I calumet

I calumetAndrea Bizio Gradenigo racconta origine e funzione dei calumet indiani. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1979).

I calumet

Nel n°4 di Smoking del 1978 ho presentato alcune pipe europee (vai all’articolo), ritrovate in Spagna, che taluni vogliono siano di origine romana (pertanto precolombiana, quindi anteriori all’introduzione del tabacco in Europa). Al di là del fatto se sia più o meno attendibile questa ipotesi, resta comunque la realtà che la culla della pipa, intesa quale strumento progettato ed ideato per aspirare il fumo prodotto dalla combustione del tabacco, sia stata l’America. Ho già avuto occasione di parlare di queste pipe dei pellirosse e della loro evoluzione in un precedente articolo (link al testo), trattando delle pipe sepolcrali indiane. Voglio tornare oggi a parlare di altre pipe dei pellirosse (ricordando che queste hanno avuto le più disparate forme e le più diverse evoluzioni, secondo le regioni e le tribù) cercando di sottolineare l’aspetto simbolico e religioso che veniva attribuito dai pellirosse alla pipa ed al fumo. In particolare è sempre restato abbastanza superficiale l’esame dell’uso simbolico del fumo che veniva fatto tra le nazioni indiane durante le riunioni del consiglio dei saggi della tribù e quando la tribù doveva decidere se scendere sul sentiero di guerra, oppure concludere un trattato di pace.

Quando noi, fumatori di pipa, alla sera, seduti comodamente su una poltrona, accendiamo la nostra pipa, restiamo a volte affascinati dal salire sempre diverso delle spirali di fumo, dal formarsi degli anelli di fumo con il movimento vorticoso di particelle minute che salgono verso il soffitto, illuminate dalla luce indiretta di una lampada: ed i nostri pensieri si perdono in quelle ombre, in quelle forme, in quei movimenti impalpabili: è il momento del relax, dell’estasi, della catarsi del fumatore di pipa. Cerchiamo di immaginare adesso che cosa doveva significare quel salire e quel dileguarsi del fumo in una mente primitiva, semplice, quale era quella dei pellirosse: era una immagine misteriosa, rappresentava quasi lo spirito, l’anima dell’uomo, che saliva verso la divinità portando con sé le preghiere e le speranze del Fumatore. Il mezzo per arrivare a questo era la pipa; poiché con la divinità si stabiliva un patto d’onore, un giuramento di fedeltà, la pipa veniva usata per stipulare un qualsiasi contratto: fosse privato (un matrimonio, una compravendita) o fosse pubblico (un trattato di pace, di alleanza, di pascolo, del bestiame con un’altra tribù).

Sul come avvenivano certi cerimoniali, ci può aiutare uno studio compiuto dall’American Bureau of Ethnology compiuto nel secolo scorso sui riti dei pellirosse della pianura, che vivevano cacciando il bufalo in un costante nomadismo seguendo le migrazioni degli animali verso nuovi pascoli. La razza degli Omaha viveva in grandi tribù che nella loro ricerca di nuovi territori di pascolo e di caccia, minacciavano continuamente le tribù che abitavano i territori attraversati. Gli Omaha pertanto erano diventati particolarmente abili sia ad essere combattivi, sia a stipulare perfezionati trattati di pace e di alleanza. Sotto questo profilo, la razza degli Omaha poteva dividersi in due gruppi contrapposti, quello degli «Uomini del Cielo» e quello degli «Uomini della Terra»: gli «Uomini del Cielo» rappresentavano il principio paterno, o elemento positivo della vita, mentre gli altri erano il principio materno, cioè contrapposto, quindi l’elemento negativo. Le due forze contrapposte, che ritroviamo anche nella cultura orientale, si estrinsecano, oltre che in tutte le forme della loro vita (abitudini di caccia, cerimoniale, ecc.) anche nel fatto che avevano due diverse pipe sacre, che dovevano essere conservate sempre assieme: la pipa della pace e la pipa della guerra; è interessante notare il principio, noto anche nelle civiltà orientali, delle due forze contrapposte, che solo se unite assieme si equilibrano a vicenda, dando origine alla vita. Importante era considerato il compito di custodire le due pipe e di presiedere al cerimoniale per il loro riempimento: vi si dedicavano due anziani del consiglio della tribù. Il custode deponeva le pipe ai piedi dei capi della tribù, che le prendevano e le consegnavano al cerimoniere: questi le caricava e le preparava per l’uso pronunciando alcune parole rituali. Le pipe, pronte per essere fumate, davano autorità alle decisioni che venivano prese dal consiglio perché attraverso il fumo le decisioni raggiungevano la divinità. Le pipe in questo caso venivano passate attraverso il gruppo, una in senso orario, l’altra nel senso opposto: era il custode ed un suo assistente a prendere la pipa da un capo e passarla al suo vicino; se la pipa cadeva, o succedeva qualche altro contrattempo, questo fatto veniva considerato nefasto, ed il responsabile veniva punito con la morte.

