Gruppo di famiglia in un interno

bulldogDopo aver trattato ampiamente le billiard e le sue varianti, Carlo Fabio Canapa – sempre su Smoking (n°4, dicembre 1990) – esamina in questo articolo l’altrettanto ampia e numerosa famiglia delle bulldog. E’ cosa nota che, per questa famiglia di modelli, in realtà non si sia mai trovata univocità delle definizioni e delle nomenclature che variano da produttore a produttore. L’autore dell’articolo non riesce a dirimere l’annosa questione tuttavia offre una panoramica piuttosto completa di tutta la modellistica inerente.

Gruppo di famiglia in un interno
Le Bulldog di Dunhill
In questa immagine quattro esemplari di pipe Dunhill: una bulldog con bocchino pieno (#-104), una con bocchino a sella (#-204), una straight rhodesian (#-117) ed infine una bent bulldog (#-108).

Qualcuno potrebbe anche definirla una strana famiglia; ma se le metti in fila e le guardi di fronte – con gli occhi socchiusi quel tanto che permette di sognare – la sensazione è quella di una famiglia patriarcale del più classico e rigoglioso colonialismo inglese, passata alla storia nelle sfumature ingiallite di una fotografia della fine dell’Ottocento. Un’aristocrazia sana, che ha saputo sconfiggere le febbri tropicali ed ha pragmaticamente imparato a misurarsi con il futuro, senza cullarsi negli allori avvizziti del passato.
Governatore il padre, alto e robusto; la madre avvenente e deliziosa, nonostante, con la sua prorompente rotondità, praticamente rotoli – anziché aggirarsi – tra le tazze di ceramica dipinta a mano del “tea time” quotidiano. Poi i figli: quattro. Due bei maschi, pronti a passare dai campi di polo alle cariche di cavalleria della Light Brigade, per emulare gli eroi di Balaklava. Due femminotte, simpaticamente floride come la mamma, cornice abituale e gradita dei campi di cricket, anche se, in verità, molto meno corteggiate nelle ricorrenti e noiose mondanità serali.
Lui, l’altolocato capofamiglia, si chiama Bulldog, ha la testa a forma di uovo, rastremata nel terzo superiore e tagliata, si potrebbe pensare, dal segno della feluca. Lei, la gentile consorte, si chiama Half Bent Rhodesian, di antica aristocrazia terriera.
Half Bent: la stranezza – cui mi riferivo all’inizio – è soprattuto in ciò, nel fatto che sia considerata genitrice (scusate, fondamentale) una semi curva; mentre la dritta e la curva sono le due figlie che, così, possiamo anche individuare nel nome: rispettivamente Rhodesian e Bent Rhodesian. La gentile signora, poi, è opportuno ricordarlo, ha anche una sorella di una qualche importanza: la chiamano Bull Mose, perché ha il cannello rotondo, mentre quello della moglie del Governatore e dell’intera famiglia è quadrato. Lo sanno tutti, ma tanto vale che lo dica anche io.
M’ero dimenticato dei figli maschi. Assomigliano tanto al padre e lo ricordano anche nel nome; come le sorelle con la madre. Uno si chiama Half Bent Bulldog, l’altro Bulldog Bent Rhodesian, ma tra gli amici è più conosciuto con il nomignolo di “Pug”; come dire “cane-volpe”, in contrasto con il parentado di “cani-toro”. Forse perché, a primo acchito, è meno imponente e più duttile degli altri.

Le bulldog di Castello
In questa immagine quattro esemplari di pipe Castello: una bulldog liscia (#56), una squat bulldog (#54), una bulldog sabbiata con bocchino a sella (#56) ed infine una bent bulldog (#58).

