Il fascino discreto dell’army mounted

army mountedRiporto di seguito un breve articolo di Giorgio Musicò pubblicato su Smoking (n°2, giugno 1987). L’argomento trattato sono le pipe con attacco army mounted e la modellistica, a suo avviso, storicamente più riuscita. Ovviamente in alcune parti risulterà datato ma ci sono alcuni rimandi a modelli storicamente significativi. Anticipo anche che seguirà, prossimamente, un secondo articolo dal titolo “Army all’italiana” in cui – sullo stesso argomento – si darà maggior spazio alle pipe di casa nostra.

Il fascino discreto dell’army mounted

Il primo incontro con Francesco Tenzi risale al 1955. Ero poco più di un ragazzo e lavoravo nella bottega del primo piparo… romano con mansioni di apprendista. La figura longilinea e l’eleganza inneffabile mi ricordava il grande attore inglese David Niven, ma la cosa che più mi colpì in lui, fu la sua pipa che teneva costantemente in bocca. Corta, nera sabbiata, con il bocchino inserito in una oliva d’argento; sul bocchino, al centro, un pallino bianco.

Dunhill bent billiard army mountPoco più che cinquantenne all’epoca. il signor Tenzi, mi raccontò in seguito, che il suo primo acquisto l’aveva fatto giovanissimo a Londra nel 1920, proprio nel negozio di Dunhill. In 35 anni di pipe ne aveva collezionate centinaia (e a tutt’oggi continua a comprarne), le sue preferenze andavano alle army mounted e questo ve lo posso assicurare essendo diventato il suo restauratore di fiducia. “Army Mounted” letteralmente attacco militare – sistema di sicurezza che evita al bocchino la possibilità di rompersi perché inserito ad incastro in una vera di metallo (generalmente in argento) unito al cannello: ho cercato di spiegare in modo tecnico (spero di esserci riuscito) per chiarirne la denominazione. I militari inglesi sparsi nelle colonie dell’impero, grandi fumatori di pipa, avrebbero avuto dei seri problemi (come ne hanno i fumatori moderni, specie con i bocchini metacrilati) se le loro pipe non avessero avuto questo sistema speciale che li salvaguardava dal non perdere la loro preziosa compagna. C’era un altra ragione non meno importante. La possibilità a pipa accesa di poter disinserire il bocchino per scaricare l’umidità provocata dai tabacchi allora in uso.
Ma se lo scopo precipuo per cui è stato ideato riguarda la funzionalità, in tempi di pace e di democrazia… continua ad affascinare i fumatori più sensibili all’estetica e la passione per questo modello, generalmente piccolo e proporzionato, la riscontro su fumatori ed anche fumatrici… con un elevato senso del buon gusto. Oggi a differenza di ieri le army mounted si vedono sempre meno nelle vetrine dei negozi. La loro presenza sul mercato si è molto limitata. Nel catalogo attuale Dunhill presenta solo 4 o 5 esemplari. Pensate che negli anni ’30, il catalogo riportava ben 40 modelli.

Dunhill bulldog army mountedChe meraviglia: la 109, una Bulldog corta di grandezza 3 (che a quel tempo voleva dire la 4 attuale); la 58 (una Mini Maigret) e la 61 (la pipa più amata dalla dott.ssa Gherardini che ha la fortuna di possederla). E tutta la serie delle Prince? Et, Fet, E, Fe… introvabili oggi. Se si pensa all’antiquariato delle pipe, a tutto diritto questi esemplari di 50 anni fa, possono contendere con le ben più prestigiose pipe di schiuma del secolo scorso.

Dunhill billiards army mountedMa non solo la grande Dunhill ha prodotto simili gioielli, Comoy’s (antagonista e concorrente di Dunhill con nulla da invidiarle, anzi in certi casi da preferirsi se non altro per il rapporto qualità-prezzo) e poi Parker, Barling, Loewe, GBD (curioso: Charatan non ne ha mai fatte o perlomeno non ne ho mai viste). Peterson, Grande Pipa, checché ne dicano male per il suo sapore caratteristico aspro, è l’unica a quel che mi risulta a proporre oggi tra le inglesi una Army di notevole eleganza, con pochi modelli ma a prezzo interessante.

Ma ci sono anche gli italiani

E gli Italiani? Solo Savinelli, con la sua lunga tradizione, ha creato negli anni ’60, una serie army mounted di ottima fattura e prezzo interessante. Un modesto consiglio, se mi permette, è l’invito a potenziare la produzione per supplire alla carenza degli inglesi, cercando però d’ispirarsi alla modellistica piccola e proporzionata. Farei torto a Brebbia nel non menzionarlo come costruttore di modelli Army e di ottime pipe di radica, ma viziato come sono dalla modellistica inglese mi riesce difficile appassionarmi alla sua linea. Termino con gli artigiani. Ho visto delle Castello Army molto belle, fortunato chi ne possiede, perché sono molto rare, in un momento di crisi come quello attuale gli artigiani seri ed affermati dovrebbero riconvertire se non del tutto almeno in parte la loro modellistica. Ser Jacopo della Gemma (alias Giancarlo Guidi) ad esempio, sta preparando una linea classica, piccola e leggera che dovrebbe uscire nel prossimo autunno. Sono certo che è la strada giusta ed io ed i miei colleghi venditori potremo finalmente vendere dei prodotti che presentandosi con radica di primissima qualità, come quella che usano gli artigiani italiani, uniscano linea e proporzioni che sono da sempre appannaggio inglese.

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