Il cavendish: trinciato al rum

Il cavendish: trinciato al rum

Viaggio a ritroso alla scoperta delle origini del cavendish e degli Amphora. L’articolo originale, firmato da Milord, è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°5, novembre 1967).

Il cavendish: trinciato al rum

Anche nell’epoca dei pirati e dei corsari, il problema dei trasporti è sempre stato di grande attualità, specialmente per ciò che riguardava i lunghi viaggi per mare. I collegamenti tra il vecchio ed il nuovo mondo erano disagevoli e costosi, perchè l’unico mezzo era la nave, che in quei tempi non era molto grande (almeno confrontandola con quelle che solcano attualmente gli oceani); di conseguenza, lo spazio a disposizione era scarso. In più, c’era il problema dell’imballaggio a complicare le cose. Le stive dei navigli di legno non erano l’ideale per il trasporto di certa merce, che, esposta alle intemperie e all’acqua salata, si sarebbe irrimediabilmente rovinata. D’altro canto, casse impermeabili non ne esistevano ancora e il problema poteva essere convenientemente risolto solo con l’impiego di barili catramati, dove si trasportava di tutto: dai liquori alla farina, al tabacco.

Il capitano Cavendish, un lupo di mare che con il suo vascello faceva la spola tra l’America e l’Inghilterra, un giorno dovette risolvere una grossa grana. In Virginia, gli avevano affidato un carico di ottimo e delicato tabacco, che doveva essere trasportato senza incidenti nella patria di Shakespeare. Il capitano Cavendish, che probabilmente, ma non ne siamo proprio certi, fumava anche lui la pipa, da bravo uomo di mare con la faccia arsa dal sole, dal vento e dalla salsedine era conscio delle sue responsabilità. Sapeva benissimo che il prezioso carico non poteva essere semplicemente ammonticchiato nella stiva della sua nave, ma che doveva essere, al contrario, custodito in un luogo asciutto. Di barili, al momento, non ne aveva e la partenza non poteva certo essere rimandata. Come fare?

Cavendish, da uomo pratico e abituato a risolvere da solo i suoi problemi, decise di tentare. Scovò da qualche parte un buon numero di barili usati in precedenza per trasportare del rum e se li accapparrò, facendoli riempire di tabacco. Era un rischio, d’accordo. La merce poteva anche avariarsi, ma d’altro canto non c’era al momento una soluzione diversa. O il rischio o la certezza che il carico sarebbe ammuffito in una baracca del porto, in attesa che un’altra nave lo trasportasse in Inghilterra. Il tabacco venne così pigiato nei barili per farcene stare di più, sigillato e caricato sul vascello. La traversata dalla Virginia all’Europa fu lunga e avventurosa. Ci furono le tempeste, i periodi di bonaccia e forse anche il pericolo dei pirati, sempre pronti a balzare su una nave per fare bottino.

Finalmente, il capitano Cavendish arrivò a destinazione. Una volta al sicuro in un porto amico, egli volle togliersi ogni dubbio circa la buona conservazione del tabacco trasportato. Fece aprire un barile e la sua fronte si aggrottò per la preoccupazione. Il tabacco odorava di rum lontano un miglio. «Che sia irrimediabilmente rovinato?», pensò, e intanto ne prese un pizzico con due dita e caricò la pipa. Il profumo, dopotutto, non era male; anzi, era decisamente appetitoso, così insolito. Chissà il sapore! Ma anche il sapore era buono. L’aroma del tabacco non era stato alterato e si sentiva un certo gusto forte e nello stesso tempo delicato che solleticava il palato. Quel tabacco piacque anche a coloro che dovevano comprarlo, tanto che da allora fu fatto appositamente fermentare per un lungo periodo in ambienti saturi di vapore di rum. E la miscela prese il nome dal suo involontario scopritore: Cavendish.

Di tabacchi tipo Cavendish naturalmente ce n’è più d’uno attualmente in commercio, ma quello che detiene il primato di trinciato più esportato nel mondo è senz’altro l’Amphora, che ogni fumatore di pipa conosce molto bene, sia perchè lo fuma da solo, sia perchè è parte insostituibile di una miscela fatta in casa. La storia, la raffinata qualità e la diffusione dell’Amphora sono legate a doppio filo con la storia delle Royal Factories Douwe Egberts, che lo producono. Le origini di questa famosa fabbrica di tabacco risalgono al 1753, quando un mercante del Friesland, che rispondeva al nome di Egberts Douwes, iniziò a commerciare in caffè, tè e tabacco in una piccola bottega del Jorre, in Olanda. L’azienda, dapprima a carattere familiare, prosperò rapidamente. Egberts Douwe si ingrandì, trovò valenti collaboratori e la ditta continuò la sua vita anche quando lui raccomandò l’anima a Dio, sviluppandosi particolarmente dopo la seconda guerra mondiale. 

Oggi, infatti, è la più grande impresa olandese nel settore del caffè, del tè e del tabacco. La ragione di questo successo è piuttosto semplice e si può facilmente immaginare: nessuno degli uomini che nel corso degli anni fu a capo delle Royal Factories Douwe Egberts perse mai l’entusiasmo, la passione e l’impegno di colui che vide nascere praticamente dal niente la fabbrica. E tutti questi sforzi hanno contribuito a migliorare sempre più la qualità del prodotto, che si è guadagnato la fiducia dei consumatori di tutto il mondo. Uffici di vendita vennero aperti nel Belgio ed in Germania, finché si arrivò al 1962, quando la Douwe Egberts diede il via a una propria organizzazione a Copenaghen. Nella crescente espansione del complesso olandese, il tabacco, e l’Amphora in particolare, giocò un ruolo determinante. Oggi, questo Cavendish può essere acquistato in 117 Paesi. Negli USA, in Canada e in Australia, dove il consumo del tabacco è alle stelle, l’Amphora è al primo posto tra i trinciati per pipa importati e nelle altre nazioni sta acquistando sempre più terreno. Questa miscela, molto popolare anche in Italia (l’anno scorso ne sono stati venduti 19.274,700 chilogrammi), è aromatizzata in speciali ambienti di vapore, messa in stampi e pressata in modo tale da formare dei «cakes». Quindi, viene tagliata e sminuzzata. E’ fatta con i più scelti, maturi e ben fermentati tabacchi d’Oltreoceano, invecchiati in recipienti di legno per anni e anni, in condizioni climatiche sub-tropicali. Soltanto dopo questo delicato periodo di fermentazione il trinciato acquista il suo delicato aroma. Poi, naturalmente, c’è il processo di lavorazione, anch’esso lungo e difficile, al termine del quale l’Amphora raggiunge l’ultimo e definitivo stadio di maturazione, caratterizzato da un’inconfondibile leggerezza. Senza inoltrarci nei particolari della fabbricazione vi riveliamo un semplice sistema per accertarsi se la maturazione dell’Amphora è stata condotta a termine come si deve: il tabacco, una volta nei caratteristici pacchetti marrone, deve presentarsi di un bel colore mogano, che è determinato soltanto dal lungo periodo di fermentazione e magazzinaggio.

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