Espedienti per “fumare la terra”

Espedienti per fumare la terra

Andrea Bizio Gradenigo in “Espedienti per fumare la terra” tratta i molteplici ed ingegnosi modi di fumare la pipa tra le popolazioni più primitive e non solo. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1977).

Espedienti per “fumare la terra”

Pipe di radica, pipe di schiuma, pipe di gesso, di terracotta, di porcellana… Tanti sono i materiali di cui può essere fatta una pipa ma, qualunque sia il materiale usato, fabbricare una pipa non è una operazione di qualche ora, specialmente tra le popolazioni selvagge e primitive: il fornello deve essere intagliato e scavato, il cannello deve essere perforato e adattato al fornello e la parte del bocchino, a contatto con le labbra, deve risultare ben levigata. Di conseguenza il selvaggio primitivo, che ha perduto o rotto la sua pipa, deve spesso attendere a lungo prima di poterla sostituire, specialmente quando il materiale che viene impiegato è difficile da procurarsi. L’ingegnosità dell’uomo crea quindi dei modi alternativi per poter soddisfare al suo bisogno di assumere il tabacco in fumo. Nasce in questo modo una categoria particolare di pipe, che sono però ben lontane dal poter essere paragonate a quelle che noi fumiamo ogni giorno, e che pure assolvono, a volte in modo egregio, al loro compito.

FIGURA 1 -  Pipa fabbricata con una foglia di banano dai Mombuttu (Africa equatoriale).
FIGURA 1 – Pipa fabbricata con una foglia di banano dai Mombuttu (Africa equatoriale).

Queste pipe potrebbero essere denominate, con una espressione usata anche da Alfred Dunhill, pipe di fortuna, di emergenza, o anche “pipe naturali”, in quanto sono costruite con materiali che si trovano in natura e che non subiscono notevoli modificazioni per esser trasformate in strumenti atti a fumare il tabacco. Molto spesso, tra le tribù primitive, in mancanza di pipe, si trovano degli espedienti che, come quello disegnato nella figura 1, consentono in modo egregio di surrogare alla loro mancanza. Il sistema usato è diffuso un po’ dovunque, tra certe popolazioni della Russia orientale come dell’India centrale e dell’Africa equatoriale. All’esempio illustrato (popolazione Mombuttu tra i fiumi Congo e Uelle) fa riferimento il racconto dell’esploratore tedesco Schweinfurth: “Fumano solamente tabacco Virginia e usano pipe primitive veramente pratiche, ricavate dalla venatura centrale di una foglia di banano. La venatura è forata per tutta la sua lunghezza con un ferro appuntito, e presso una estremità è ricavata una piccola apertura nella quale è infilata una foglia della pianta, avvolta a forma di cono, che era stata prima riempita di tabacco. La foglia brucia con il tabacco, e quindi si sostituisce ogni volta che viene fumata la pipa”.

FIGURA 2 -  Pipa esquimese di salice nano (Nord America).
FIGURA 2 – Pipa esquimese di salice nano (Nord America).

L’espediente usato pare che addolcisca il gusto forte del tabacco grezzo e poco lavorato, tanto è vero che le classi più abbienti talvolta fumano in pipe di ferro o di rame costruite in base allo stesso criterio, introducendo nel fornello metallico il cartoccio conico contenente il tabacco. Anche le popolazioni esquimesi delle più remote regioni glaciali del Nord America hanno difficoltà di trovare da sostituire una pipa rotta con una nuova. Il loro intelligente espediente è raffigurato nel disegno 2: si tratta di un rametto di salice nano, comprendente un nodo; il nodo viene vuotato, perché la cavità così ricavata serva da fornello, mentre il fusto è tagliato per metà nel senso della lunghezza per toglierne il midollo. Infine le due parti sono legate assieme con una striscia di cuoio non conciato. Si tratta di uno strumento semplice, in contrasto con le pipe elaborate e raffinate che usano generalmente queste popolazioni. Analogamente avviene nelle regioni tropicali, dove abbondano i bambù: se ne toglie un germoglio unitamente al nodo più grosso che, svuotato, costituisce il fornello, e la pipa è pronta. Tra la popolazione degli Aini, di origine sconosciuta, probabilmente aborigeni in via di estinzione che vivono nelle isole di leso, Sachalin e Cunli, in Giappone, si usa un semplice rametto di betulla, perforato e tagliato in modo da conservare parte del ramo principale, che serve da fornello (vedi figura 3).