Una bella famiglia. Una famiglia patriarcale del più rigoglioso colonialismo inglese, e quindi, stante la capacità della civiltà vittoriana di imporsi come modello, un esempio imitato internazionalmente. Non a caso troviamo in Francia una consanguinea famiglia Haity ed in Italia la discendenza dei Quadra.
Questo aggettivo usato come cognome tira proprio il collo a tutta la trasposizione e sarà il caso, magari, di provare a fare le persone serie, fingendo di non essere solo appassionati ma, addirittura, competenti (sic!). La storia della famiglia, però, non è del tutto casuale; perché qualcuno considera le bulldog e le rhodesian come due tipi diversi, mentre sembra proprio che per la tradizione inglese (pipariamente dominante, come è praticamente incontestabile) la rhodesian semicurva sia proprio il modello fondamentale, parallelo alla bulldog dritta; mentre la quadra curva è solo una variante, come lo è la rhodesian dritta. Ad avvalorare tale teoria, peraltro, vale la constatazione che la quadra curva è essenzialmente un ibrido, perché se non ha la testa bassa e tozza come la rhodesian, ce l’ha, comunque, sensibilmente più bassa della bulldog.
Così come la storia della famiglia, anche il fatto del coloniale inglese non era del tutto casuale. Coloniale, perché bulldog ed eredi sono considerati universalmente almeno sportivi, se non da combattimento. Inglese – e qui mi consento un’interpretazione personale – perché di tutti i modelli mi sembra che la bulldog sia proprio quello più britannico, nel senso che la sua perfetta funzionalità ha una personalità spiccata, ma non raffinata. A voler fare un paragone con lo sport, viene in mente il rugby: robusto anche nella sua correttezza. Non penso, invece, al calcio d’oltre Manica, perché una certa abitudine a definirlo “maschio” mi sembra uno sconfinamento eccessivo nell’arte dell’eufemismo.
La bulldog è un modello decisamente sportivo, ma anche assolutamente sobrio. Essenziale e robusta, non si fa quasi mai troppo male neanche quando cade: basta non gettarla dal terzo piano. Lo stesso bocchino è ben protetto dal cannello quadro e, sovente a sella come è, risulta anche particolarmente elastico. Se non è fatta male, di legno ne ha normalmente molto e per bruciarla ci vuole una determinazione ben precisa; tanto più che il fornello, sempre conico, aiuta per una combustione regolare. Senza dire del legno della rhodesian, che è tanto da proporre un solo dilemma: se per caso non possa essere considerata un’arma impropria. Anche con questo uso, comunque, non si romperebbe.

peterson bulldog
Nell’immagine quattro pipe Peterson: i modelli diritti #150 e #XL21 e quelli semi curvi #80s e #999.

Battute a parte, la stirpe bulldog è eccezionalmente ben fumabile ed il possibile eccessivo peso del legno è ampiamente bilanciato dal fatto che è quasi sempre abbastanza raccolta e spesso, soprattutto nelle rhodesian, semi curva. Si tiene bene in bocca e, quindi, si fuma bene in movimento: per questo, oltre che per le linee della sua forma, è giustamente considerata una sportiva. Una pipa da esterni. E’ estremamente diffusa. Non c’è fabbrica o artigiano, credo, che non l’abbia inclusa nella propria produzione; anche perché consente un’infinita e significativa possibilità di variazioni senza dover ricorrere a troppi sforzi di fantasia. Può divenire, così, anche la gioia dei collezionisti. Oltretutto capita di frequente di trovarne di belle, perché la forma a uovo, la rastrematura in alto, il cannello quadrato consentono di evidenziare le caratteristiche della radica, nel delizioso contrasto tra fiammatura ed occhio di pernice. In certi casi, poi, aprendola un po’ ed allungando il cannello, riesce anche ad essere elegante e sofisticata nella sua sinuosità. Ed è amica dei produttori, perché se la radica ha qualche imperfezione è possibile giocare il contrasto tra sabbiatura e lucida levigatezza, approfittando del taglio base della rastrematura. Dovrebbe anche essere amica, così, dei compratori, perché, se il mondo funzionasse sempre nel verso giusto, gli darebbe la possibilità di acquisire un bel pezzo a cifre sufficientemente contenute. Una famiglia bella ed anche interessante, allora, quella dei Bulldog Rhodesian. Classica, ma ancora tutta da scoprire nelle infinite possibilità che offre. Per me sono le pipe più belle. Anzi, le pipe più pipe. Si era capito?

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