E’ un hobby?

Fumare la pipa è un hobby?

Fumare la pipa può essere considerato un hobby? Seguono le considerazioni filologiche di Giovanni A. Vianello. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°1, febbraio 1971).

E’ un hobby?

Ci sorge spesso questo dubbio, riguardante una grossa questione di principio: fumare la pipa può essere considerato un hobby? La questione, che ad alcuno può sembrare retorica, è invece spesso oggetto di appassionanti discussioni e disquisizioni in seno a gruppi di amici pipatori, nei quali il gusto per il sano fumare non sia disgiunto da una vivissima curiosità intellettuale. La disputa passa presto dal terreno semantico della pura terminologia a quello etico e filosofico in senso più generale. Il passo non è lungo, infatti; del definire le parole e le cose e le azioni si occupano un po’ tutte le scienze che indagano i fatti umani e non.

Vediamo intanto che dice il dizionario alla parola «Hobby». Grande Dizionario Garzanti: «passatempo, gioco o qualsiasi altra attività che si svolga al di fuori del proprio lavoro, per ricreare lo spirito, ma con passione viva e talvolta accanita; passione, mania, pallino». Ci sembra un tentativo mal riuscito di tradurre in parole neolatine un concetto intraducibile anglosassone. Nessuna delle parole usate in italiano ha un significato che non comprenda solo un aspetto particolare di quello comprensivo di «hobby». Passatempo, gioco: completamente fuori strada. L’hobby non è un passatempo nè un gioco; è qualcosa di molto più serio ed impegnativo. Solo chi ritiene (e forse a ragione, ma si tratta di una minoranza) che la vita sia tutta un gioco può definire quindi gioco anche un hobby. Passatempo, poi, è vacuo, insulso e del tutto improprio. Infatti è noto che si abbraccia un hobby non per ammazzare del tempo sovrabbondante, bensì per sottrarre del tempo alle attività asfissianti dei lavoro e ai talvolta oppressivi ed esclusivisti affetti familiari.

Il problema del «tempo libero» da ammazzare è un grosso equivoco di certi sociologi o del pubblico poco attento: non si tratta di come far passare il tempo libero, ma di come reperire del tempo libero, cioè ognuno di noi sa (o saprebbe) bene come impiegarlo! Il problema è quindi del tutto travisato da studiosi o chiosatori anormali oppure furbastri. Non ci risulta, infatti, che mai sia stato indetto uno sciopero per sapere dai «padroni» o dai loro illuminati consiglieri «come» impiegare il tempo libero; bensì sono all’ordine del giorno scioperi anche ad oltranza per ottenere riduzioni pur minime — di un’ora o anche solo mezz’ora alla settimana — dell’orario di lavoro per disporre di maggiore tempo libero. Ecco il vero problema dell’uomo d’oggi. Se però passatempo significa più genericamente «un modo per passare il tempo» senza alcun nesso col tempo libero dal lavoro, allora si tratta di una definizione troppo vaga e per niente qualificante, perché in questo caso qualsiasi attività umana diventa un passatempo: bere, mangiare, prendere l’ascensore, litigare, togliersi il cappello, sparare ai benzinai, non rispettare gli stop, evacuare villaggi terremotati o città in via di allagamento, e anche nascere, sposarsi, studiare l’inglese o leggere Solgenitsin in originale, e così via.

Peggio ancora è quando la definizione si inoltra nella precisazione che «qualsiasi altra attività che si svolga all’infuori del proprio lavoro, per ricreare lo spirito, ma con passione viva e talvolta accanita» debba chiamarsi hobby. Così si verrebbe a sapere che uscire con la propria fidanzata o sposa, fare l’amore e addirittura sposarsi e procreare… altro non sono che hobby. Lo stesso però non si può dire per la gastronomia, la caccia, il tifo calcistico, il pugilato ed altre attività, le quali più che altro ritemprano la carne ma sono piuttosto esiziali per lo spirito, anziché ricrearlo. Il Garzanti procede: «passione». Ci risiamo con l’amore che anche se appassionato non ci sembra proprio un hobby, bensì una delle attività fondamentali, se non la principale in assoluto, della vita. E tralascio di proposito altre passioni, come quella secondo S. Matteo di G. S. Bach e quella sublime alla quale essa è ispirata, per non correre il rischio di suscitare pensieri a dir poco blasfemi. «Mania». Non so se la mania di persecuzione oppure quella di grandezza (megalomania) siano degli hobby; può darsi. Però la mania omicida e altri stati maniacali chiaramente patologici e oltretutto pericolosi per la comunità non dovrebbero annoverarsi fra gli hobby. Esiste anche un senso figurato di mania (cleptomania, bibliomania, ecc.) che però comporta sempre, a mio avviso, un tratto spregiativo verso l’attività hobbistica, considerata forse come una malattia da chi non ha un hobby per mancanza di tempo o per anomalia fisica o caratteriale. Una mania che si può però riconoscere sicuramente come hobby è certamente la decalcomania. Ancora: «Pallino». Questo poco serio sinonimo di mania, derivato non si sa come dal diminutivo maschile di palla, richiama forse al gioco del biliardo e perciò, dato che al biliardo si può talvolta giocare anche per hobby, ha qualche addentellato con la nostra parola. Ma il senso patologico connesso anche a «pallino», come idea fissa, monomania, fissazione, altera completamente i suoi rapporti con il significato vero di hobby.

