalizie sono incantevoli e i giapponesi si fermano a fotografarle. I quattro piani di “Liberty” sono decorati magistralmente. Trasportata dal flusso della folla che si muove quasi a ritmo delle cornamuse natalizie, sbuco in Carnaby Street. La stessa strada alternativa, piena di occasioni, dei miei ricordi. Tra jeanserie e negozi di pelle, si apre uno dei più antichi tobacconist della città. È Inderwicks, fondato nel 1797. Oggi vende accendini “aggressivi” con teschi e foglie di marijuana, cartine di ogni tipo, pipe economiche e snuff. Vero specialista dello snuff è Christopher J. Mercer, il manager & director dello Smith’s Snuff Shop, a Charing Cross Road. Ce n’è per tutti i gusti. Il negozio, del 1869, è fornito di pipe internazionali, di sigari sudamericani allineati nell’humidor, di oggetti di argento e cristallo e ovviamente di snuff. “Vuoi entrare nel club degli snuff takers”? mi propone zompettando sul posto Mr Mercer. Attonita penso che le sorprese della giornata non sono ancora finite e con un sorriso di circostanza lascio cadere il discorso. Cammino verso Trafalgar Square desiderosa di un caffè e di una fetta di torta colorata e grassa, quando vengo abbracciata e sollevata da un clown di strada che mi chiede se mi può baciare. Realizzo velocemente di essere al centro di una performance e di avere un centinaio di persone come pubblico. Sto al gioco divertita agognando sempre più il momento della mia sosta. Quasi esausta arrivo a Northumberland Street. Entro nel primo pub, con già il sapore di torta in bocca e mi lascio cadere su una sedia. “Tu sei nuova qui da Sherlock Holmes” mi dice il cameriere. “Come scusi?” domando distratta. “Sì, dico, è la prima volta che vieni?” Annuisco. “La torta e il caffè arrivano subito” mi assicura. Mi guardo intorno e vedo appesi i classici cappelli di Sherlock, poster e disegni con la sua faccia. “Ecco la torta, e questo è niente” aggiunge, vedendomi curiosa. “Prima che arrivi il caffè vuoi vedere sopra lo studio del detective con l’arredo e la sua pipa originale?” Senza neanche rispondere mi faccio forza sulle gambe e lo seguo al primo piano dove è ricostruito il set del film “The empty house” del 1931. Salendo penso alla mia torta. La mia giornata non era ancora finita.

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