Mentre le pipe della guerra della nazione indiana della pianura erano lisce, senza disegni o decorazioni sul fornello e sul cannello, quelle della pace erano decorate nel cannello con intagli e abbellite con piume di uccelli e, a volte, con ciocche di peli di animali (bisonti, code di castoro). Le decorazioni non erano messe a caso: la sequenza in cui erano distribuite le penne, le piume e i peli rispettavano un preciso codice, per cui si poteva riconoscere la tribù a cui apparteneva la pipa e le sue intenzioni. A volte infatti la pipa poteva servire da passaporto (o da lasciapassare) per un messaggero che doveva attraversare territori ostili.

A questo proposito c’è chi sostiene (Alfred Dunhill) che la diffusione del fumo tra i primi esploratori europei in America sia nata più che dalla curiosità di provare questo nuovo piacere, dalla necessità di avere un salvacondotto nell’attraversare le varie regioni. Ed effettivamente il frate francescano Hennepin, di origine vallona o lussemburghese, e Robert Cavelier, più noto come La Salle, viaggiarono a lungo nelle regioni del Mississipi e dei Grandi Laghi riuscendo, servendosi di una di queste pipe, a divenire perfino amici dei pellirosse Irochesi. Il frate Hennepin raccontò che per gli indiani, di cui incontrò con La Salle diverse tribù, aveva una specie di bandiera bianca sotto forma di calumet della pace che gli era stato dato dai Puteatami: una bella pietra rossa ben lucidata, con un cannello lungo sessanta centimetri, che bastava presentare per far capire che si veniva a fumare da amici. Tuttavia devo osservare che quando il frate Hennepin e La Salle si servivano della pipa della pace come salvacondotto, era già trascorso almeno un secolo da quando il fumo si era diffuso largamente in Europa, e pertanto dubito della plausibilità dell’ipotesi di Dunhill. 

Devo aggiungere che il cannello delle pipe, sia della pace che di guerra, sono delle forme più diverse, secondo il periodo cui appartengono e secondo la popolazione che le usava, ed è molto difficile con la nostra cultura europea penetrare nel significato di questi simboli e della sequenza con cui sono disposti: alcuni cannelli sono fatti con un semplice rametto di frassino, cui è stato tolto il midollo, altri erano più elaborati, ad esempio piatti (a sezione rettangolare) molto sottili, con disegnate le testimonianze di eroiche imprese di caccia e di guerra della tribù. George Catlin, che visitò gli indiani del bacino del Missouri all’inizio del 19° secolo, prima che gli emigrati europei si spingessero così ad ovest, ci ha lasciato degli splendidi disegni di queste pipe, con relativi cannelli, ed alcune descrizioni, come questa che riporto da Dunhill: «La pipa di Mah-to-toh-pa (il nome proprio del proprietario della pipa) era stata ingegnosamente ricavata da steatite rossa (un tipo di pietra che fu anche chiamata, in onore a Cattin, catlinite), il cannello, della lunghezza di tre piedi, era stato ricavato da un ramo di frassino: circa metà della lunghezza era stata decorata con una sottile treccia di porcospino, lavorata cosi meravigliosamente da rappresentare delle figure di uomini e di animali. Era stata inoltre ornata con piume di picchio e peli della coda di un bufalo bianco. La parte inferiore del cannello era stata dipinta di rosso, e sul bordo Mah-to-toh-pa incideva ogni anno una tacca, a ricordo della sua vita».

Dentro le cave, da cui veniva ricavata la catlinite, e nelle loro vicinanze, non si poteva stare armati e Catlin osservò guerrieri di tribù nemiche lavorare fianco a fianco per estrarre il materiale che sarebbe servito per fabbricare le pipe. Le cave erano un luogo sacro per gli indiani della pianura, perché, racconta la leggenda, in un tempo molto antico il Grande Spirito radunò qui tutte le genti pellirosse e, presa una roccia, ne fece una pipa enorme, che fumò soffiando il fumo verso i quattro punti cardinali. Quindi disse alle tribù: «questa pietra è rossa come la vostra carne, appartiene a tutti voi: fatene pipe, mazze, coltelli». L’invasione della tribù Dakota che si appropriò di quel luogo, impedendo alle altre popolazioni di rifornirsi di catlinite, e l’arrivo successivo degli europei, segnarono la fine del calumet in pietra rossa, e negli ultimi anni, prima che i pellirosse fossero sistematicamente annientati dai colonizzatori, non venivano più fabbricate le pipe della pace e della guerra. Restarono, ancora per qualche decennio, i cannelli di quelle pipe, che portavano i segni distintivi della tribù e le imprese di quegli uomini coraggiosi e liberi che dovettero arrendersi all’incalzare delle giacche blu.

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