Corno, ebanite o metacrilato?

Corno, ebanite o metacrilato?

Sui bocchini in ebanite o metacrilato, tema sempreverde con qualche informazione tecnica utile soprattutto ai neofiti. Di Glauco Felici. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1982).

Corno, ebanite o metacrilato?

Se la si vuole ridurre alla più drastica essenzialità, una pipa è solo un pezzo di legno con un’appendice nera. Sulle bellezze e sulle qualità del pezzo di legno si sono versati i tradizionali fiumi d’inchiostro e, oggi, qualunque fumatore conosce segreti e valore dell’Erica arborea. Decisamente meno nota è invece l’origine di ciò che il fumatore introduce in bocca e stringe tra i denti. Tentiamo di saperne di più su questo sottovalutato argomento. In principio era il corno. Come i meno giovani ricordano, in epoche ormai lontane i bocchini venivano realizzati per lo più con il corno di bue. Questo materiale presentava alcuni vantaggi (uno, di carattere del tutto soggettivo, era costituito dalla bellezza del colore e della variegatura quando il bocchino era ancora nuovo), ma anche molti svantaggi: era difficile da lavorare perché soggetto a crepe e con l’uso assumeva colori decisamente sgradevoli. Con il passar del tempo, poi, è insorto un altro fattore a svantaggio del corno: la mancanza della materia prima, divenuta sempre più rara perché gli allevatori hanno dato la preferenza a razze con corna piccole, meno pericolose per l’uomo e meno soggette a ferimenti involontari. Oggi, sopratutto in Germania, c’è ancora qualche artigiano che produce pipe con bocchini in corno: ma si tratta di episodi isolati. A livello industriale, alcune ditte adottano dei raccordi in corno, tra radica e bocchino, in funzione decorativa (la serie Brazilia della Stanwell, ad esempio, in cui viene impiegato corno di bufalo sudamericano). 

Le due rivoluzioni. Quando insomma ci si rese conto che il corno aveva ormai fatto il suo tempo, si passò a escogitare un materiale alternativo. All’inizio del secolo, in Inghilterra, si fecero i primi esperimenti per sostituire il corno con l’ebanite. Da allora, questo materiale ha subito migliorie di carattere chimico-tecnico, ma rimane ancora di fatto il più diffuso. La sua adozione per produrre bocchini ha costituito insomma una piccola rivoluzione; come pure, altrettanto rivoluzionaria è da considerarsi la sostituzione dell’ebanite con il metacrilato, avvenuta (in Italia) nei primi anni del secondo dopoguerra, a opera di Carlo Scotti, il creatore delle Castello. Esistono sostenitori accaniti dell’ebanite e sostenitori altrettanto accaniti del metacrilato (i saggi, che come sempre sono pochi, fumano beati con l’una o con l’altro, indifferentemente). In questa sede tralasciamo di occuparci dei pregi e dei difetti del metacrilato, limitandoci a ricordare solo che la statunitense Drugs and Food Administration ha inserito il metacrilato tra le sostanze di cui è proibito il contatto con tessuti epiteliali e ne ha vietato l’impiego come contenitore per alimenti. Tuttavia, è doveroso dirlo, queste conclusioni sono state tratte senza analizzare l’impiego del metacrilato nella fabbricazione dei bocchini e sono, da altre fonti, contestate. 

Come nasce l’ebanite. Il componente essenziale per produrre l’ebanite è la gomma naturale, quella di qualità migliore, che arriva in Italia dalla Malesia sotto forma di «smoked sheets», cioè lastre affumicate; alla gomma viene aggiunto zolfo, di produzione nostrana, e si procede poi a versare la mescola in stampi di acciaio o alluminio. Successivamente si esegue la vulcanizzazione in autoclave, alla temperatura di 180 gradi, ottenendo così una polimerizzazione spinta. Quello che si è ottenuto a questo punto è un bocchino grezzo, che viene consegnato ai fabbricanti di pipe, i quali provvedono a montarlo e rifinirlo direttamente sulla testa di radica

Chi produce bocchini, per chi? Fino a poco tempo fa, tutto il mercato era controllato dall’Italia e dalla Francia. Di recente, ogni Paese ha cominciato a produrre da sé: tuttavia, l’Italia continua a esportare bocchini un po’ dovunque. Ernesto Santero della SIGET (Società industriale gomma ebanite, di Tradate) invia all’estero metà della propria produzione: e se non sorprende scoprire che la più nota marca inglese acquista i propri bocchini in provincia di Varese — tutt’al più può deludere i sostenitori della famosissima ditta — stupisce il fatto che nei Paesi dell’Est europeo vi sia una grandissima produzione di pipe (non di alta qualità) i cui bocchini provengono essenzialmente dall’Italia. Anche Livio Giudici, che dirige con il fratello Ferdinando la ditta omonima, operante da oltre 25 anni ad Oltrona al Lago (Varese), esporta metà della propria produzione in Germania, in Francia e in Inghilterra: il campionario, di oltre 500 modelli, trova così applicazione nelle pipe dei più quotati fabbricanti europei. 

L’ebanite è senza difetti? I sostenitori dell’ebanite affermano che è più gradevole da addentare (il metacrilato, dicono, è vetroso e scivola), è più elastica e quindi meno soggetta a rotture, non causa rischi alla salute del fumatore. Non parlano però di un difetto intrinseco di questo materiale: l’azione dei raggi ultravioletti o quella di alcune salive particolarmente aggressive provocano l’ingiallimento dell’ebanite, che avviene perché lo zolfo libero contenuto nella mescola finisce per emigrare in superficie. I produttori lavorano da anni a perfezionare le formule e sembra che abbiano finalmente risolto il problema; d’altra parte, è sufficiente procedere ad una lieve abrasione superficiale delle parti ingiallite e l’ebanite riassumerà la originaria brillantezza. Addirittura, gli appassionati del «fai da te» possono acquistare un’apposita crema lucidante e, con un minimo d’impegno, procedere nelle grandi pulizie. Sembra, insomma, che la vecchia e gloriosa ebanite riscuota ancora un meritato successo, detenga quasi il predominio, nel mondo dei bocchini da pipa. Attendiamo sempre la nuova rivoluzione (è questo il bello del progresso) che ci possa regalare la nuova sostanza miracolosa. Intanto, vediamo in giro dei fenomeni senz’altro inquietanti, segni di ritorno al passato più primordiale: un fabbricante irlandese ha realizzato alcune pipe, quasi dei prototipi, con bocchini in ambra (sono fragili perché è ambra naturale, non pressata: ma sono davvero splendide realizzazioni); come gli appassionati sanno, l’ambra era impiegata — e lo è tuttora — nei bocchini delle pregiatissime pipe di schiuma, ambite dai collezionisti. Alcuni artigiani italiani, intanto, stanno studiando la possibilità di eseguire i bocchini addirittura nello stesso materiale del fornello: in radica, cioè. Tanto elementare che non veniva neppure in mente. Funzionerà?

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