Della scelta

Della scelta

Gianmassimo Zuccari descrive le principali variabili da considerare durante la scelta di una nuova pipa. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1979).

Della scelta

L’acquisto di un pacchetto di sigarette non comporta nessun problema. Spesso, se si conosce il tabaccaio, basta porgere la somma di denaro, ritirare la merce ed il rapporto umano si esaurisce in un breve sorriso di circostanza. La scelta della marca normalmente è dovuta a mera abitudine, addirittura visiva ai colori della confezione. Ben altrimenti impegnativa è la scelta di una pipa. Mettiamo da parte il discorso del prezzo che comporterebbe considerazioni assolutamente svianti da ciò che è il nostro assunto; e diciamo solo, orientativamente, che la resa qualitativa di una pipa varia in proporzione diretta fino ad un tetto di 50-60 mila lire: oltre si paga il «pezzo», la perfezione estetica. Diamo quindi per scontato che il neofita acquisterà la pipa migliore che può permettersi. Vediamo di analizzare quali sono gli elementi che è necessario tenere in considerazione allorché si entra nella disposizione mentale di «passare alla pipa», o di incrementare la propria collezione con un pezzo nuovo. Innanzitutto diamo ragione di questa distinzione preliminare che vede da una parte il nuovo adepto, dall’altra l’iniziato.

Chi si avvicina alla pipa per la prima volta ha già superato mentalmente gli ostacoli che gli vengono da un’informazione frammentaria ed imprecisa, che potremmo riassumere nella considerazione della sua scomodità. «Ha superato mentalmente…» dico, ma dalla teoria alla prassi il passo è tutt’altro che irrilevante. Fra il superamento mentale e quello pratico passa l’iniziazione e il consigliere esperto ed amico non può esimersi dal ricordare le proprie passate difficoltà, cercando quindi di donare la propria esperienza al neofita. Viene così a crearsi una sorta di costume tramandato oralmente «di padre in figlio», alla maniera delle leggi nelle società primitive; ma le società si evolvono e con la grafia nasce lo ius scriptum, ossia quello che, da qualche anno a questa parte, si sta facendo nel campo della pipa. Dunque, al nostro «catecumeno» consigliamo, fra una pipa dritta e una curva, senz’altro la prima perché più pratica, più asciutta, più facile da pulire. Più pratica perché più comoda da trasportare — si adagia vezzosamente nel taschino della giacca, lasciandone occhieggiare il fornello tra le pieghe del fazzoletto —; più asciutta in quanto il fumo percorre un tragitto diretto dal fornello al foro del bocchino, al contrario della curva in cui, dovendo seguire le sinuosità delle sue parti interne, è più facile che condensi; più facile da pulire poiché non richiede, a chi è inesperto nel maneggio dello scovolino, le acrobatiche contorsioni cui obbliga la pipa curva. Un altro consiglio può essere impartito circa il tipo di lavorazione, distinguendo fra pipa liscia da una parte e pipe sabbiate e rusticate dall’altra. Si sa, la pipa liscia è più preziosa, specie se naturale, ma sarà bene che il proselito non cominci ad abbandonarsi subito alla raffinatezza estetica del pezzo — altrimenti chissà poi dove arriverà! — e la sacrifichi a considerazioni di ordine pratico. La pipa sabbiata o rusticata è tecnicamente più facile da fumarsi: scalda meno, poiché ha una superficie maggiore a contatto con l’aria (il principio è quello del radiatore) e quindi riduce notevolmente i problemi — che diventerebbero una lotta — della radica che scotta, del fumo caldo che brucia la lingua, della conseguente, inevitabile formazione di acquerugiola. E’ anche più robusta: non è soggetta a graffi ed ammaccature a cui, è facile immaginarlo, va incontro chi si trova per le prime volte un oggetto estraneo fra le mani.

Ho ritenuto doveroso dedicare questo spazio, e prima di tutto, al neofita per un argomento delicato come quello della scelta della pipa. Quanto dirò ora, però, non vale solo per il pipatore esperto, quindi… ancora un attimo di attenzione. Torniamo agli elementi di considerazione in tema di scelta. Essi possono essere così sistematicamente indicati: la forma, le dimensioni, il peso, la lavorazione. Tutto ciò, però, senza voler negare rilievo al fattore psicologico, che genera quei casi di «innamoramento» di cui la poetica piparia è costellata e che sfuggono a qualunque analisi tecnica. Al primo elemento, la forma, abbiamo già accennato nella premessa dedicata agli «eretici convertiti». Abbiamo distinto fra pipa dritta e pipa curva, ponendo l’accento sui pregi della prima. Ma qui ora ci rivolgiamo anche agli esperti e quindi possiamo dire che se pure essa è più spigliata, più dinamica, più sportiva, la pipa curva è più bilanciata, pesa meno sui denti, dà un fumo più fresco, si concede anche al piacere del naso; è inoltre più indicata come strumento di meditazione, specie se stravaccati su un triclinio o su una comoda poltrona. Esistono però, per gli eclettici, delle forme classiche che tendono a conciliare le varie esigenze: sono le «semi-curve»; fra queste la più diffusa è senz’altro la ‘cornetta’. Riprenderemo monograficamente il discorso delle forme.

Andiamo al secondo elemento: le dimensioni, cominciando col dir due parole sulla lunghezza. La pipa corta è comoda perché poco ingombrante, è tascabile, simpatica, ma un po’ più complessa a fumarsi: il percorso del fumo per arrivare alla bocca è breve e quindi, se non si fuma con circospezione, brucia la lingua. Per la pipa lunga valgono le considerazioni inverse: è scomoda, fa leva sui denti e quindi richiede il costante aiuto della mano; tuttavia il fumo arriva più fresco e pulito. La lunghezza ideale varia dai 12 ai 17 cm. Un altro aspetto riguarda l’altezza del fornello, che normalmente è circa una volta e mezzo il diametro. Nei fornelli bassi e larghi è più difficoltosa l’accensione poiché è complesso il controllo della brace che tende a rimanere circoscritta al centro; quelli alti e stretti hanno normalmente, come caratteristica, uno scarso spessore parietale e ciò comporta maggiore riscaldamento e difficoltà ad «arrivare in fondo». Diverso problema è quello della capienza del fornello: è difficile dare qui delle indicazioni oggettive, salvo il dire che chi acquista un pipone dritto deve essere preparato ad avere raramente la voglia di metterselo in bocca, per ovvie ragioni pratiche. La pipa grossa è quindi generalmente curva. Al neofita consigliamo piccoli calibri. Uno stratagemma per evitare scomodità future è la «prova dell’indice». Infiliamo il dito nel fornello: se esso vi entra e vi esce con comodità quella pipa fa per noi, altrimenti le difficoltà di caricamento ci porterebbero a riporla negletta nella rastrelliera.

Il peso, terzo elemento, ha un risvolto assoluto e uno relativo. In senso assoluto, la radica ben stagionata è leggera in quanto ha espulso tutta l’umidità propria — si incontrano spesso ottimi piponi più leggeri di pessimi tagli medi —. In senso relativo, più pesante (e quindi più grossa) è una pipa e più è richiesta la forma curva che esercita una leva inferiore sui denti — può essere quindi più comoda una pesante pipa curva che non una più leggera pipa dritta —. Anche della lavorazione, quarto ed ultimo elemento, abbiamo accennato rivolgendoci ai novizi. Ci riallacciamo anche a quanto ampiamente trattato nei passati numeri di «Smoking» circa la pipa liscia, la pipa sabbiata e la pipa rusticata. La prima, preziosa nelle sue versioni «comune», «fiammata» e «ad occhio di pernice»; la seconda, la pipa scultura, con la venatura che si tocca, più fresca e pratica; la terza, più economica poiché creata su radiche fallate in cui si è preferito lavorare di trapano anziché di stucco, ma, al pari della sabbiata, robusta e facile a raffreddarsi. Giudicare la radica è molto difficile. Pur affidandosi alla marca e al negoziante sarà bene scegliere una pipa il cui legno non sia tanto scuro da impedire di scorgervi le venature, anche per poter individuare la presenza di eventuali imperfezioni, stuccature, crepe. Evitare le pipe verniciate a lucido (da non confondersi con quelle lucidate a cera, le quali si opacizzano naturalmente fumandole e acquistano in pregio estetico) poiché tali vernici tendono a mascherare le magagne del legno ed impediscono la indispensabile traspirazione della radica. Un ultimo sguardo al foro interno del fornello. Assicuriamoci che esso sfoghi esattamente alla base del camino e che sia perfettamente centrato. Altrimenti, nel primo caso, saremmo costretti a lasciare costantemente infumato un quantitativo di tabacco al termine della pipata; nel secondo, avremmo delle irregolarità di tiraggio e di combustione. Dopo la lettura di questa guida orientativa alla scelta della pipa, se non avrete già cambiato idea… sarete già a buon punto.

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