Segheria

segheria
Nell’immagine sacchi con abbozzi e placche di radica.

La segheria è lo stabilimento in cui si raccolgono e si lavorano i ciocchi di radica. In Italia ne restano ormai una dozzina o poco più, in genere piccole, pochissime arrivano a dieci lame. Lame che girano a 1500 giri al minuto, pericolosamente vicine alle mani del segantino che tengono il ciocco da cui devono ricavare placche e abbozzi: nel maggior numero possibile, più grandi e migliori possibile. Il primo compito è “scattivare” il legno, cioè eliminare parti marce e difettose. Lo scarto, notevolissimo, si accumula sotto i piedi del segantino che lavora su un soppalco e si avvale soprattutto del suo colpo d’occhio per valutare la direzione delle fibre e le linee ideali di taglio. Un buon segatore può lavorare in un giorno fino a tre quintali di ciocchi (che sono tenuti al riparo e sempre umidi con frequenti annaffiature) ricavandone un numero di abbozzi variabile secondo la misura, ma mediamente diciotto-venti dozzine. Contrariamente a una diffusa credenza, il legno migliore non si ottiene dal “cuore”, ma dalla groppa del ciocco. Sempre in segheria gli abbozzi vengono bolliti per dodici ore in una grande caldaia di rame (il combustibile è dato dagli scarti): l’acqua bollente scioglie ed elimina la linfa, le resine, il tannino contenuti nel legno. Seguono l’essiccazione e una meticolosa selezione. Le segherie italiane, che lavorano anche per produttori stranieri, si trovano naturalmente nelle zone tipiche di radica che sono già state ricordate.

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