Elegia allo scovolino!

scovolinoGiorgio Savinelli firma per Smoking (n°2, giugno 1979) il testo che segue andando a ricordare i tempi in cui lo scovolino non era così diffuso come oggi e si ricorreva abitualmente a metodi più rustici per tenere puliti i cannelli ed i bocchini delle pipe.

Elegia allo scovolino

Un cliente che rivolgendosi ad un commesso chiedeva scovolini, che con termine molto efficace anche se improprio, definiva «ruspanti», oltre che un paio di pacchetti a «coda di topo», risvegliò nella mia memoria, ricordi di un tempo lontano, e i miei capelli bianchi, questi ricordi me li consentono, quando la vendita di questo prezioso utensile, era, a causa dei tempi assai più miseri di oggi, piuttosto rara.
Avrete capito che mi riferisco a quei nuovi tipi di scovolini (o spazzolini che dir si voglia), che intrecciati i primi, con sottili fili di naylon, grattano bene l’interno delle pipe, mentre i secondi più spessi da un capo e sottili dall’altro consentono di trainare all’esterno i sedimenti catramosi con grande facilità.
Un tempo, esisteva un solo tipo di scovolo, formato da un sottile fil di ferro, su cui erano fissati morbidissimi fiocchi di cotone, non venivano a causa del costo relativamente elevato, regalati in confezioni omaggio, come avviene oggi quasi sistematicamente, nei negozi specializzati, ma acquistati da quei clienti, la cui locupletezza, consentiva questa forma che allora si considerava quasi colpevole… di spreco!
Ricordo le dure rampogne che un mio vecchio commesso rivolgeva con tono predicatorio a quei clienti che si presentavano in negozio, esibendo una pipa, dove per pulirla, avevano usato le comode e a portata di mano, paglie di saggina della scopa di casa, che però regolarmente si era rotta dentro, otturando la canna, e preannunciando che il possibile disintasamento, poteva provocare la rottura del bocchino o della canna, terminava sempre col dire: «..se proprio non vuole usare i nostri spazzolini, usi almeno le penne di gallina!»
Già, le penne di gallina. Ma allora i polli non si allevavano in batteria e la buona borghesia, poteva concedersi il lusso del pollo, al massimo alla domenica o nelle feste comandate, e non era pertanto una merce tanto a portata di mano.
Eppure erano comode, specie per la canna, un po’ meno per il bocchino: entravano morbide e candide e ne uscivano tutte stazzonate e fradice di catrame, avevano il vantaggio di non costare quasi niente, pulivano abbastanza soddisfacemente, e se ne poteva usare a volontà.
Ci fu un periodo intorno al 1933, che un contadino dell’entroterra ligure, ce ne portava dei mazzetti, già divisi in più sottili e più spesse (per il bocchino e per la canna), tutte bianche o al massimo lievemente marezzate, in parte per usarle noi in negozio, nel lavoro di riparazione e qualche mazzetto anche per regalare ai clienti.
Ma durò poco. Inesorabile il progresso, premiò lo scovolo che in un primo tempo usato con ligure parsimonia, in pochi anni divenne accessorio indispensabile del fumatore.
Le fibre sintetiche, ciniglia ecc. lo resero sottile, e la fantasia dei fabbricanti lo presentarono in vari colori, tanto da indurre molte signore sotto il periodo delle feste a farne incetta per costruire animaletti e oggetti d’arte artigiana.
Oggi insieme ai vari liquidi solventi, sia sotto forma liquida che a spray, lo scovolino è conosciuto e usato dalle nuove generazioni di fumatori, con indifferente abitualità.
Nessuno o quasi ricorre più alle paglie di saggina, anche perché le scope sono costruite in materiale sintetico…, le penne di gallina poi… e chi ci pensa, oggi le massaie il pollo lo acquistano a quarti e comunque sempre spennato… e poi sono molli e svirilizzate dal nuovo tipo di nutrizione!
Ma torniamo agli spazzolini o “pulimboli”, come li definiva un mio amico, per ora il non plus ultra della comodità nettattoria, troveranno mai chi li possa sostituire validamente come è avvenuto per la saggina e per le piume? Ai posteri l’ardua sentenza.

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