Salute

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Fonte immagine: internet.

Noi non diciamo che pipa e sigaro fanno bene alla salute, anche se saremmo tentati di dirlo. Sosteniamo che fanno meno male, molto meno male, delle sigarette. E lo confermano fior di medici e di organismi sanitari. Anche di recente alcune ricerche hanno sottolineato che il danno maggiore viene dalla combustione della carta. Sugli effetti dannosi del fumo e del tabacco in generale c’è un’intensa e varia letteratura che risale al ’500, quando il tabacco fu introdotto in Europa. E veramente allora, e per parecchio tempo dopo, fu largamente diffuso il suo uso medicinale, non solo sotto forma di polvere, ma anche appunto come fumo. Lo si considerava rimedio efficace contro un lungo elenco di malanni, dall’emicrania alla stitichezza. Oggi, ovviamente, nessun medico si sognerebbe di prescriverlo e invece stiamo assistendo a una vera e propria crociata antifumo che assume spesso toni da terrorismo. C’è un momento preciso in cui il problema tabacco-salute esplode e conquista le prime pagine dei giornali: è la pubblicazione, nel 1964, del cosiddetto Rapporto Terry, cioè dal primo “United States Surgeon General’s Report”. Quel terrificante documento dà la stura a infinite controversie ancor oggi molto vive e ha, tra gli altri effetti, quello di provocare un incredibile numero di conversioni, una vera e propria corsa alla pipa che, in una certa misura, viene “assolta” dal rapporto stesso. La corsa non è durata, come prova il fatto che l’abitudine alla pipa è in costante calo un po’ dovunque; ma l’assoluzione, sia pure parziale, ha avuto successivamente ripetute conferme. Senza entrare in analisi tecnico-scientifiche, ci sono fatti di immediata evidenza anche per i profani a comprovare, se non altro, la minore dannosità di pipa e sigaro. Non si brucia carta. Il fumo non viene inalato, “mandato giù” nei polmoni e nei bronchi. Il fumo della sigaretta è più ricco di ossido di carbonio (molto dannoso). Le voraci boccate che si danno alla sigaretta fanno arrivare alla bocca e poi giù, un fumo carico e caldo; con le tranquille tirate della pipa e del sigaro il fumo arriva più fresco e inoltre deposita, lungo il percorso, un po’ di residui catramosi. I fumatori di sigaretta assorbono nicotina da tre a cinque volte più dei fumatori di pipa; inoltre l’assorbimento avviene in prevalenza attraverso le mucose della bocca (e non attraverso i polmoni) e quindi è più lento. E poi diciamolo: con la pipa si finisce per fumare meno, proprio quantitativamente. Le operazioni per caricarla, pulirla eccetera distolgono dal fumo vero e proprio; e quante volte si tiene la pipa spenta in bocca? Abitudine peraltro da sconsigliare, perché favorisce l’aerofagia se la pipa è vuota e comunque la inumidisce, anche con il solo alito. Meglio dunque tenerla in mano. Aggiungiamo che i tabacchi per pipa e sigaro sono di tipo alcalino: non entriamo in spiegazioni scientifiche, ma anche questo è un elemento di minor danno. Se poi il campo della salute viene esteso alla psiche, come del resto è giusto, allora i vantaggi della pipa risultano ancora più marcati. È provata una sua precisa azione tranquillante, rilassante, distensiva. La sigaretta dà un piacere negativo, nel senso che si soffre quando non si fuma e non si gode quando si fuma; la pipa invece dona un senso di calma e di benessere. Fa anche, con la sua compagnia silenziosa e discreta ma viva, sentire meno soli senza guastare il piacere di una raccolta solitudine. Dire che ha lo stesso effetto di un week-end o di una seduta psicanalitica è forse esagerato, ma una buona, serena pipata è senza dubbio uno “stacco”, un aiuto alla riflessione, cioè a guardare dentro se stessi. Insomma, senza arrivare a definirla “psicoprotesi”, come qualcuno ha fatto con un’espressione che non ci piace, la pipa svolge un’azione psicotonica.

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