Taglio

taglio
Fonte immagine: internet.

In un trinciato per pipa il taglio è fattore fondamentale per la combustione, ma influenza anche gusto e aroma, oltre a rispondere ad esigenze pratiche di confezione e d’uso. Si ottiene, secondo i casi, con strumenti rotanti o a ghigliottina (più raramente, con battitura). Tra i molti tipi, tentiamo di raggruppare quelli affini, con l’avvertenza che le denominazioni cambiano da paese a paese e, spesso, anche fra i produttori di uno stesso paese, che è sempre più diffusa la mescolanza, nel medesimo trinciato, di vari tipi di tagli.

Un primo gruppo comprende i trinciati ottenuti da foglie non pressate, tagliate singolarmente o a piccoli fascetti. Si potrebbe dire che questi sono i veri e propri trinciati. Si presentano in varie forme, filamenti, striscioline, pezzetti, frammenti. Dopo il taglio sono trattati con il calore e in qualche caso sottoposti a torrefazione. Filamenti o strisce hanno larghezze che variano a meno di uno fino a tre millimetri. Quelli più sottili bruciano più in fretta e tendono anche a seccare rapidamente (sconsigliati ai principianti). Al di sotto del millimetro si usano più propriamente per sigarette a mano. Il formato base si chiama shag o long cut, quello più largo ribbon e quello più sottile fine cut. C’è anche un Cavendish cut di larghezza media, ora molto diffuso (si parla di taglio, non di metodo di lavorazione); i frammenti hanno superfici fra i tre e i cinque millimetri quadrati.

Il secondo gruppo è quello dei trinciati che risultano da foglie pressate. Con pressioni che arrivano fino a valori di una tonnellata (e oltre) per centimetro quadrato, le foglie escono dalle presse modellatrici in forma di “pani”, grossi parallelepipedi compatti. Dopo breve fermentazione e nuovo passaggio in presse idrauliche, fredde o scaldate con vapore (pressione e calore determinano il colore finale della miscela) i “pani” sono tagliati in mattonelle e queste a loro volta, per l’altro verso, in fettine. Naturalmente, le foglie erano state in precedenza miscelate e sottoposte a concia. Questi trinciati vanno in genere sotto il nome di Flakes, ma si usano anche in termini Plug, Bar Tobacco e Sliced Tobacco. Rientra in questo gruppo pure il Navy Cut, che una volta aveva una preparazione diversa. Una variante è il Crushed Cut. Molto diffuso in America il Granulated, con fiocchi di forma irregolare ottenuti dai “pani” con un procedimento di taglio particolare detto cross cut. Varianti sono il Rough Cut, più pesante, e il Crimp Cut, più piccolo (ma c’è anche un Crimp tagliato in nastri corti che, sottoposti al calore, si arricciano); analogo il Cube Cut. I tabacchi pressati hanno in genere combustione lenta (quindi con fumo fresco), aroma pieno e gusto intenso. Conservano a lungo la loro freschezza. Devono essere più o meno sciolti prima di caricarne la pipa. Sono però sempre più diffusi i Ready rubbed, che sono sciolti prima di essere impacchettati.

Il terzo gruppo comprende un numero più limitato di tabacchi in cui le foglie sono attorcigliate e “filate” in forma di fune. Tipico è il Twist (rotolo, treccia) che durante la lavorazione viene unto esternamente con olio d’oliva e avvolto in un canovaccio per evitare che le spire si appiccichino. Il rotolo, ben legato, è sottoposto per lungo tempo a pressione e a vapore, quindi lasciato fermentare e infine tagliato a rondelle. Analogo è il Roll. Sono tabacchi robusti, confezionati con un alto tasso di umidità: da 30 a 32 per cento rispetto al 20 che è il tasso medio dei pressati e al 17 dei trinciati. Le varianti Curly Cut e Spun Cut, più raffinate, sono fatte con due foglie diverse come “ripieno” e una terza, chiara e leggera, come involucro di rivestimento. Si “filano” a macchina con una corrente di aria calda, poi la corda ottenuta è tagliata in dischetti che vengono inscatolati e debbono normalmente essere sciolti per caricarne la pipa.

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