Artigiano

artigiano
Nell’immagine l’artigiano William Ashton Taylor. Ha lavorato venticinque anni per la Dunhill dove iniziò il tirocinio di pipaio all’età di quindici anni. Nel 1983 ebbe il coraggio di mettersi in proprio.

Per la pipa, Italia e Danimarca hanno senza dubbio il primato per il numero e la qualità degli artigiani. Naturalmente c’è l’artigiano serio e l’artigiano della domenica che ne sfrutta il successo. La pipa artigianale può essere un piccolo capolavoro, ma ci vuole esperienza e occhio per giudicarla. Il principiante farà meglio a orientarsi su pipe di marca nota e apprezzata. C’è poi da dire che anche nelle fabbriche si fa molto lavoro artigianale e che alcune di esse hanno veri e propri settori in cui si producono pezzi unici quasi completamente a mano. Così si definiscono artigianali anche pipe che escono da laboratori con otto, dieci operai. Esiste dunque un po’ di confusione in materia e comunque i confini tra pipa artigianale e pipa industriale non sono del tutto rigidi. Il “fatto a mano”, tanto sbandierato, può uscire dall’industria come dal sottoscala. L’importante è vedere “come” è fatto. La marca impegna il suo prestigio, e questo è sempre una garanzia. Ma, per fortuna, ci sono anche artigiani di poche pipe da considerare con tutto rispetto e addirittura con ammirazione.

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