I misteri di Londra

I misteri di LondraProseguiamo nei racconti di viaggio con una breve istantanea, in quel di Londra, di Franco Venturi. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1991).

I misteri di Londra

Hanno ragione gli inglesi: e, devo proprio ammetterlo, ciò mi costa una gran fatica. Si dice “paese che vai, usanze che trovi”, è vero. Ma noi stupidi presuntuosi non sempre ce lo ricordiamo. Ebbene, mi trovavo a Londra qualche anno fa e vedevo questa massa di gentlemen passarmi accanto con queste pipacce in bocca, fumanti!… Ma che diavolo fumeranno, mi chiedevo! Con ’sto freddo, era inverno, con ’sto vento gelido e imprevedibile, come diavolo faranno a fumare? Per imitazione tentai vari esperimenti, tutti falliti. Così cominciai a fare indagini. Fu Jacques “Jack” Cole, il giornalista della rivista “Tobacco”, a darmi i primi suggerimenti ma restava il fatto che le mie pipe e il mio tabacco non andavano bene appena mettevo il naso fuori dall’uscio di casa (di Londra s’intende!) Poi di colpo presi la drastica decisione di lasciare tutto il mio bagaglio pipario nel cassetto e di uscire senza niente; avrei preso per strada quello che il primo tabaccaio mi offriva.

Così entrai, dopo una lunga passeggiata, nella prima rivendita di giornali, tabacchi e alimentari. Poche pipe, pochi tabacchi per pipa ma tante altre cose. Domandai quale fosse il tabacco più fumato e mi fu dato il Condor ready rubbed, poi del St. Bruno in graziose bustine color crema da poche once e per le pipe potevo servirmi da un espositore di plastica con pezzi dalle otto sterline in su. Non sto a descrivere quale sforzo per scegliere una pipa che somigliasse a qualcosa da tenere in mano (questo almeno per il mio gusto). C’erano Falcon, Hardcastle e Comoy’s, tutte stuccate. Devo essere sincero: con lo stucco non ho un buon rapporto, anzi ho proprio dei veri preconcetti che mi portano a rifiutarlo. Presi la meno peggio, dritta, bocchino in ebanite, lovat, stinta: era una Hardcastle. La scelsi come le avevo viste in giro per la strada; molte dritte, alcune dublin e vecchie. I due tabacchi già li conoscevo ma avevo solo fatto deboli tentativi per fumarli: mi disgustavano. Come aprii il Condor lo sentii bagnato, non umido, proprio bagnato! Caricai la pipa con poche speranze di poterla tenere accesa, anche se qualcosa cominciavo a capire. Mi stavo rendendo conto che il segreto di Pulcinella non era poi tanto lontano. Ricordavo infatti un signore che, dopo aver comprato una reject da Charatan, un tronchetto con stuccature evidentissime, la caricò subito con il Condor e uscì dal negozio fumando. Sarà il vento? Pensai. Proprio così. Feci la stessa cosa: accesi e uscii subito. La pipa partì in quarta. Una bella brace al centro, un bel volume di fumo e via per una fresca passeggiata, tra prati, vetrine, un camposanto, una fermata di bus, un passaggio pedonale che sembrava un baraccone da tiro a segno (il pedone in Gran Bretagna è sacro!) e la mia volgarissima pipa in piena azione. Che goduria! Mi comprai anche una bombetta e un ombrello (la cravatta nera proprio non ce la feci!). Il trench ce l’avevo già. Giornale in tasca (il Corriere, perché l’inglese non lo leggo — almeno sul Times!) ma il forte di tutta la faccenda era la mia pipa, inglese, e il tabacco: quell’odioso e pungentissimo virginia tostato, all’aria aperta, mandava fini aromi e fragranze speziate.

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