FIGURA 3 -  Pipa di betulla della popolazione Aina (Giappone settentrionale).
FIGURA 3 – Pipa di betulla della popolazione Aina (Giappone settentrionale).

I pastori Kirghisi, che appartengono ad una popolazione mongola, di origine turca, che vive tra il Caspio, il Volga e gli Altai, quando si trovano senza pipa, fumano un rozzo strumento ricavato da un osso del ginocchio di una pecora, che era servita al loro gruppo come pranzo. Il midollo è asportato ed il fornello è scavato nell’estremità più grossa dell’osso. Uno degli esempi più macabri di pipa è descritto sempre da Alfred Dunhill: l’esemplare è esposto al Victoria and Albert Museum di Londra ed è ricavato utilizzando il femore di un bambino; il piccolissimo fornello lascia supporre che la pipa fosse stata usata per fumare oppio. La pipa appare molto usata e si è perfino culottata così bene da poter essere scambiata per una schiuma. Non si conosce con precisione quale sia stato l’esatto luogo d’origine, ma si pensa che provenga dalla Cina, da una di quelle tribù aborigene che abitavano le colline meridionali fino ai primi decenni di questo secolo, e che solo tardi furono gradualmente raggiunte e civilizzate dai cinesi. I sacrifici umani, e probabilmente anche il cannibalismo, dovevano essere una pratica costante, per cui procurarsi un osso umano per farne una pipa non doveva costituire un serio problema.

FIGURA 4 -  Pipa fabbricata con una chela di granchio (Cornovaglia).
FIGURA 4 – Pipa fabbricata con una chela di granchio (Cornovaglia).

Non sono solamente i popoli selvaggi a fare uso di materiali provenienti da animali per costruire una pipa di fortuna: la figura 4 mostra uno dei segmenti di una chela di granchio che, levigato grossolanamente l’esterno e tolto il midollo interno, fu forata all’estremità più stretta e poi fumata come fosse una normale pipa da uno sconosciuto pescatore della Cornovaglia. Non si tratta di una novità, poiché gli esploratori del diciassettesimo secolo ricordano di aver visto i Pellerossa della Nuova Scozia fare un uso simile delle chele delle aragoste. Una pipa altrettanto primitiva è quella che ancora oggi, seppure ormai raramente, fumano alcuni vecchi contadini inglesi: la costruiscono loro stessi utilizzando un nodo di radice di ginestra (vedi figura 5). Tornando ai Pellerossa, un altro modo di fumare era ottenuto costruendo un fornello sul suolo argilloso, che veniva raggiunto da una canna cava, che serviva da cannello. Questo espediente rappresenta una delle tante varianti del cosiddetto “fumare la terra”, sistema di fumare che è stato descritto fin dai primi esploratori che avevano avuto modo di vederlo in Asia come in Africa.

FIGURA 5 -  Pipa di radice di ginestra (Inghilterra).
FIGURA 5 – Pipa di radice di ginestra (Inghilterra).

