Secco

secco
Nell’immagine alcuni tabacchi da pipa conservati ad umidità costante.

È difficile stabilire il grado di umidità ottimale di un tabacco, anche perché interviene il gusto del fumatore. Ci sono infatti gli amanti dell’umido, dal quale – sostengono – c’è maggiore effusione di aroma e combustione più lenta; e gli amanti del secco. S’intende che secco e umido vanno presi in senso relativo, nell’ambito cioè di quel 14-20 per cento di umidità con cui il tabacco viene confezionato (nella mixture inglese tipica la misura classica è il 17 per cento). Al di sotto di queste percentuali, comunque, il tabacco è troppo secco, quindi brucia troppo rapidamente, dà fumo più caldo, irrita la lingua (il fumo ha anche un maggior contenuto nicotinico, ma per spiegare il fenomeno ci vorrebbe un trattato). Si sa che una combustione regolare e piuttosto lenta permette maggiore sviluppo di essenze aromatiche e regala un gusto più pieno, dolce e rotondo; molti esperti sostengono che questo risultato sia garantito dal taglio grosso con buon grado di umidità. Ma chi preferisce il secco dice, a sua volta, che basta tirar piano per ottenere lo stesso effetto, senza dover sottostare alle difficoltà di tiraggio e alle ripetute riaccensioni cui costringe il trinciato umido. Il tabacco è notoriamente igroscopico, prende umidità in atmosfera umida e la perde in aria secca. Il fenomeno, però, non avviene in un batter d’occhio. Così, se si vuole umidificare un trinciato troppo secco, occorre poi un certo periodo di riposo perché riacquisti morbidezza ed elasticità. Si umidifica con acqua, stendendo il tabacco su un foglio di carta bianca e spruzzandolo (anche con uno spruzzatore da profumo, ma naturalmente che non abbia contenuto essenze odorose, perché il tabacco ha grande attitudine ad impossessarsi di ogni odore).
Nei vasi a tenuta il tabacco si conserva al giusto grado di umidità, specialmente se essi sono dotati di umidificatori (che si acquistano anche separatamente). Una fetta di patata o di mela messa nel vaso, cede umidità al tabacco, ma non tutti ritengono buono questo sistema e comunque bisogna stare attenti a togliere la fetta prima che ammuffisca. Analogo l’impiego di dischi di carta assorbente bagnata.
Il tabacco si secca facilmente nelle buste che servono per l’uso quotidiano, per questo è meglio tenercene quantità limitate. Il tabacco troppo secco tende a sbriciolarsi e a far polvere, che è bene non mettere nel fornello per non trovarsela in bocca. In casi di emergenza – busta quasi vuota con rimasugli – si agita un po’ per far venire alla superficie i frustoli più grossi con i quali si copre il fondo del fornello; poi si mette tutto il resto (ma è sempre una fumata di emergenza). Un trinciato troppo umido si tiene un po’ all’aria. Molti trovano umidità eccessiva nelle mixtures inglesi inscatolate a tenuta; basta lasciare la scatola aperta per una giornata.

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