Corte o lunghe?

Corte o lunghe?

Pipe corte o lunghe? Giuseppe Ramazzotti esamina i pro ed i contro d’entrambe le tipologie. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°5, novembre 1966).

Corte o lunghe?

Fra le Pipe della mia collezione ve n’ha una inglese di radica — acquistata prima della guerra in terra elvetica ed assai comoda per lo sciatore — non più lunga di otto centimetri; ma un’altra ve n’ha, che misura complessivamente un metro e ottanta centimetri ed è ricavata — in un unico pezzo — dal tronco e dal ramo di un ciliegio. La prima, cortissima, ha da esser fumata con attenta precauzione, a piccole e lente boccate, per evitare bruciori alla lingua: e nuvolette irritanti si elevano dal fornello, penetrando nel naso e negli occhi, con fastidio notevole. La seconda richiede l’aiuto di un volonteroso assistente durante l’accensione: non è infatti possibile raggiungere il fornello, neppure col braccio interamente disteso (a meno di non usare la fiamma di quelle lunghe torce, che i vecchi speleologi adoperavano nell’esplorazione di grotte e caverne, fra grappoli di pipistrelli pendenti da volte e pareti). Queste due Pipe rappresentano per certo limiti estremi e fuor dal normale: ma è ragionevole chiedersi se — entro le abituali misure — siano da preferire le Pipe corte o lunghe. Restringeremo il discorso alle radiche, perché se mai dovessimo occuparci anche delle schiume, dei gessi, delle porcellane, delle terrecotte, dei legni diversi o degli altri svariatissimi materiali, non la finiremmo più. Fra le Pipe di radica di maggiore lunghezza — da trenta a quaranta centimetri – citeremo la Churchwarden (letteralmente: guardiano della chiesa, ossia sagrestano, campanaro e simili); in genere diritta, talvolta lievemente ricurva, con o senza la vera d’argento, ha spesso linea elegantissima. Ma ve n’ha d’altro tipo ed anche di quelle, che chiamerei trasformabili. Quasi sempre ricurve, sono provviste di un pezzo intermedio mobile in ebanite (cannello o cannuccia), di circa venti centimetri; inserendolo fra bocchino e fornello, la Pipa si allunga: si accorcia invece togliendolo. Senza dilungarci nella descrizione dei numerosissimi tipi, esporremo brevemente quelli che — secondo la nostra personale (e discutibile) opinione — sono i pregi e i difetti, derivanti dalla maggiore o minore lunghezza; non ritorneremo invece — se non di sfuggita — sulle differenze fra Pipe diritte e ricurve, perché già ne abbiamo parlato nel precedente numero della nostra rivista (link all’articolo) e dovremmo inutilmente ripeterci.

PIPE CORTE

Pregi:

Di piccolo ingombro, di peso ridotto, tengono poco posto nelle tasche e sono facilmente trasportabili.

Stanno comodamente fra i denti, anche senza il sostegno della mano.

Si impugnano bene e sono piacevoli al tatto.

La pulizia ne è rapida ed agevole.

Difetti:

Il fumo risulta piuttosto caldo, soprattutto a chi si inizia alla Pipa e non ha ancora appreso l’arte delle lente, modestissime aspirazioni.

La brevità del cannello può non impedire talvolta l’arrivo alla bocca di piccoli frammenti di tabacco.

PIPE LUNGHE

Pregi:

Fumo più fresco (anche se la differenza non è spesso molto sensibile).

Difetti:

Ingombro e peso maggiori, in ispecie per le molto lunghe e diritte: la Pipa si tiene allora difficilmente fra i denti e — in tale posizione — è soggetta ad urtare contro spigoli, porte, sportelli d’armadi, se appena siamo un pochino distratti. Lo so per esperienza.

Necessità del costante sostegno della mano (per le diritte).

Pulizia meno facile e che richiede sovente scovolini speciali, di grande lunghezza, o particolari accorgimenti.

OSSERVAZIONI

Non ho parlato di maggiore o minore capacità del fornello, perché vi sono Pipe corte e tozze, con grande focolaio, atto a contenere abbondante tabacco; mentre esistono d’altra parte esili e lunghe Pipe, con piccolo fornello. Non ho neppure discorso di radiche lisce (fiammate o no), oppure rugose (sabbiate, rusticate, scalpellate, zigrinate, setificate, pettinate e chi più ne ha, più ne metta), perché la differente lavorazione non interferisce con le proprietà particolari, dovute alla lunghezza della Pipa.

CONCLUSIONI

Dal poco che si è detto risulta come — all’atto pratico — non siano poi così grandi le diversità fra i due tipi di Pipe; la scelta è quindi soprattutto una questione di gusti, almeno per le misure normali, ossia quando si scartino a priori gli eccessi in più (come le goliardiche tedesche), od in meno (tali i brule gueule francesi o d’altra fabbricazione). Al solito: in medio stat virtus. Personalmente penso che una Pipa da tasca, da portare sempre con sé, dovrebbe misurare fra un minimo di dodici e un massimo di diciassette centimetri. Pipe più lunghe sono da adoperarsi soltanto nell’intimità della casa: ed è anche bene che esse non superino — se non in casi del tutto eccezionali — i quaranta centimetri di lunghezza. Debbo ammettere di avere una spiccata preferenza per le Pipe piuttosto corte, ma molto grosse e panciute, con forte spessore della radica nell’ampio fornello. E’ probabile che Pipe siffatte richiedano un tempo maggiore per la loro completa formazione: però divengono poi spesso ottime, si tengono piacevolmente in mano senza rischio di scottature e danno una gradevole sensazione di robusta pienezza. Che siano diritte o ricurve, non ha grande importanza; ben inteso si riserveranno le curve per le giornate più fredde, per la caccia, la pesca, la montagna e per la calma tranquillità della sera: e si fumeranno con meno frequenza delle diritte. Ricordi infine il cortese Lettore che — corta o più lunga — la Pipa è pur sempre arcano strumento, in misterioso contatto coi mutevoli stati dell’animo nostro per ignoti canali: si ascolti dunque l’ispirazione del momento e si fumi la corta o la lunga, siccome detta quell’intima, enigmatica voce. Nè si avrà da patir delusione.

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