Fumo

fumo
Nell’immagine Sir Patrick Moore posa con una pipa a forma di telescopio regalatagli per essere stato “Pipe Smoker of The Year” nel 1984.

Il tabacco si consuma lentamente senza produzione di fiamma, ma con sviluppo di notevole calore: nel fornello di una pipa accesa ci sono 800-900 gradi. Il fumatore mantiene la combustione tirando di tanto in tanto. Gli arriva così alla bocca quello che gli studiosi chiamano la “corrente principale di fumo”. Poi c’è un fumo detto accessorio, quello che si alza nelle pause fra una tirata e l’altra. Il fumo si compone di una “fase gassosa” formata di gas a vapore, e di una “fase colloidale” (di dispersione), formata di sostanze volatilizzate nella zona di ignizione e che si condensano al di sotto dei 300 gradi rendendo appunto visibile il fumo. Il quale pare contenga qualche migliaio di componenti, di cui solo la metà identificati. Più grande è la velocità di aspirazione e più grande è la proporzione di nicotina che passa intatta nel fumo; essa è infatti sottratta all’azione ossidante del fuoco. Il fumo inalato (che cioè scende nei polmoni) provoca un assorbimento di nicotina da quattro a cinque volte superiore a quello del fumo trattenuto soltanto nella cavità boccale. Inoltre l’assorbimento attraverso le mucose della bocca è molto più lento e quindi l’effetto della nicotina è ritardato. I buoni fumatori di pipa fanno qualche nuvoletta al momento dell’accensione, per il resto il fumo quasi non si vede. Così, non si riempiono la bocca, ma vi fanno arrivare solo la quantità necessaria per gustarlo. Per quanto tenui, le volute di fumo sono gradevoli anche all’occhio, per questo è preferibile fumare alla luce piuttosto che in piena oscurità.

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