La classe nel gilet

la classe nel giletE’ Pier Alberto Cucino a firmare questo articolo “di stile” dedicato ai fumatori di pipa e pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1989). Al suo interno vengono elencate, più che altro, alcune norme di comune buon senso utili comunque anche ai principianti ed ai fumatori di oggi.

La classe nel gilet

Esistono vari indicatori della classe e dello stile di una persona. E’ certo infatti che anche l’occhio meno attento può riconoscere ad esempio le differenze nell’abbigliamento. Avere classe non significa necessariamente vestire in modo ricercato o firmato; anzi è frequente oggigiorno notare come il ricorso a griffe più o meno altisonanti venga ritenuto una sorta di rifugio sicuro ed in fondo comodo per assicurare un’immagine di grande effetto.
D’altra parte, alla prova dei fatti, spesso il “rifugio” non si rivela affatto sicuro, visto che può concretarsi o in una standardizzazione del look o addirittura in una diversità che suscita negli altri un’impressione negativa o, peggio ancora, ilarità. Certo, la differenza, il tocco di classe, può sempre essere dato dal comportamento, che consente di distinguersi comunque, a prescindere dagli aspetti esteriori. Per fare un esempio ormai banale, il “talento” dell’avvocato Agnelli nel “fustigare” i canoni classici dell’abbigliamento e nel creare proposte alternative non solo non fanno dubitare del grande stile del personaggio, ma costituiscono invece lo strumento con cui esprimere tale stile.
In quest’ottica la grande schiera di emulatori che indossano l’orologio sul polsino o la cravatta fuori dal gilet, non può che suscitare una valutazione negativa non solo perché si tratta di un atteggiamento imitatorio, ma anche e soprattutto perché l’imitazione ha per oggetto unicamente l’aspetto esteriore e più appariscente del comportamento in esame. Sulla base di queste premesse è possibile individuare alcuni comportamenti che possano distinguere positivamente un fumatore di pipa? A mio avviso la risposta è affermativa, ma per favore non sparate sull’“articolista”! Non ho alcuna intenzione di enunciare regole fisse, immutabili e sempreverdi, né sarei in grado di farlo. Fumare la pipa è un atto spiccatamente individuale (per fortuna) che ognuno personalizza come crede; quindi, se promettete di lasciarmi arrivare incolume fino alla fine dell’articolo, vorrei semplicemente ritornare su alcune linee di comportamento e di scelta che da un lato possono facilitare e rendere gradevole l’inserimento della pipa negli ambienti professionali e familiari in un periodo di crescente “fumismo” (razzismo indiscriminato contro qualunque tipo di fumatore); dall’altro possono essere indicativi del buon gusto della persona.