Insomma nel concetto italiano — ben reso nel dizionario suddetto — «hobby» è ancora pur sempre legato alla stramberia, alla malattia mentale, e non esistono parole nè si escogitano espressioni adatte per riprodurre il vero significato della parola inglese. Conosciamo l’etimologia (il cavallo di Robin Hood, ecc.) ma ciò poco ci aiuta, perchè quello che ci interessa è il senso assunto dalla parola col passare del tempo. Molto più preciso (e conciso) l’Oxford Dictionary: «Favourite subject or occupation that is not one’s main business». Quindi si tratta di un soggetto o di una occupazione favoriti: molto bene, siamo sulla strada buona. Chissà perchè il Garzanti – con oltre 100.000 voci! — non si è limitato a tradurre questa chiarissima e semplice definizione? Però attenzione, non dev’essere l’occupazione abituale, principale, altrimenti addio hobby. Di fronte a tanta chiarezza da parte degli inventori della parola in argomento, nessuna vera critica è pensabile. Tutt’al più si potrebbe obiettare che non tutte le occupazioni favorite, escludendo la principale, si possono chiamare hobby.

Il pericolo gravissimo dell’hobby è la sua tendenza a diventare l’occupazione principale. Persone deboli di carattere, con scarso equilibrio, troppo ricche o anche artisti della vita, spesso si lasciano sopraffare dagli hobby e normalmente diventano degli sbandati o tornano bambini; talvolta però riescono a dare una svolta nuova a qualche disciplina e raggiungono fama di risonanza mondiale. Tanto per fare un solo esempio (ma che esempio!) di questi casi eccezionali, Albert Einstein, impiegato in un ufficio brevetti, studiava fisica per hobby… Molto c’è ancora da dire sugli hobby; si possono ancora sviscerare molti aspetti, come quello relativo al fatto che se l’occupazione favorita è quella secondaria, l’occupazione principale diventa sempre più pesante e noiosa e odiosa (tendenza dell’hobby a prendere il sopravvento, vedi sopra), e ciò va a discapito del lavoro. Ovvero, molto più importante, va a discapito del lavoratore, per le tensioni interne che gli sono create dall’antagonismo fra le due o più occupazioni, causa frequentissima di molti disturbi agli organi degli apparati circolatorio, digerente, nervoso, ed altri (per esempio infarti, ulcere, nevrosi e psicosi varie possono ascriversi ai succitati conflitti).

Sarebbe anche interessante classificare gli hobby, ma veniamo invece al dunque, che è ora. Fumare la pipa è un hobby? Direi proprio di no. Lasciamo perdere la non-definzione garzantiana e prendiamo per buona l’ottima oxfordiana. Si tratta di una occupazione favorita e non principale, su questo non c’è dubbio. Ma si tratta pur sempre di fumare, e fumare — sia pure le mefitiche sigarette, come s’intende per lo più nell’accezione comune e popolare — non è mai stato considerato un hobby, tranne forse che nei tempi di Sir Walter Raleigh, ma non dopo la sua morte.

…e Lei, scusi, che hobby ha?

…io? io fumo!

Solo un balordo o un buontempone può dare risposte del genere. Infatti si fuma per bisogno, per cura, per ambizione, per saggezza, per amore, per quieto vivere, per vizio (questo caso solo per le sigarette, ovviamente), ecc. E’ difficile anche chiamarla occupazione, dato che si fuma spesso mentre si fanno altre cose, spesso svolgendo l’attività principale o qualche altra attività secondaria. Fumare lubrifica il cervello e i meccanismi della logica, talvolta anche quelli affettivi, e in questo senso è più opportuno definirla una funzione vitale, un’educazione (fisica e mentale), una medicina. Il fumare la pipa richiede molto più impegno che non le stupide sigarette o i più dignitosi sigari. E’ un fumare elevato e qualificante, che dà certamente soddisfazioni spirituali (cui il Garzanti accennava, però solo come semplici ricreazioni) e acuisce l’intelligenza. L’amore per la pipa e i suoi tabacchi è molto più hobby che il fumarla. Quando poi quest’amore sfocia nel collezionismo, allora siamo nel vero e proprio hobby, di cui il collezionismo in genere è una delle componenti più importanti. 

Il nostro beneamato Direttore, infatti, sa quel che dice quando definisce «Pipa hobby» l’intrattenimento di alcuni romantici pipaioli che sogliono forgiare da sé l’amato fornello ricavandolo da blocchetti di radica appositamente predisposti da compiacenti fornitori. Se il fumar la pipa fosse un hobby, l’espressione «Pipa hobby» riferita solo all’intaglio e lavorazione artigianale casalinga della radica ingenererebbe enorme confusione. Invece, dato che si può accudire a quasi qualsiasi hobby fumando la pipa, e quindi anche sbozzare e lavorar di fino blocchetti e ciocchi di radica tenendo una pipa in bocca, e inoltre quasi qualsiasi altra attività, sia principale che secondaria, può essere svolta fumando contemporaneamente la pipa, che anzi coadiuva sempre e facilita ogni compito, non mi sembra si possa parlare di hobby del pipare. Se di hobby qualcuno volesse parlare, egli dovrebbe aprire un capitolo tutto nuovo nella sistematica degli hobby stessi, al quale ascrivere una occupazione continuata e contemporanea di molte altre, con funzioni molteplici a livello psichico, fisiologico, onirico, ecc. Non mi sembra pertanto possibile, allo stato attuale delle cose, estendere la definizione di hobby all’attività pipaiola che non riguardi strettamente ed esclusivamente il collezionismo, lo studio della pipa oppure la trasformazione in proprio di un pezzetto di radica in un fornello originale e pezzo unico, a soddisfazione del costruttore e della persona a cui l’opera viene destinata.

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