Crosta

crosta
Nell’immagine alcuni fornelli ben puliti di pipe Falcon.

Dimmi che crosta di carbone ha la tua pipa e ti dirò che fumatore sei. E’ un fattore essenziale del buon fumare, anche se non deve essere trasformato in un mito o in un’ossessione. La crosta di carbone che si forma all’interno del fornello non è solo il risultato del legno che (ovviamente) brucia al contatto del tabacco incandescente (se fosse così, a lungo andare tutta la testa si trasformerebbe in carbone, cosa che non avviene). Il legno carbonizzato, diciamo così, è soltanto una piccolissima parte della crosta nera che vediamo formarsi piano piano e che, più che altro, si deposita sulle pareti: è infatti fatta soprattutto dal tabacco bruciato, una specie di matrimonio fra tabacco e fibre legnose. Il rodaggio della pipa, di cui tanto si parla (con esagerazioni) mira essenzialmente alla formazione della crosta. La quale adempie varie funzioni: intanto ripara il legno proprio dalla carbonizzazione; e poi, soprattutto, assorbe umidità e altri prodotti della combustione, con il risultato di rendere il fumo meno bruciante e più rotondo. È importante che la crosta sia uniforme e si depositi su tutta la parete. La parte bassa del focolaio è la più difficile da incrostare. Uniformità vuol dire anche assenza di “buchi”, cioè di zone prive di crosta che favorirebbero le bruciature. Se troppo spessa potrebbe portare a una crepa nella testa. Occorre dunque, di tanto in tanto, ridurre lo spessore (quello ideale va da un millimetro a due per i fornelli più grossi).

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