Cut

cut
Nell’immagine preparazione di una carica di tabacco da un plug.

Cut, in inglese, taglio. Prima generica suddivisione: 1) i trinciati ottenuti dal taglio di una singola foglia o di piccoli fasci temporaneamente messi insieme; 2) i trinciati ottenuti dal taglio di foglie pressate o attorcigliate. Dicendo foglia si intende quasi sempre il lembo, cioè la foglia scostolata e quindi divisa in almeno due parti. Il taglio semplice dei lembi dà come risultato striscioline o filamenti. Si distinguono (oltre che per lunghezza, eventuale arricciatura e altro) soprattutto per la larghezza: si ha così il taglio largo, al di sopra del millimetro (e fino a sei per certi tabacchi speciali) con prevalenza della misura sui due millimetri (che è quella del trinciato Italia); taglio medio, per pipa e sigarette; taglio fine, al di sotto di 0,6 millimetri, adottato esclusivamente per sigarette. Se i filamenti sono molto sottili bruciano più in fretta e bisogna caricarli in scioltezza per evitare che si “impastino”. Rientrano in questo gruppo di tagli il Shag, il Plain Virginia e la stessa celebrata Mixture inglese. Sempre a foglia singola si possono ottenere, con il taglio o con una specie di battitura, frammenti di varia forma che assumono diversi nomi. Uno tipico è il Granulated, diffusissimo negli Stati Uniti; altro classico è il Picadura. Si può parlare di trinciato a scaglie. Spesso il granulare si fa con foglie pressate (e qui entriamo nell’altro grande gruppo); i frammenti sono più spessi e appunto formati da vari strati. Lo si ottiene con un procedimento di taglio speciale (cross cut). Della stessa famiglia il Cube cut, il Rought cut (più pesante e rozzo) e il Crimp cut. Il gruppo dei tabacchi pressati e affettati è numeroso. Con la massa delle foglie (già scostolate, miscelate, conciate) si forma in pressa idraulica un grosso “pane” rettangolare. Lo si sottopone ad altri procedimenti (maturazione, fermentazione) e lo si taglia in barrette che sono poi affettate nell’altro senso. Si ottiene il classico Flake inglese, che gli americani chiamano Sliced Plug o Plug cut. Il Flake è messo in scatola o in busta così com’è, oppure viene preventivamente sciolto: in questo caso il trinciato è detto Ready rubbed (in sostanza, il fabbricante ha fatto quel lavoro di sminuzzamento che normalmente fa il fumatore prima di caricare il Flake). Di questo gruppo fa parte anche il Navy cut. Questo “taglio marinaro” era una volta la dotazione esente da dogana data appunto ai marinai. I quali arrotolavano le foglie come a formare una specie di grosso sigaro, l’avvolgevano in un canovaccio e lo legavano: quando volevano fumare ne staccavano un pezzo, lo sbriciolavano e caricavano la pipa. Oggi però il Navy cut è fatto più o meno come il Flake inglese, con fettuccia lunga e larghezza media di un millimetro e mezzo. I pressati e affettati hanno vari pregi: sono facili da caricare, hanno combustione lenta e quindi fumano fresco, gusto e aroma intensi; si mantengono a lungo umidi. Infine abbiamo i tabacchi lavorati a corda o a treccia. In genere una foglia (o due, di diverso tipo) fa da “ripieno”, un’altra da “involucro” o “fascia”. Il tutto è “filato” a macchina in forma di corda continua. Affettando la corda si ottengono dischetti: Curly cut o Spun cut secondo i tipi. Più rari i Twist, Roll e Negrohead che non sono affettati ma messi in commercio in piccoli rotoli o pezzi avvolti in tela. Il taglio non è solo un fattore estetico o di comodità: gioca un ruolo importante nella qualità del fumo e soprattutto nella combustione. E’ frequente il caso della presenza di tagli diversi nella stessa scatola o busta: i tecnici influiscono così su combustione e facilità di riempimento, ma anche sulla resa della fumata.

Condividi:

« Torna all'indice del glossario

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *