Del caricamento

Del caricamentoGianmassimo Zuccari introduce principianti e non ai segreti per ottenere un buon caricamento della pipa. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1979).

Del caricamento

Quella che possiamo definire la nozione fondamentale di cui deve essere in possesso colui il quale pretende di ottenere il massimo dalla propria pipa, è certamente la conoscenza degli elementi intorno cui si incardina il problema del caricamento. Non si spiegherà mai abbastanza, dunque, come i risultati più o meno soddisfacenti di una fumata dipendano in massima parte dalla corretta disposizione del tabacco all’interno del fornello. Anticipiamo, senza per questo peccare di disorganicità, che la «carota» di tabacco deve presentare una consistenza uniforme, nel senso che la pressione cui è sottoposto il tabacco, deve essere la medesima, in ogni sua particella. Tipico sistema errato di caricamento è quello che si attua, per lo più in condizioni frettolose, ammassando nel camino grumi compressi e lasciando fra essi spazi vuoti nei quali, espandendosi con continuità, il fumo, naturalmente, condensa. Ma vediamo di affrontare il problema in maniera più compiuta e metodica. Per far ciò non stonerà iniziare dal combustibile. 

Sappiamo che è possibile rinvenire il tabacco in busta oppure in scatola sotto-vuoto: quest’ultima confezione consente di conservare la mistura molto più a lungo della prima, fino a che, però, non sia aperta. Nella stessa logica, il tabacco sotto-vuoto presenta sempre un grado di umidità maggiore di quello ottimale. Pertanto sarà bene procedere all’apertura della scatola qualche ora prima di utilizzarne il contenuto e, possibilmente, rompere il panetto facendo in modo da alleggerirne la consistenza, per permettere all’aria di circolare fra i filamenti ed all’umidità in eccesso di evaporare. Abbiamo parlato di grado ottimale di umidità: come questo si può valutare? In mancanza del tatto e dell’occhio esperti, può sopperire un piccolo stratagemma elaborato dalla pratica: prendete un pizzico molto piccolo di tabacco e fatene una pallina. Se questa si sbriciolerà, vorrà dire che il grado di umidità è insufficiente; se rimarrà compatta, allora questo sarà eccessivo; se, infine, la pallina, lasciata cadere, si gonfierà lentamente aprendosi, allora avremo il fatidico «grado ottimale di umidità».

Può accadere naturalmente che, specie se si è soliti preparare grandi quantitativi di tabacco, questo perda col tempo l’umidità propria, tendendo a seccarsi. Molti neofiti ritengono che a questo punto non resti da fare altro che gettar via tutto. Niente di più errato! E la soluzione è talmente semplice che costoro dovrebbero arrossire: basta bagnarsi le mani sotto al rubinetto dell’acqua e scrollarle energicamente sul tabacco, avendo solamente l’accortezza di non manipolarlo prima che si sia riammorbidito, altrimenti lo vedremmo sbriciolarsi sotto le nostre dita, ed allora la soluzione non potrebbe più essere diversa da quella prospettata dai nostri amici di poca fede. Abbiamo esaurito così la premessa del nostro assunto. Una premessa che, per lo spazio che ha preso, ci ha fatto abbondantemente contravvenire alle regole strutturali della composizione letteraria. Ma è proprio a causa della imprescindibilità del suo oggetto che tendiamo — e giustamente — a considerarla non tanto introduttiva quanto parte integrante del nostro tema. 

Prendiamo ora, finalmente, in mano la nostra pipa e riallacciandoci a quanto detto in apertura a proposito della «carota» di tabacco: il fine della nostra operazione dovrà essere quello di ottenere, al termine del caricamento, una massa dalla pressione uniforme. Proviamo, per far capire il meccanismo, a ragionare «a contrariis». Se introducessimo nel fornello tutta insieme la quantità di tabacco corrispondente alla capienza della pipa, nell’atto di premere con il pigino, otterremmo, com’è intuitivo, una pressione più intensa nella parte superiore della carola, ed avremmo già disatteso la regola base che ci interessa applicare. E’ chiaro quindi che si deve procedere ad una carica graduale del camino. Ancora, se noi, pur procedendo per piccole cariche successive, sottoponessimo queste tutte alla medesima pressione, è altrettanto intuitivo che otterremmo una maggiore compattezza degli strati bassi della carota, poiché questi, oltre alla spinta individuale, subirebbero indirettamente anche quella degli strati successivi; avremmo così sempre disapplicato la norma base, se pure in senso contrario. 

E’ già a questo punto possibile dedurre quale sia il procedimento corretto da seguire: a) disporre il tabacco a strati successivi; b) esercitare su di essi una pressione leggera per i primi e, aumentando in progressione, più energica per gli ultimi. Diciamo ancora che le prese successive, più piccole — e quindi più numerose — saranno e minore sarà il pericolo che fra esse si creino quegli spazi vuoti che producono, per nota legge fisica, condensazione. Vorremmo, infine, insistere ancora sulla necessità di «aprire» per bene il pane del tabacco (e la regola vale anche per la confezione in busta, con la differenza che in questo caso tale procedura può essere immediatamente precedente al caricamento) e questo per evitare che vengano introdotti nel fornello quei grumi che alterano l’uniformità della carota. Esiste un altro «grado ottimale» con cui bisogna fare i conti: il «grado ottimale di pressione della carota», problema, questo, intimamente connesso, se non identificantesi, con quello del tiraggio. Questa volta, purtroppo, non esiste uno stratagemma pratico analogo a quello risolutivo la questione dell’umidità e quindi tutto resta legato all’esperienza individuale, tenendo presente che è bene tendere, come criterio generale, a premere il tabacco più che a lasciarlo lievitare sotto la spinta del calore. E ciò diciamo per aver constatato la diffusa tendenza fra i neofiti — e non solo fra essi — a fumare «lento» (lasco, n.d.r.), con tutte le naturali conseguenze che tale vizio comporta.

Condividi:

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *