Culottage: una pipa antica? Basta farsela

Culottage: una pipa antica? Basta farselaMarco Benedetti in questo testo analizza i pregi delle pipe in schiuma e offre qualche dritta per ottenere il culottage desiderato. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1984).

Una pipa antica? Basta farsela

Dopo aver analizzato il design della pipa, affrontiamo stavolta il problema del materiale. Non della radica, sull’argomento sono stati versati fiumi d’inchiostro e avrei ben poco da aggiungere, se non correggere le bucce a qualcuno. Sulla schiuma invece la bibliografia è piuttosto scarsa e prevalentemente orientata sull’antiquariato. Persino Bozzini, a cui evidentemente la schiuma piace poco, «glissa» ineffabile, da gran professionista, con una frase che è tutto un programma: «Chi è arrivato alla schiuma è già all’università della pipa, non ha bisogno di consigli»… A me invece la schiuma piace e non credo debba essere necessariamente uno strumento d’elite; vediamo perché.

Strutturalmente la principale differenza fra radica e schiuma è data dalla composizione inorganica della seconda che è formata da un silicato di magnesio. Questo si porta appresso tutta una serie di conseguenze: non brucia. O quantomeno la sua temperatura di fusione è tale da non essere messa in pericolo dalla combustione del tabacco, e questa è sicuramente una grossa qualità per i fumatori nervosi e i principianti in genere; non a caso alcuni fabbricanti producono (o producevano) pipe in radica con l’interno del fornello riportato in schiuma. Dato poi che, da bravo minerale, è meno isolante del legno, tende a scaldarsi esternamente un po’ di più a parità di temperatura interna. Questo è un ulteriore vantaggio per un principiante che sarà indotto a limitare il tiraggio, trovando quindi più facilmente il giusto ritmo.

La terza e più importante conseguenza è il gusto del tabacco. La radica contiene varie sostanze che col calore della combustione si sciolgono e «aromatizzano» il tabacco (e questo, per inciso, è il principale motivo per cui provenienza e stagionatura possono influenzare la bontà o meno della pipa) mentre la schiuma che, come abbiamo visto non partecipa alla combustione non partecipa nemmeno alla formazione del gusto. Questo, in sé, non è né un pregio né un difetto, non a caso la radica è stata preferita ad altri tipi di legno proprio perché la sua influenza è benigna; qui entrano in gioco piuttosto le preferenze personali, io vado a giornate con una lieve preferenza per la radica, ma l’idea del fumo di tabacco «puro» mi intriga non poco.

La differenza comunque è trascendentale, chi volesse farsene un’idea (piuttosto vaga in verità) può provare a fumare una pipa dal fornello molto largo, accendendola solo al centro. La questione si fa molto interessante per i fanatici delle miscele casalinghe e comunque per chi cambia spesso tabacco: una delle poche regole che rispetto è il divieto di fumare tabacchi diversi nella stessa pipa (a meno di particolari accorgimenti di cui parleremo un’altra volta). Sono infatti convinto che la radica, partecipando alla combustione, venga a sua volta aromatizzata, si impregni del gusto del tabacco, andando ad inquinare il test su un tabacco diverso. Dato che il fumo prodotto dalla schiuma è «puro» questo problema non sussiste (naturalmente un tabacco eccessivamente aromatizzato può lasciare qualche traccia, ma non sottilizziamo troppo), personalmente ho una pipa di schiuma addetta specificamente agli assaggi e raramente mi ha tradito.

Ma è l’aspetto estetico (finisco sempre qui!) la carta vincente della schiuma, almeno dal mio punto di vista. Una pipa di radica si distingue esteticamente per il design e la trama della venatura; quando poi uno dei due aspetti sottolinea l’altro si ha il capolavoro. La pipa di schiuma non ha venature, naturalmente, e all’interno somiglia tremendamente ad ogni altra. Non sarà più così, diciamo, un anno dopo: si sarà scurita (il famoso culottage, che per la schiuma ha un significato diverso che per la radica) sarà diversa dalle altre a seconda della cura e dell’abilità del fumatore; in un certo senso ci parlerà di lui senza bisogno di guardare dentro al fornello (le mie gaffes per questa insana curiosità non si contano). Ha tutta l’aria di sfida… Vediamo come raccoglierla!

