Pulizia

pulizia
Nell’immagine la pulizia della pipa.

La pulizia è fondamentale se si vuole che la pipa fumi bene e non puzzi. Finita la fumata, svuotare il fornello dai residui, lavorando delicatamente con il cucchiaino o la spatola del curapipe. Dare un paio di energiche soffiate dal bocchino, quindi passare due o tre volte uno scovolino nel condotto. Tutto questo senza sfilare il bocchino, operazione che non va mai fatta a pipa calda. Una passata di scovolino anche prima della fumata non fa male. Per le pulizie periodiche (c’è chi le fa una volta la settimana, ma dipende da quanto si è usata quella pipa), la pipa va aperta, cioè scomposta nei suoi due elementi che richiedono interventi diversi. Il bocchino si pulisce con scovolini e liquidi solventi; si controlla in controluce che il condotto sia perfettamente pulito e si passa uno scovolino asciutto. Per i bocchini con il condotto molto piccolo, usare l’avvertenza di spingere lo scovolino tenendo le dita molto vicine all’imboccatura, altrimenti si piega e si blocca. (A proposito: quando si passa lo scovolino a pipa intera, può capitare un intoppo: quasi sempre lo si supera ruotando un po’ lo scovolino). Attenzione particolare alle estremità. All’interno dell’imboccatura si forma spesso un po’ di residuo, da rimuovere con l’ago del curapipe per poi asciugare con lo scovolino. Dall’altra parte c’è il perno che normalmente si sporca in abbondanza. Lo si pulisce strofinandolo su un pezzo di carta steso sul tavolo e poi con uno straccetto se necessario inumidito con solvente.
Il cannello è il punto più delicato. Si può pulirlo con scovolino inumidito, magari piegato in due per ottenere maggiore sfregamento sulle pareti; e subito passaggio di scovolino asciutto. All’inizio del cannello, dove c’è l’alloggiamento per il perno del bocchino, si raccolgono di solito residui e poltiglie. Si eliminano lavorando con il curapipe (lama, spatola, cucchiaino, ago) e poi intervenendo con lo scovolino, ma anche con straccetto e carota di carta. Può capitare che lo scovolino, anche doppiato, non riesca a liberare il cannello dai depositi. Si può intervenire allora con l’ago del curapipe (se il cannello è corto) o con uno stecchetto o con un’asticciola di metallo: con delicatezza, per evitare di scalfire il legno, si spinge la poltiglia fin sul fondo del fornello, dove si formerà una pallottolina che poi si estrae con facilità.
Per quanto riguarda il fornello, se non è necessario rimuovere la crosta di carbone, la pulizia si riduce all’eliminazione di briciole e frammenti con il raschietto (o spatola) del curapipe. Lo si passa sulle pareti e (con maggior cautela) sul fondo. Per togliere lo strato appiccicoso che spesso si forma sull’orlo, basta strofinarlo su un pezzo di carta di giornale.
Le operazioni di pulizia possono avere il poco piacevole risvolto di macchiare e bagnare il legno esterno, ma è sufficiente un po’ di attenzione per evitarlo. E la stessa pulizia si completa con una buona lucidata di testa e cannello (del bocchino si è già detto) con flanella o panno scamosciato.
Il seguito logico e naturale è che la pipa si asciughi completamente, magari lasciando per qualche tempo all’aria le pipe smontate.

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