Dio salvi la pipa

Dio salvi la pipa“Dio salvi la pipa”: breve editoriale della rivista Smoking dedicato alle nobili origini delle pipe Charatan. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista stessa (n°1, marzo 1991).

Dio salvi la pipa

Tra le “famiglie” di pipe Made in England importate in Italia da Basciano, un posto d’onore spetta senza dubbio alla Charatan. Ci è sembrato interessante scavare nel passato di questa antica dinastia, per comprendere come essa abbia potuto imporre al mercato internazionale i suoi prodotti in modo così duraturo. I rari documenti parlano di un leggendario Frederick Charatan, che avrebbe fondato la prestigiosa marca a Londra, nel 1863 ed avrebbe lasciato il neonato “impero” nelle mani del figlio Reuben. A fornirci un interessante documento su quest’ultimo è Alberto Paronelli (link all’articolo: Alberto Paronelli). Si tratta di un articolo apparso nel 1937 sul quotidiano inglese “Star”, in cui campeggia la foto di un fumatore che si fa chiamare Henry, ma che è invece l’ancor giovane Reuben Charatan. Il giornalista, tale John Pope, ce lo descrive con uno stile tra il misterioso e l’ironico, pregno di quella carica universale tipica della cultura anglosassone.

Leggiamo direttamente le sue parole: “Incontro l’uomo — dice Pope — che ha speso la sua vita alla ricerca della perfezione. Due occhi brillanti con occhiali in oro, poggiati su un naso inquisitore, specchio di migliaia di sterline in pronto cassa. Il suo nome non è Henry, ma è stata fatta una scelta di discrezione…” Ed ancora: “Se lo si seguisse dalla sua dimora nell’Essex al suo laboratorio a Minories, vicino al Tower Bridge, molto probabilmente lo si scambierebbe per un uomo d’affari, per il suo aspetto serio ed il suo vestire appropriato. Ma una volta aperto il saliscendi, quando scompare nel suo laboratorio, diventa un’altra persona”. Come accenna Pope, siamo sulle tracce di un uomo che ha fatto la storia della pipa, la cui stessa immagine suggerisce gli “odori ricchi ed intensi degli oli e della radica”. ‘Mister Henry’ si appresta a fare una pipa a mano per il suo osservatore stupito: “… ha una coscienza istintiva del legame tra arte e tecnica, uno stupefacente istinto espressivo ed una forte carica d’avanguardia”.

Fu infatti il giovane Charatan ad utilizzare per primo l’elettricità per produrre le sue pipe, tratte da una radica che, stando alle affermazioni di Pope, faceva venire dalla Nigeria e che — accettiamolo col beneficio del dubbio — faceva sì che divenissero in breve le pipe preferite del duca di Windsor, del primo ministro Baldwin e del Re in persona. Il filo del nostro documento corre tra favola e verità (ma non è forse questo il fascino dei vecchi documenti?): Pope cita addirittura una frase del Re d’Inghilterra, alla vigilia dello scoppio del secondo conflitto mondiale: “Sua Maestà dice che l’arte della pipa andrebbe messa al riparo da ogni possibile o eventuale calamità”. Ma qualche massima, velata da egocentrismo, ce la regala anche lo stesso Reuben Charatan a conclusione dell’articolo: “Se un popolo giovane non ha una chiesa e spende la gran parte del suo tempo nel piacere più che nel lavoro, sarebbe meglio che si dedicasse di più ai miei prodotti”. L’allusione è chiara: fumare la pipa non è un vizio, ma una virtù. Alla morte dell’appassionato Reuben, la Charatan passerà nelle mani del gruppo Lane che, approfittando di un periodo favorevole del mercato, rilancerà il prodotto, creando per l’occasione una nuova fabbrica, sempre nei pressi del Tower Bridge. Sarà qui, un secolo dopo, che Basciano (link all’articolo: Giuseppe Basciano, tutti i segreti dell’uomo delle Charatan’s) si innamorerà delle pipe prodotte dal primo vero innovatore del dopoguerra e le importerà in Italia, dandogli una mano a diventare famose ed indimenticabili.

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