Dicevamo, la schiuma si scurisce. Tale fenomeno avviene nelle parti più fredde, — cannello e fondo del fornello — essendo causato non dal calore ma dagli idrocarburi prodotti dalla combustione (il volgare catrame) che penetrano nel materiale poroso nelle zone di condensa, per definizione più fredde. Vi è poi l’annerimento sul bordo del fornello causato dal fuoco diretto e dai depositi della combustione (la volgare crosta). Va da sé che l’imbrunimento o culottage è grandemente influenzato dalla tecnica del fumatore, non a caso nel secolo scorso esistevano i culottiers a pagamento, ma andiamo con ordine: una pipa di schiuma fumata normalmente dopo un po’ avrà un brusco passaggio dal bianco al marrone all’altezza del fondo del fornello (es. n. 1) e in alcuni esemplari scolpiti, raffiguranti uomini con cappello, questo è l’effetto da ricercare (es. n. 2). Nelle pipe lisce in genere si cerca il chiaroscuro, più possibile omogeneo. Ci sono due possibilità: partire dal basso, cioè cannello ocra (per i perfezionisti: il più simile possibile al colore del bocchino) passando varie sfumature di giallo sul fornello e collegandosi col bordo (rosato) del fornello brunito (es. n. 3). Secondo e più difficile: partire dall’alto, si deve cioè interporre una piccola zona di marrone fra il nero e il giallo (es. n. 4).

Esempi di culottageNon conosco la tecnica dei culotteurs professionisti, che pare dessero boccate corte e ravvicinate, ho quindi analizzato il problema dal punto di vista scientifico; si tratta di creare condensa dove in teoria non dovrebbe esserci, cioè nel fornello. La soluzione migliore mi è sembrata sopraelevare il fuoco, in modo da far raffreddare il fumo già nel fornello. All’uopo risultano utilissimi i gessetti da porre sul fondo del fornello per ben altri scopi, in vendita nei negozi specializzati. Si riempiano tre quarti del fornello con tali gessetti, caricare e fumare. Molte volte. Quindi ridurre progressivamente la quantità di gesso. Nel caso si ricerchi il secondo tipo di culottage il numero di fumate con la massima quantità di gesso dovrà essere di gran lunga maggiore (per questo è difficile).

I risultati migliori si ottengono con tabacchi orientali, tipo macedonia, che sono più ricchi di essenze, e di taglio fine per aumentare la condensa. Insomma, se avremo la pazienza di dedicare tante cure alla nostra amata pipetta di schiuma, verremo premiati dal possesso di un pezzo unico, diverso e irripetibile — come una super fiammata — ma, e qui sta il bello, l’avremo ottenuto col nostro sudore della fronte e non con una semplice ricerca nelle bacheche del venditore.

La manutenzione. Una parola sola: cautela! Non toccare il fornello caldo quando la pipa è nuova per non lasciare aloni opachi; attenzione a non stritolare coi denti il bocchino d’ambra, quando c’è; non svitare il bocchino a pipa calda, si rischia di estrarre il perno filettato; non usare solventi che sarebbero avidamente assorbiti dal cannello e buonanotte ai suonatori; evitare gli scovolini ruvidi, il materiale è friabile e si può «grattugiare», etc.

Per finire qualche nota sulla disponibilità del mercato. Salterei a pié pari l’argomento antiquariato, il problema è stato già trattato da persone di ben altra competenza; solo una nota: l’unico sistema per evitare fregature è… averne già prese ed aver imparato di conseguenza. Comunque cerco di acquistare pipe da restaurare, più facilmente autentiche e meno costose; tendo cioè a ridurre i rischi in ogni senso. Quindi mi rivolgo ad un abile restauratore, capace, per modica spesa, di autentici miracoli. La produzione moderna è di fatto monopolizzata da due fabbriche, Bauer e Italturk, che si dividono il mercato nelle fasce alta e bassa del mercato (c’è anche Peterson, che tratta entrambi i tipi, ma in Italia è poco diffusa). Stante un’ottima qualità di schiuma per entrambe, la differenza è nell’estetica, cioè nelle rifiniture e nel bocchino, in ambra solo nella Beuer. Stabilito questo bisogna riconoscere che le Bauer sono di una tale bellezza che la differenza di prezzo è pienamente giustificata; siamo su livelli Dunhill per intenderci. L’Italturk produce anche pipe scolpite, che pur non avendo niente da spartire con gli esemplari del secolo scorso (l’uso del pantografo si vede), sono spesso piacevoli e di buon gusto. Sono inoltre disponibili pipe di schiuma rigenerata; hanno un prezzo ulteriormente più basso e sono un po’ meno fragili, a discapito di un peso maggiore, minor porosità e necessità di qualche fumata di rodaggio per togliere un che di gessoso dal gusto. Infine per i più pigri esistono pipe, in genere in schiuma pressata, dipinte per simulare un perfetto culottage.

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