Il bridge e la pipa

Il bridge e la pipa

Il bridge e la pipa: un accostamento storicamente collaudato perchè molti giocatori di bridge, se fumatori, fumano la pipa durante le partite. L’articolo originale, contrassegnato solamente dalle iniziali G.A., è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°6, dicembre 1967).

Il bridge e la pipa

L’accostamento fra la pipa ed il gioco del bridge (link: impara a giocare) è un accostamento, direi, naturale. Infatti, i problemi di gioco che si presentano frequentemente, anche durante una stessa «mano» (smazzata), esigono riflessioni e meditazioni che vogliono un certo tempo. Dinanzi alla scelta fra un «sorpasso» pericoloso ed una «divisione di carte», il giocatore che può estrarre la pipa, caricarla ed accenderla, riempie un tempo di attesa per lui meditativo, che diventa meno noioso per gli avversari che lo vedono pensare. E nello stesso tempo offre l’argomento ad osservazioni sulla qualità del tabacco, della miscela, del genere di pipa. Insomma, ci si rilassa e si evita una pausa troppo lunga, quasi una frattura nel gioco che può, ripetendosi, trasformarsi anche in una autentica frattura fra i giocatori. 

Una simile tensione, con una pausa vuota d’attività marginali, come quella richiesta dall’accendere una pipa, è indubbiamente dura e poco amichevole. La fumata, quasi come il calumet della pace degli indiani, reca un senso di morbidezza pacifica e di cordialità. Non tutti gli italiani, fumatori o no, sanno che l’Italia è campione del mondo di bridge da sette anni consecutivi. Nei Paesi ad alto livello civile il bridge è considerato uno sport e le notizie attinenti i massimi campionati, i più recenti dei quali (nel momento in cui scrivo) si sono svolti nel 1966 a Saint Vincent e nel 1965 a New York, appaiono a caratteri di scatola sui maggiori quotidiani ed appassionano oltre un centinaio di milioni di fans dagli U.S.A. al Libano, dall’Argentina all’Inghilterra. Quasi come le notizie sugli incontri di Cassius Clay o sui mondiali di calcio, che tanto dispiacere hanno causato ai tifosi italiani. 

E’ facile un parallelo fra bridge e pipa, in quanto sono due hobby, due attività contenenti un’equa dose di ozio e di lavoro, di regole rituali e di fantasia ed hanno quale misteriosa base comune il risultato di distendere il sistema nervoso. Mentre per i fumatori esistono molti tipi, marche, varietà di pipe e di tabacchi, nel bridge esistono molti sistemi, varie tecniche d’attacco e di difesa, infinite combinazioni legate all’estro ed alla fantasia dei singoli giocatori. Siccome entrambi questi hobbies si prestano a varianti personali, la loro fortuna sarà sempre crescente presso gli italiani, dei quali soddisfano uno dei lati più scoperti: l’individualismo.

L’aspetto sportivo, sia per il bridge, sia per la pipa, prevede gare individuali e a squadre. Per la pipa è praticamente una gara di «surplace», cioè vince chi impiega più tempo a fumare tre grammi di tabacco, ed il recente campionato di lento fumo ha dimostrato quanto siano valide queste competizioni. Come del resto si sono dimostrate validissime quelle di bridge, con tanto di federazione, regolamenti, giudici, eccetera. Come curiosità ricorderò ai lettori che alcuni giocatori di bridge sono ricorsi addirittura a differenti e prestabilite emissioni di fumo per indicare, con astuzia e frode, quei plus valori non comunicabili fra partner, almeno secondo il regolamento. Evidentemente ciò non è legale, ma una volta ammessa per convenzione fra tutti i giocatori di un torneo o di un campionato la validità di queste gherminelle fumatorie, lo sviluppo del gioco (ritornato «legale» per tutti) potrebbe guadagnarne in divertimento. Anche la tecnica del fumatore avrebbe modo di pesare, e sensibilmente, negli sviluppi di gara. Chissà, potrebbe essere un’idea. E allora l’abbinamento pipa e bridge sarebbe davvero perfetto.

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