Il fumo della vita

Il fumo della vita

Una storia d’amore d’altri tempi. Di Antonio Lanfranchi. La lettera originale è pubblicata sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°6, ottobre 1968). 

Il fumo della vita

Voi non saprete mai, signora, quanto vi amo. Non potrete saperlo, perchè questo amore è un segreto soltanto mio e non ne parlerò a nessuno, neppure a voi. Voi siete bella, signora, semplice, affascinante e simpatica. Noi vi consideriamo — lo sapete — la nostra regina, e chi ha rapporto di amicizia con voi è visto come un privilegiato. A me non resta che gustare la vostra presenza dal mio angolo, al nostro Circolo cittadino, e amarvi da lontano. Discretamente vi seguo nei vostri spostamenti, dalla sala televisiva a quella del gioco delle carte, dall’angolo dei rinfreschi al salotto di conversazione. Mi scelgo una poltroncina un po’ appartata, qualche volta mi nascondo dietro il giornale, accendo la mia pipa, vi guardo e penso a voi, sognandovi ad occhi aperti. Dapprincipio i miei sogni erano tutti vostri, e voi ne eravate unica protagonista. In seguito, prendendo confidenza con la vostra immagine, e vincendo una mia certa timidezza di osare, io sono entrato al vostro fianco, nei miei sogni, ed abbiamo vissuto insieme, soli, in un mondo non vasto ma tutto nostro.

A volte temo che vi arrabbiereste se sapeste dell’uso che faccio della vostra immagine, ma in fondo non avreste motivo d’irritarvi, perchè nel nostro mondo di sogno vi vedo sempre felice e quindi posso credere che non vi troviate affatto male. E’ facile, quando vi vedo, dimenticare tutto e sognare voi. Mi aiuta molto la pipa, già ve l’ho detto. L’accendo, ne governo a dovere il fornello e subito se ne liberano bianche volute di fumo, che, perdendo corpo, lentamente si allargano in una mobile atmosfera velata che mi resta d’intorno, in modo che mi sembra di percepire la realtà esterna attutita, meno vincolante. E mi sento facilmente libero di scivolare in uno stato d’animo distaccato e aperto a ogni suggestione. E’ notevole sentirsi così, perchè subentra in me una grande rilassatezza, una predisposizione alla tranquillità, una decisione di pace, direi, veramente sentita; e vi assicuro che in quei momenti non nutro più avversione per nessuno al mondo, mentre fatti e notizie che poco prima potevano angustiarmi mi appaiono in veste nuova e fondamentalmente privi di importanza.

Poi, gradualmente, man mano che il fumo della mia pipa si espande nell’aria, vedo nitidamente che il suo grigiore soffuso si anima di colori, di impulsi di luce, di movimenti. Non è una cosa immediata, naturalmente; anzi, a volte, devo ricaricare la pipa prima di giungere a questo, ma puntualmente accade che le sensazioni di luci e di suoni che filtrano attraverso lo schermo del fumo prendano gradualmente corpo, definendosi maggiormente, fino a divenire figure in movimento, ambientate, vive. La visione si allarga, si illumina di sole perenne, assume colori estivi, e voi rivivete nel mondo ideale, altrettanto bella e piena di vita come siete ogni giorno, nella realtà. Dopo qualche istante di attesa, e all’inizio sempre un po’ timoroso, lo confesso, io vi sono accanto, signora, e vi parlo, vi dico il mio amore, e ritrovo parole mai dette, accenti nobilissimi per ripetervi che vi amo più di ogni altro e che senza di voi non vivrò. Voi vi stupite sempre, signora, e mi guardate con occhi scrutatori all’inizio, poi apparite perplessa, infine mi credete e vi illuminate.

Sì, perchè anche voi mi amate e tra noi corre un meraviglioso legame di comunità di spiriti. A questo punto, spesso, i sogni si differenziano e risentono forse dell’umore mio, o del vostro, così come vi ho vista al Circolo, o forse, chi lo sa, interferisce il fumo della pipa nel quale il nostro mondo si libra. Ho notato, infatti, che una pipa diritta, leggera, molto sobria, di colore nero, determina generalmente un mondo austero, nel quale noi si compare per lo più in abito da sera — siete deliziosa, voi, tutta in bianco — e la vostra mano si concede al mio bacio con movimento piuttosto formale, che se pur non significa meno amore, tuttavia mi induce a una certa rispettosa compassatezza, ad un inchino pieno di riguardo, prima di porgervi il braccio per accompagnarvi in salone, dove una grande orchestra d’archi già scandisce le prime battute del Valzer imperiale di Strauss.

La mia pipa ricurva, da pescatore, suggerisce un mondo pacato, scevro da impegni particolari, ma assorto nella contemplazione della natura, nella coscienza del nostro amore; e noi restiamo a guardare il mare, un mare che ha un po’ un colore da Bretagna e che batte e ribatte su spiagge sconfinate e brulle, dove noi indugiamo a scambiarci poche parole perdute tra lunghi silenzi, ma capaci di un grandissimo contenuto d’amore. Penso che veramente la pipa che scelgo sia capace di influenzare il mio sogno. Questo non sempre, naturalmente, ma a volte accade e l’ho notato soprattutto con la mia pipa bianca, di schiuma, che il tempo e il fumare stanno lentamente indorando. Oso portarla al Circolo pochissime volte, per quanto mi consenta i sogni più belli, e anzi è forse proprio perchè mi dà più felicità di ogni altra che sono restio a impiegarla, così come fa il ricco, che facilmente sborsa biglietti di modesto taglio, ma che parimenti si risente di dover spendere monete di grande valore.

Quando fumo la pipa bianca, signora, noi siamo felici isolani di un’isola tropicale, meravigliosamente verde sotto un cielo profondo, dove campeggia un sole mai visto, che accende di luce il mare davanti a noi. Noi siamo liberi, felici, e ci amiamo, signora, ci amiamo. Se voi conosceste l’enorme forza che si libera dal mio spirito, signora, quando so del vostro amore, forse sapreste farvi strada tra il fumo che mi circonda, nel mio cantuccio al Circolo cittadino, e ritrovarmi nel mondo delle cose, accorgendovi di me, e forse — dico forse — mi vorreste un po’ di bene. Ma voi non la conoscete, signora, e io non saprò mai venire accanto a voi, in mezzo alla sala, in piena luce, dove tutti vi guardano e si fanno felici di vedervi, per dirvi quanto vi amo. Non per questo sono meno felice, però: attendo le sere di riunione, mi armo di una pipa riflessivamente scelta, della mia borsa di tabacco, e vengo al Circolo, come stasera. Vi trovo, vi guardo, accendo la mia pipa. E dopo qualche minuto siamo ancora insieme, felici. E adesso correte lungo la spiaggia, signora, correte sulla rena candida, tra la selva e il mare, correte. Io vi inseguirò e ridendo giocheremo insieme all’agnello e al lupo e voi sarete mia preda felice, signora, perchè vi amo e perchè stasera — con il vostro permesso — la mia pipa è bianca, signora, e di schiuma.

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