Ciocco

ciocco
Nell’immagine un ciocco di erica arborea.

Così viene chiamata l’escrescenza legnosa che si forma appena sotto terra nell’apparato radicale dell’Erica Arborea e dalla quale vengono ricavati gli abbozzi per le pipe. Il ciocco è una specie di pallone irregolare, bitorzoluto, un rigonfiamento di cui gli stessi botanici non conoscono esattamente le origini. La sua formazione abnorme è proprio quella che conferisce al suo legno le caratteristiche che lo hanno fatto preferire a tutti i legni per la pipa. Le fibre sono infatti molto legate e compatte, quindi assai resistenti all’azione del fuoco. Il ciocco si presenta con scorza sottile, scabra, di colore rosso bruno o nerastro. Mediamente ha un diametro di una ventina di centimetri e pesa da dieci a quindici chili. Ci sono stati ciocchi eccezionali con mezzo metro di diametro e cinquanta chili di peso. Più sono vecchi (cioè rimasti più tempo sotto terra) e più sono grossi e pesanti, con legno più compatto e forte. E’ difficile che un ciocco con meno di dodici-quindici anni dia buoni risultati. Gli uomini che vanno nei boschi a scavare si chiamano cioccaioli, ed usano per estrarlo un attrezzo detto marrescure. Appena scavato il ciocco, lo liberano delle appendici vegetali, della terra, delle parti cattive. Poi lo coprono subito con terra umida e frasche per evitare che si secchi e si spacchi. Quando se ne sono raccolti un certo numero, muli e autocarri trasportano i ciocchi alla segheria. Qui, in attesa della lavorazione, vengono tenuti al buio e continuamente bagnati per mantenerli freschi e verdi. Passano quindi nelle mani dei segantini che lavorano davanti a una grande lama che gira a 1.500 giri al minuto. Un buon tagliatore può lavorare fino a tre quintali di ciocchi in un giorno, ricavandone venti dozzine di abbozzi (ma oggi che la richiesta è in calo non sono necessarie performances da primato). L’abilità di questi uomini consiste nel cavare dal ciocco il maggior numero di abbozzi, ma cercando che ogni abbozzo sia il più grande e il migliore possibile. La prima operazione è quella di “scattivare” il legno, cioè eliminare il marcio, le fessure, le sacche d’aria ecc. Poi si tratta di individuare, a colpo d’occhio, la direzione delle fibre e le linee di taglio. E infatti in questa fase che, nelle placche (oggi sempre più richieste) e negli abbozzi vengono portati alla luce quei fitti disegni di linee e di nodi che formeranno il “motivo” della pipa. Lo scarto è notevole; i pezzi di legno eliminati e la segatura cadono e vengono raccolti in un ambiente che sta sotto il piano su cui lavorano, gambe penzoloni nel vuoto, i segatori.

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