Homo Pipans

Homo PipansTra il serio ed il faceto Giuseppe Pluchino pubblica il testo che segue; una sorta d’invito-manifesto all’incontro con la pipa. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1988).

Homo Pipans

Dicono che l’HOMO SAPIENS sia l’ultimo stadio dell’essere uomo, per arrivare al quale pare che abbia compiuto, in un periodo di qualche milione di anni, la più entusiasmante scalata della natura dal più infimo stato animale a tale vertice: si nutrì di insetti, bacche e radici salendo e scendendo dagli alberi alla ricerca del suo habitat e sopravvisse a profonde mutazioni ambientali ed a catastrofi naturali ricorrendo persino al cannibalismo, fino ad imparare a trarre i suoi alimenti a comando, coltivando e allevando ed a procurarsi gli oggetti utili alla sua esistenza inventando e costruendo. Ma in tale corsa verticale sta ora forse sfondando, se non lo ha già fatto, il tetto dell’ovvio e del necessario fino ad arrivare a fare un’arte del superfluo ed una scienza dell’esagerazione e del rischio.

Io sostengo che l’HOMO SAPIENS, come tale sia già andato ben oltre ed oggi sia già HOMO NEUROTICUS (o AEGER-NERVIS) a meno che non sia, per sua fortuna HOMO PIPANS (o PIPA-FUMANS).

Non è questa una mia considerazione di comodo per il fatto solo che io fumo la pipa. La realtà è che oggi l’uomo, nella sua corsa al progresso, ha conoscenze ed avanzate possibilità di calcolo (le nuove matematiche) coadiuvate dai mezzi elettronici e meccanici ed è in grado (e lo fa e pare che ci provi sempre più gusto a farlo) di fabbricarsi la padella dove andrà, quanto prima, a friggere se stesso.

E questo perché si è lasciato travolgere dal suo stesso dinamismo sfrenato che lo ha spinto a fare sempre di più, solo per il gusto di fare e solo perché, in questa sua iperattività non è stato mai più in grado di fermarsi a pensare.

Sì! Pensare! Ma può oggi l’uomo permettersi di pensare? Può oggi permettersi di farlo guardando le stelle o semplicemente il soffitto oppure l’orizzonte magari nebbioso?

Può oggi farlo lontano dalle carte d’ufficio o dai laboratori computerizzati?

Il pensare in tal modo non produrrebbe ricchezza materiale ma solo spirituale e lo spirito ormai non ha più licenza di circolazione soffocato e schiacciato dall’esigenza consumistica, dalla nuova religione del conto in banca o delle azioni in borsa.

Il pensatore isolato è considerato un individuo dispersivo, uno svagato, uno con la «testa tra le nuvole»; è il sicuro cliente del neurologo o dello psicologo o psicanalista se non addirittura dello psichiatra; è insomma un povero malato. Oppure è il Cristo che fu crocifisso dai pagani?

Al pensatore non è permesso vivere un esistenza da uomo tranquillo, in pace con se stesso, gli altri e la natura; è un cattivo esempio e siccome è in minoranza, è facile additarlo come tale.

E poi è sempre quello che, se lo stuzzichi, è capace di dirti la verità nel tirar fuori il marcio dalle cose: vive nel fondo melmoso in una capsula tutta sua e guai a farlo agitare… intorbidirebbe tutto.

Si! Sono pochi! Ma perché sono pochi? Ma come è possibile concentrarsi per dar modo al cervello di elaborare le idee, di riflettere, di giudicare se stesso e gli altri, di cercare una soluzione, di soppesare il pro ed il contro delle cose quando di là rimbomba il televisore, canta la lavastoviglie o la lavatrice e sopra scalpitano i bambini e si lamenta la lucidatrice, sotto esplode l’HI-FI e per la via impazza la guerriglia urbana a colpi di tubi di scappamento?

Sì! Uno può fuggire durante i WEEK-END verso l’angolo solitario di campagna, ma quel silenzio sarà un fastidio per il suo timpano ormai abituato al fracasso. E’ come rinfrescarsi il viso immergendolo nell’acqua: dopo qualche secondo hai già la sensazione di affogare. Una volta c’era tempo e modo di pensare: il contadino lo faceva mentre la bestia lo trasportava sul carro verso il campo o il mercato; lo faceva il nonno davanti al camino quando fuori si sentivano solo gli uccelli e per l’unico cane che abbaiava già era stata emessa sentenza… di calcio sul groppone; lo faceva il pescatore in riva al mare dopo una mattinata di pesca. Ma erano pensieri circoscritti al loro mondo allora troppo limitato. A che poteva servire il pensare se non si poteva risolvere granché, spesso nemmeno il problema del pasto quotidiano, dato che poco o nulla si sapeva né del mondo, né degli uomini, né dei fatti, perché tutto imbrigliato nell’ignoranza delle cose per limiti di cultura o d’informazione o per regole e costumi imposti da regimi tirannici? E come si può oggi pensare ai problemi che sono tanti e noti e di interesse comune quando il mondo che ti circonda e tu stesso sei in un vortice di attività frenetica ed esplosiva?

Già! Ma questo valeva per l’HOMO SAPIENS, vale per l’HOMO NEUROTICUS (o TECNOLOGICUS se si preferisce) ma non certo per l’HOMO PIPANS. Oramai siamo rimasti gli unici a saper riflettere, a saperci estraniare, a saperci concentrare sui perché e sui come anche se attorno divampa… la civiltà.

Sì! C’è quel tizio che si occupa di ecologia e non fuma la pipa. Ma ho il sospetto che sceglie l’argomento solo perché non ha altro da fare e riesce poi a farne un mestiere; o lo fa per motivi politici, per dar fastidio all’avversario al potere; o magari ci si impegna per una diatriba con qualcuno al punto da fame una ripicca. Ma rimane sempre una voce isolata od un piccolo coro di voci bianche in una banda di tromboni e grancasse. Suvvia, HOMO NEUROTICUS, prendi una pipa e siediti in poltrona. Vedrai che il mondo ti si aprirà davanti a mostrar le sue viscere; vedrai che le nebbie si diraderanno ed i fracassi si disciplineranno in melodiose musiche e tu capirai, diagnosticherai, troverai le soluzioni giuste.

Siamo pochi! Questo è il guaio! E sembriamo degli abulici incoscienti che si estraniano per pigrizia. Ma quanta saggezza ne sappiamo trarre; quanta lucidità nelle analisi. Ma a che può servire se poi il dialogo dovremo farlo con mille pazzi da legare? Con mille fumatori nevrotici di sigarette? Con mille che non fumano solo perché non hanno il tempo di fare nemmeno quello? O con mille che non lo fanno perché sanno che fa male ma mangiano e bevono e respirano smog da farli star peggio? Dai retta a me: accresciamo le nostre fila, compra anche tu una pipa e, se non ce l’hai, una poltrona e fuma! Ed anche tu ti innalzerai al più alto vertice dell’essere uomo: HOMO PIPANS.

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