Darwinianamente: una classificazione delle pipe per genere e specie

Darwinianamente: una classificazione delle pipe per genere e specieMarco Benedetti (link agli articoli già pubblicati) torna a scomodare Darwin e s’avventura in un’originale classificazione delle pipe in radica. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1987).

Darwinianamente: una classificazione delle pipe per genere e specie

Lo scorso giugno scrissi un ignobile articolo sulle pipe giganti in cui, pressato dalla chiusura, confusi in modo imperdonabile Darwin con Lamark; così, per farci perdonare, stavolta faremo un vero articolo darwiniano; trattasi nientepopodimenoché di una classificazione per genere e specie delle pipe. Per trattare seriamente un argomento del genere non basterebbe un libro, inoltre, se forse la questione è superiore alle mie forze, sicuramente lo è alla mia voglia, quindi liquideremo le varie pipe cinesi, indiane, africane e precolombiane, nonché i calumet, i narghilè, le schiume scolpite e le chioggiotte: tratteremo le sole pipe moderne in radica, lasceremo quindi da parte anche le riproduzioni lignee di modelli nati in altro materiale tipo le genovesi o le calabash (comunque trattasi, per i curiosi, rispettivamente di EGG-DUBLIN/LIVERPOOL e BENT/HORN, il perché lo vedremo in seguito). Non ancora sazi spingeremo il nostro cinismo a non rispettare l’evoluzione temporale dei modelli e nel fare questo ci spacceremo spudoratamente per filologi, approfittando di Darwin che, neanche lui, l’ha fatto. Fatte queste semplificazioni, rimane il problema della rappresentazione grafica: infatti, mentre per animali e piante si può usare uno schema ad albero genealogico, la classificazione delle nostre pipe è dipendente da 7 variabili e come noto non è possibile rappresentare uno spazio cartesiano a più di 3 dimensioni; procederemo quindi ad ulteriori semplificazioni. Le nostre variabili sono: forma e lunghezza del cannello, tipo di bocchino e silouette. Iniziamo a levarci di torno il tipo di bocchino decidendo che per esempio i “taper” sono i maschietti ed i “saddle” le femminucce di una stessa specie, in particolare unificheremo i modelli Lovat e Liverpool, un po’ come il fagiano e la faraona. E i flock! Non fate gli ingenui che il mondo ne è pieno!

Un problema di razza

Saltiamo anche la questione silouette, consideriamolo un problema di razza e con concezione razzistico-euro-centrista definiremo negri i modellichubby” e cinesi gli “slender”. Per quanto riguarda la curvatura invece, faremo una divisione a priori e immagineremo 2 grandi classi: Dritte (p. es. i vertebrati) e Curve (artropodi), queste ultime ulteriormente divise in 3 sotto-classi: 1/4 Bent, Bent e Oom Paul. Possiamo quindi unificare i concetti seguenti per le 4 categorie, tenendo presente che i cannelli Lovat sono in genere irrealizzabili nelle varianti Bent e Oom Paul. Restano sempre 4 variabili… vediamo come se ne viene fuori. Eletto a furor di popolo il fornello come principale segno caratteristico, procediamo a identificare i capostipite: sicuramente la Billiard (che diamine!) come pure la Apple, la Dublin e la Brandy, mi voglio rovinare e ci metto anche la Bulldog anche se la tentazione di classificarlo come Ornitorincus-paradoxus è grande; niente Pot e Prince (varianti Billiard e Apple, rispettivamente); la Canadese e la Lovat sono definite dal cannello e non dalla testa, si dovrebbero in effetti chiamare Billiard/Canadian e Billiard/Lovat. Applichiamo la 2a variabile e schiacciando e allungando il fornello abbiamo le prime mutazioni; qualche incertezza per la Pear, guardando solo il fornello si potrebbe ipotizzare una parentela con la Bulldog, tuttavia, considerata l’atipicità di quest’ultima è preferibile inventare un ibrido fra Apple e Dublin, anzi, data la forma allungata, fra Egg e Horn. Introduciamo la 3a variante (lunghezza del cannello) e scopriamo le Lovat e le Brule-nez. La 4a variabile è la sezione del cannello, che può essere tondo, ovale, quadrato o romboidale. Possiamo così finalmente classificare la canadese classica come Billiard-Lovat-Oval. Qualche considerazione: a parte la distinzione fra Dritte e Curve (essenzialmente fra pipe con e senza pozzetto), quando orgogliosi della nostra nuova cultura ci accenderemo la pipa consci della nostra sapienza probabilmente scopriremo che, all’atto pratico, non ci sono poi tutte queste differenze fra pipe anche lontane nello schema evolutivo. Ci accorgiamo quindi di non aver ancora concluso (quasi) niente e di esserci nel contempo attirati contro gli strali dei super-tecnici con questa incauta affermazione. Non c’è altra scelta che giocare d’azzardo e, sperando che il direttore di Smoking (super-tecnico) ci legga distrattamente, così da non incorrere nella sua spietata censura, difenderci attaccando, sperando nel frattempo di concludere qualcosa. Andiamo quindi ad analizzare qualche luogo comune sui modelli che, con tanto amore (???) abbiamo classificato.

