Schiuma

schiuma
Nell’immagine una pipa in schiuma di mare.

Preziosità di materiale e nobiltà di tradizione meriterebbero un discorso lungo che qui non si può fare. La materia è tutto sommato ancora misteriosa ma comunque non è, come può far credere il nome (Meerschaum, di origine tedesca) schiuma di mare solidificata. È, scientificamente, un minerale, e precisamente silicato idrato di magnesio, detto anche magnesite. Il poetico nome di schiuma di mare può essere venuto dal fatto che, quando è secca, essendo più leggera dell’acqua, galleggia. È stata chiamata anche sepiolite, per l’affinità (solo apparente) con l’osso di seppia. L’origine è incerta, l’ipotesi che sia il risultato dell’azione del tempo su milioni di piccoli molluschi estinti, decomposti nella terra con le loro conchiglie e “fusi” tutti insieme, non è provata. Se ne trova in varie parti del mondo, ma la migliore e, pare, la sola vera, viene dall’Asia Minore. Allo stato naturale il minerale si presenta bianco o bianco-grigio (ma ce n’è anche di colorato) in strati o depositi alluvionali nelle pianure intorno a Sepetdje, un villaggio vicino a Eskichehir, in Anatolia. Ci sono cave e gallerie come in una miniera. Da secoli usata per costruire e modellare, perché molto morbida, solo dopo l’introduzione del tabacco in Europa fu presa in considerazione come materia prima per pipe.
Il materiale è scavato a blocchi e appena esce dal terreno argilloso è tanto tenero da poter essere tagliato con il coltello. I blocchi, ripuliti, vengono lasciati una settimana a essiccarsi e indurirsi, poi sono portati a Eskichehir dove si completa la ripulitura e si provvede al taglio secondo misure prestabilite. Passano quindi in fabbrica per ricavarne, dopo ammorbidimento nell’acqua, il cosiddetto “nodulo” centrale che è il solo a prestarsi per le successive lavorazioni ed è una decima-ventesima parte del blocco originale. È appunto il “nodulo” che viene tagliato e tornito a forma di testa di pipa. Questa testa subisce vari passaggi di smerigliatura e levigatura, quindi è immersa in un bagno di cera d’api bollente che ottura i pori e favorirà, nel corso delle fumate, il processo di imbrunimento. Ultima fase, la lucidatura al bianco di balena. Queste lavorazioni, in gran parte manuali (e questo spiega i costi), sono indispensabili: la schiuma grezza non farebbe che carbonizzarsi e diventerebbe presto infumabile. Associazione tradizionale, il bocchino d’ambra, sempre più spesso oggi sostituito da materiali di imitazione, meno costosi e meno fragili. Una volta pronta, la pipa viaggerà con il suo astuccio imbottito (sempre che si tratti di schiuma autentica, che vale la pena di proteggere).
Facile da lavorare e da modellare, la schiuma ha sempre solleticato la vena artistica. Nel secolo scorso, sua epoca d’oro, centinaia di scultori artigiani a Vienna e a Parigi hanno creato veri e propri capolavori, pipe monumento per le quali si dice che per prima cosa si dovesse indicare al fumatore dove mettere il tabacco. In qualche caso non era neppure necessario, perché si trattava di pure opere di scultura in cui nessuno avrebbe mai fumato. Musei e collezionisti si disputano oggi a colpi di milioni le pipe di schiuma, fra le più quotate quelle scolpite a Parigi nella prima metà dell’Ottocento. Vienna è stata dalla fine del Settecento il principale centro della fabbricazione e del commercio: lo è tuttora, per quel che rimane.
Le origini dell’impiego per le pipe non sono note. C’è la storia del nobile ungherese conte Andrassy, che avrebbe avuto in dono da un sultano di Turchia alcuni blocchi di schiuma. Affidati al calzolaio del conte non si sa bene per quale scopo, uno dei blocchi sarebbe accidentalmente caduto nella cera bollente con quel che segue. Si era verso il 1730. È documentato, invece, che una cinquantina di anni dopo la pipa di schiuma era già ben affermata tra i fumatori più raffinati. Si deve anzi alla schiuma il ritorno in auge della pipa, e quindi del fumo, che per un lungo periodo era stato quasi soppiantato dal fiuto.
La schiuma ha la caratteristica di colorarsi via via, di ricevere un imbrunimento progressivo che la rende più calda e affascinante. Era un motivo di orgoglio ottenere un culottage uniforme e sempre più intenso, ma chi non voleva assoggettarsi a questa opera di pazienza unita a senso d’arte, ricorreva ad anneritori di professione, proprio gente pagata per culotter le pipe. Questi artisti (o forzati) della pipa indossavano guanti di filo bianco, ma certi pezzi di particolare pregio erano racchiusi in astucci dotati di appositi fori che consentivano di fumare senza toccare la schiuma.
Costosa e fragile, la pipa di schiuma ha avuto un declino sempre più accentuato con raffermarsi della radica, più pratica, maneggevole e durevole. Se ne fanno ancora, non più con voluminose e delicate sculture, ma con modelli lineari; e ancora c’è chi le apprezza, considerandole anzi superiori, come resa fumatoria, a quelle di radica. Naturalmente è questione di gusti, ma i grandi fumatori e i possessori di molte pipe hanno anche qualche esemplare di schiuma. La tecnica per fumarle non differisce molto da quella per la radica, esige qualche cautela in più (specie in fase di rodaggio) e qualche accorgimento per la pulizia. È pipa da fumare in casa, con tranquillità, dando la preferenza a tabacchi di tipo naturale, robusti, di grosso taglio. È abbastanza ovvia la considerazione che le miscele oggi fabbricate sono state concepite per la radica e quindi danno il meglio in pipe di questa materia; in qualche modo, per la schiuma, bisogna tornare indietro, ed ecco appunto il suggerimento di orientarsi verso tabacchi poco elaborati. La schiuma ne trae fumo abbastanza dolce e fresco. Nell’acquisto di una pipa di schiuma occorre stare attenti ai falsi, alle imitazioni. La più diffusa è la magnesite artificiale, composta di caseina, magnesia calcinata, ossido di zinco e cascami di schiuma di qualità inferiore. Gli stessi cascami vengono a volte ridotti in polvere che è poi impastata con sostanze collose. Si usano anche varie miscele di materie silicee e magnesiache, pare persino di gusci d’uovo ridotti in pasta. Nella stessa Turchia le pipe più comuni sono fatte con l’“orosile di Costantinopoli”, che non ha niente a che vedere con la schiuma autentica. Un ultimo cenno merita l’impiego della schiuma come rivestimento interno di fornelli d’altra materia, radica compresa. Anche ammesso che si tratti di vera schiuma, queste pipe sono considerate dai buoni fumatori degli ibridi di cui si può fare a meno (ma è sempre questione di gusti). Con l’eccezione della Calabash che ha un suo carattere speciale.

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