Curapipe

CurapipeSegue una breve disamina sui curapipe a firma di Stefano Cingoli. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1979).

Curapipe

L’accessorio da pipa in assoluto più venduto è senza dubbio il curapipe; in metallo, in plastica o in qualsiasi altro materiale non c’è fumatore che non ne possegga almeno uno. Partendo da questa considerazione e partendo dal presupposto che di quasi tutto si può fare collezione, molti fumatori hanno cominciato a raccogliere tutti i pigini che incontrano sul loro cammino, di qualsiasi materiale siano essi costruiti e qualunque forma essi abbiano. Costruiti all’inizio con il solo scopo di aiutare il fumatore a riportare il tabacco alla giusta pressione nel fornello e dargli un aiuto a svuotare il medesimo alla fine della fumata, nel corso degli ultimi anni hanno subito un’evoluzione abbastanza significativa.  Dai pigini cui tutti eravamo abituati (la forma, salvo rari casi, era sempre la stessa ed erano sempre di ferro) siamo giunti ad una produzione molto diversificata nei materiali e nelle forme. Il materiale oggi più usato è l’acciaio ma molte case hanno cominciato a produrre pigini in argento o addirittura in oro. Si è passati dalle classiche forme, diciamo a coltellino con i vari accessori che ruotano attorno ad un perno, a forme sempre più sofisticate che sembrano uscite dalla matita di un abilissimo designer. Anche la funzionalità ne ha guadagnato, ovviamente, specie da quando è stato introdotto sul mercato il modello a tubetto. Sino ad oggi il problema principale del curapipe stava nel fatto che, una volta utilizzato per calcare il tabacco, il pigino veniva riposto nelle tasche notevolmente coperto di cenere e questo fatto non contribuiva certo alla buona pace familiare.

Una nota ditta inglese ha allora pensato di inserire il pigino in un tubetto chiuso alle estremità che in questo modo impedisce alla cenere di spargersi per le tasche. Per quanto invece riguarda l’estetica crediamo che il curapipe abbia subito l’evoluzione più importante da quando alcune case fabbricanti di pipe hanno cominciato a costruire dei pigini di radica. Per coloro che ancora non ne avessero visti tenteremo di descriverne uno, scusandoci se la descrizione sarà poco chiara. Si tratta di un cilindretto di radica sul fondo del quale viene applicato un coperchietto di metallo che ha funzione di calcatoio. Svitando invece l’altra estremità, il cilindretto di radica rivela al suo interno il classico spillo. Manca, è vero, il cucchiaino o il coltellino, cui siamo abituati, ma non riteniamo sia una mancanza decisiva anche perché il suo uso è veramente modesto. Molti ancora oggi usano invece il pigino diciamo «da gara» che ha questo nome in quanto è l’unico il cui uso è autorizzato durante le gare di lento fumo. Ai collezionisti e a coloro che fanno gare di lento fumo vogliamo ricordare che i regolamenti sono cambiati riguardo al diametro del pigino; quindi chi per allenamento, chi per collezione, si affrettino gli interessati a procurarsi i nuovi esemplari. Per coloro che non avessero mai visto uno di questi pigini diremo che si tratta semplicemente di un cilindro di legno. In definitiva dopo aver fatto questa panoramica sui curapipe riteniamo che iniziare oggi una collezione di pigini possa essere interessante. Vorremmo solo, per concludere, dare due avvertenze ai lettori che volessero seguire il nostro consiglio: il primo riguarda la gamma dei curapipe oggi sul mercato che è pressoché infinita, quindi chi pensa di esaurire la sua collezione in breve tempo stia attento; il secondo riguarda il prezzo che una collezione del genere può costare, alcuni pigini, causa il loro design ricercato o il materiale con cui sono fabbricati, possono superare le diecimilalire.

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