  1. La Apple: c’è chi sostiene che, avendo la minor superficie esterna a parità di volume, bruci più lenta; sarebbe vero se si trattasse di una caldaia vera, col fornello interamente interessato alla combustione, in effetti ne vengono interessate successivamente varie sezioni orizzontali, indi per cui si dovrebbero semmai calcolare i singoli rendimenti in ragione della differenza dei quadrati dei diametri interno ed esterno, quindi, costruita una curva coi risultati, calcolarne l’integrale… rimando comunque i tecnici irriducibili alle mie fondamentali elucubrazioni sulla mano del mio capo operaio nell’articolo sulle giganti (link all’articolo).
  2. La Dublino: sul continente si sostiene che il fornello conico sia difficile da fumare, oltremanica ribattono che, essendo la prima metà della pipa la migliore… sia meglio farla più grossa. Aggiungerò che, dato che chi ha difficoltà coi fornelli conici incrosta maggiormente la zona superiore, in una ventina di pipate trasformerà in cilindrica qualsiasi Dublino, sempre che, naturalmente, non sia uno scellerato seguace dell’ancor più scellerato Traité e non infierisca giornalmente sul fornello «con una lama dal filo sottile» (ma che occorre! un giorno o l’altro qualche francese ci consiglierà di lavare col sapone teiera e caffettiera e noi, ebeti esterofili, dietro a pecoroni ad osannare la geniale scoperta).
  3. I Principianti: spesso si consiglia loro una canadese; in realtà la canadese, a causa del cannello ovale, ha il fondo sottile e i principianti per bruciare i fondi sono dei veri esperti; molto più adatta allora la Lovat che però, tanto è diffusa oltremanica, tanto è introvabile da noi, personalmente cerco inutilmente da anni una Savinelli giubileo 701 (a mio avviso la più bella Lovat, insieme alla Castello gigante). Comunque la pipa veramente adatta ai principianti sarebbe la calabash dato che non brucia, ha un filtro assorbente naturale e non attacca la lingua, peccato che i principianti non lo sappiano…
  4. Gli Esperti: per ostentare sfoggiano Pot e Chimney e stavolta hanno ragione che la differenza è reale, come un Torpedo e un Panatela, parlando di sigari: infatti la Pot se non è ben fumata brucerà solo al centro (all’aperto anche se ben fumata) e punirà con una solenne ustione alla lingua chi tenterà di opporsi tirando più forte dato l’alto volume di fumo; la Chimney è molto difficile da caricare, in compenso è eccellente per gli outdoor-smokers (si può caricare a metà avendo una durata quasi normale e al contempo si ripara il fuoco dal vento) ed è economica (se si sa fumare, altrimenti si butta via mediamente mezza carica). Tuttavia ci troviamo di fronte ad un tipico caso di cattivo adattamento all’ambiente; come i falconi reali e le tigri del Bengala, è in estinzione. Perché? Per me è tutta colpa degli Olandesi. I tabacchi naturalmente: infatti tali tabacchi aromatici mal si adattano a questa forma a causa della loro tendenza a cambiare gusto (in peggio) man mano che vengono attraversati dal fumo, questo perché il calore fa evaporare le porcherie. .. pardon, gli additivi di cui sono impregnati, e la povera Chimney diventa cattiva prima. Ma con un tabacco serio… pardon, naturale, è tutta un’altra musica.
Migliaia di modelli ancora nel cassetto

Conclusioni: già, che cosa abbiamo concluso? Poco se non che con 5 forme e 3 altezze di testa, 3 lunghezze, 4 curvature e 4 sezioni di cannello fanno 720 modelli, 2160 se consideriamo negri e cinesi e 6480 se contiamo maschi, femmine e flock. E allora? Allora, dulcis in fundo, la tradizionale cattiveria: di questi 3240 modelli, in produzione corrente ce ne sono poche centinaia, tutti, con pochissime eccezioni, già presenti nel catalogo Dunhill del 1928 (sic!). E le altre? Esistono solo in teoria perché non le hanno ancora inventate: evidentemente i fabbricanti sono troppo occupati a produrre Horn fiammate o a inventare (anzi a reinventare, fa sempre fede il catalogo del ’28) abbellimenti, ghiere e intarsi… E poi parlano di crisi della pipa: data la durata dell’oggetto, senza eguali fra gli oggetti di consumo, a me sembra un miracolo che i collezionisti comprino ancora pipe, accontentandosi delle piccole differenze date dalla natura del legno. Dimenticavo le tradizionali scuse, a cui stavolta hanno diritto: Darwin (naturalmente), i super-tecnici, i Principianti che non bruciano i fondi né le proprie lingue, gli Olandesi (tabacchi), i Francesi (popolo) e, giusto per l’età veneranda, il nostro Traité.

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