Il “fumare la terra” si trova in due zone del globo ben distinte, dove ha avuto origine e dove tuttora è diffuso tra le tribù meno toccale dalla civiltà coloniale: la prima comprende le steppe erbose od i deserti dell’Asia centrale e occidentale, giungendo all’interno di alcune valli dell’India settentrionale al confine con il Pakistan, mentre l’altra comprende le steppe ed i deserti dì sabbia del Kalahari, nell’Africa meridionale. In entrambe queste regioni il legno costituisce abbastanza una rarità e le popolazioni fanno poco uso di pietra o di terracotta, essendo spesso nomadi. Inoltre i villaggi, i mercati, i bazar dove possono essere acquistate le rare pipe di legno o di terracotta, sono pochi e lontani tra di loro. Per fumare quando sono in marcia, queste tribù ricorrono dunque all’espediente di “fumare la terra”; la variante più semplice è costituita dalla “pipa cava”: quando trovano il terreno adatto, vi scavano un piccolo buco (il fornello) e infilano un bastoncino nel suolo, in posizione obliqua, fino a raggiungere la parte inferiore del fornello. La terra sopra il bastoncino viene premuta con le mani, e quando è abbastanza compatta sfilano il rametto, che lascia un condotto che serve da rudimentale cannello. Il fornello viene riempito di tabacco e le labbra del fumatore si accostano all’ingresso del condotto: per fumare questa “pipa”, il fumatore deve giacere disteso in posizione scomoda con le labbra sulla terra; tuttavia, se dei rilievi del terreno lo rendono possibile, la pipa cava può essere costruita a livello della bocca del fumatore, che in questo modo può stare in piedi; questo sistema fu spesso usato dai soldati indiani, durante la prima guerra mondiale, che, sprovvisti di pipe, usavano i rilievi delle trincee (vedi figura 6).

FIGURA 6 -  “Fumare la terra’’: pipa cava dei soldati indiani durante la prima guerra mondiale.
FIGURA 6 – “Fumare la terra’’: pipa cava dei soldati indiani durante la prima guerra mondiale.

Un modo lievemente diverso di “fumare la terra” è costituito dalla variante “pipa a zolla”, per usare il termine coniato da Alfred Dunhill, chiamata anche “pipa a forno” da Dino Bozzati e Giuseppe Ramazzotti nel loro ormai introvabile “Il libro delle Pipe”: si costruisce un mucchietto di argilla bagnata premendola attorno a della paglia. Un rametto è lasciato conficcato su di un lato ed è tolto, assieme alla paglia, quando l’argilla è asciutta: la paglia in questo modo ha lasciato una cavità, che serve da fornello, mentre il rametto un condotto che serve da cannello. Per le sue piccole dimensioni (a volte ci sono solo cinque centimetri tra la bocca del fumatore ed il fornello) e per il fatto che anche in questo caso il fumatore deve stare disteso per terra, è sempre un sistema molto scomodo per fumare, come dimostra la figura 7.

FIGURA 7 -  “Fumare la terra”: pipa a forno (o a zolla) in uso in Asia e in Sud Africa.
FIGURA 7 – “Fumare la terra”: pipa a forno (o a zolla) in uso in Asia e in Sud Africa.

Tuttavia costituisce un notevole progresso rispetto alla pipa cava, dove il fornello viene scavato nella terra, in quanto, una volta asciutta, la pipa a forno (o a zolla) può essere staccata dal suolo e diventare una pipa portatile. Pur mantenendo le caratteristiche della primitiva pipa a forno, è quasi meritevole del nome di pipa quella raffigurata nel disegno 8, costruita dagli Ottentotti dell’Africa sud-occidentale: simili a questa, costruite con l’identico criterio, sono quelle in argilla non cotta in uso tra le popolazioni del Kashmir, nell’India nordoccidentale e nel Pakistan. “Fumare la terra” è un sistema tuttora usato, soprattutto in Africa, anche nelle zone dove è possibile acquistare pipe più razionali; infatti sia le pipe cave, sia le pipe a forno, costituiscono un mezzo per poter fumare clandestinamente la canapa: è sufficiente infatti calpestare il suolo, per eliminare le tracce di una fumata proibita.

FIGURA 8 -  Pipa in argilla non cotta degli Ottentotti (Africa sud occidentale).
FIGURA 8 – Pipa in argilla non cotta degli Ottentotti (Africa sud occidentale).

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