  1. E’ già stato detto e scritto molte volte: ogni occasione può richiedere una pipa diversa. In altri termini è consigliabile orientare la scelta della pipa – o delle pipe per coloro che, a mio avviso giustamente, tendono ad evitare di fumare più volte in un giorno la stessa pipa – basandosi sulle situazioni da affrontare. In ufficio generalmente saranno preferibili pipe dritte ed essenziali di medie dimensioni, visto che in tale occasione si tende ad utilizzarle alla stregua di veri e propri strumenti di lavoro. Quindi meglio un oggetto pratico, non vistoso, né particolarmente pregiato, dato che non riceverà grandi cure, potrà subire urti, ecc.
    A favore di una scelta del genere accanto alla suddetta ragione di ordine funzionale ve n’è un’altra di natura estetica: solitamente in ufficio il nostro abbigliamento non deve raggiungere vette eccessivamente elevate di eleganza; pur dovendo essere impeccabile, sarà soprattutto comodo e pratico. Una pipa particolarmente elegante o ricercata potrebbe costituire una nota stonata.
    Al contrario, in occasione di una cena elegante la scelta di una pipa ispirata alle forme tradizionali, di dimensioni contenute ed arricchita magari da una sottile vera in oro, potrà costituire uno dei tocchi di classe in più. In una serata tra amici, in vacanza o comunque in tutte quelle occasioni in cui ci si concede un abbigliamento “casual” (è un termine che non ci piace, ma rende l’idea) perché non dare spazio ad una bella pipa artigianale di dimensioni rispettabili da fumare in pieno relax?
  2. Ognuno sceglie il tabacco che preferisce (M. De Lapalisse docet!). Tuttavia, se si è abituati ad esempio (come il sottoscritto), a fumare miscele inglesi, è ben noto che il loro odore può suscitare proteste da parte di coloro che ci circondano. Lungi da me il suggerimento di cambiare tipo di tabacco quando si fuma in pubblico passando nel caso in questione a miscele di gusto olandese il cui aroma, incontra generalmente un favore maggiore, o forse “rimostranze” minori. Sarebbe una buona soluzione, ma il sacrifìcio potrebbe essere eccessivo (io non ci penso nemmeno).
    Allora, via alla soluzione di compromesso. Se, come accade a chi scrive, ricevete in ufficio la consueta dose quotidiana di proteste per la vostra pipa, provate a fumare in tali o in altre occasioni un tabacco analogo, ma più leggero. Esistono varie miscele inglesi che differiscono essenzialmente per la forza dell’aroma, pur conservando pressoché intatte le caratteristiche di fondo (lo so che lo sapete, ma ho già detto che non avrei illustrato “il nuovo verbo del fumatore di pipa”): sceglietene una più leggera ed avrete ottenuto tre piccioni (sì avete letto bene) con una fava: minori proteste dei non fumatori, dimostrazione di buona volontà e, perché no, di stile, che non mancheranno di essere apprezzati da chi vi circonda.
  3. Anche in piena campagna anti-fumo, la pipa desta comunque interesse ed emana spesso un certo fascino. Alzi la mano chi non è stato oggetto di domande più o meno tecniche, di richieste di informazioni di varia natura concernenti la pipa e tutto ciò che essa comporta. In questi casi, come mette in risalto Giuseppe Bozzini nel suo libro “La mia pipa”, rispondere esaurientemente alle domande, non significa trasformare le risposte in una sorta di… conferenza stampa con tanto di “capannello” di ascoltatori. Il senso della misura che, riconosciamolo, la pipa aiuta ad esercitare, richiede in tali situazioni il rifiuto di ogni forma di protagonismo.
  4. L’accensione della pipa rappresenta indubbiamente il momento in cui maggiore può essere il fastidio arrecato a coloro che sono nelle vicinanze. Qualche piccolo accorgimento può essere di aiuto. Ad esempio, in occasione di un incontro conviviale, dopo aver ovviamente chiesto il permesso di fumare, dovremo evitare la creazione di una… nebbia da Val Padana (elementare Watson!). Alzarsi da tavola non è propriamente indicato, ma ove ciò fosse possibile e non fuori luogo, l’accensione effettuata a qualche metro dal tavolo sarebbe la soluzione ideale per rendere l’operazione indolore agli altri. E, se non è possibile o se è inopportuno? Beh, fate un po’ voi! Comunque, se decidiamo di non fumare, dimostriamo di non essere pipa dipendenti (c’è chi lo pensa) rendendo lampante la differenza con i fumatori di sigarette; tutto ciò non mancherà di migliorare la nostra immagine anche presso i più irriducibili “crociati” antifumo eventualmente presenti. D’altra parte, come tutte le cose della vita, anche colazioni, cene, riunioni, conferenze, ecc. prima o poi finiscono; tale fine può coincidere con l’inizio di una meravigliosa pipata!
  5. Scrive Bozzini: “In macchina ho fatto alcune delle migliori fumate della mia vita”. Mi associo, ma ovviamente, quando non si è in compagnia, o quando agli eventuali passeggeri l’odore della pipa non dà fastidio. E’ certo comunque che una buona pipata ha un effetto fortemente rilassante nell’esercizio di un’attività che, grazie al traffico congestionato dei nostri tempi, è divenuta fonte di interminabili attese decisamente dannose per il sistema nervoso. Un altro rimedio per lo stress da traffico è… il ricorso alle due ruote, ma mi rendo conto che sto andando fuori tema, e poi non vorrei che in un mondo dominato da rivalità, il dualismo automobilista-motociclista fosse sostituito da quello fumatore di pipa-motociclista (sic!). Tornando a noi, è difficile immaginare un fumatore di pipa che si precipita infuriato fuori dalla macchina a causa di qualche “sgarbo” ricevuto per discutere animatamente, o peggio ancora, per passare a vie di fatto con un altro automobilista!
  6. Tenetevi forte: parliamo del rapporto tra la pipa e le donne. In base alla mentalità comune, la pipa è un oggetto esclusivamente maschile. Le iniziative di alcune case che anni fa crearono pipe dedicate al pubblico femminile, non ebbero successo anche perché non riuscirono a rimuovere tale ostacolo psicologico. A mio avviso l’opinione diffusa in questione non ha appigli logici a proprio favore. Non capisco infatti perché sia comunemente accettata una donna che fuma sigarette e perché siano al contrario viste con perplessità o “accusate” di egocentrismo o di chissà che altro le poche rappresentanti del gentil sesso che fumano la pipa. Come spesso accade, l’elemento che può distinguere una persona da un’altra è il comportamento: una donna che fuma la pipa non perderà nulla della propria femminilità, anzi il ricorso alle varie forme classiche di dimensioni contenute, arricchite ad esempio da un floc particolare o da una sottile veretta ed intonate all’abbigliamento, potrà addirittura rappresentare un tocco in più per esprimere tale femminilità. Okay, molti o molte avranno un’opinione diversa, ma io la penso così. Insomma il gioco è finito, il mio tempo è scaduto, sono ancora tutto intero e di questo vi ringrazio. Spero ardentemente che i lettori che hanno avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto, facciano del presente articolo un motivo in più per “vivere” la pipa come meglio credono senza cucirsi addosso schemi o sovrastrutture che in fondo rischiano di far perdere di vista l’unica verità incontrovertibile: la pipa rappresenta il modo di fumare più evoluto, più completo, più pulito e più sano e, come tale, è un piacere e non un vizio.

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