C’è fumo e fumo

giulioStefano Cingoli ci racconta di Giulio, fumatore di pipa d’altri tempi, per il quale credo venga quasi istintivo provare umana simpatia. L’articolo è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1978).

C’è fumo e fumo

La scena è un piccolo paese alle porte di Roma, Gallicano nel Lazio, dove alcuni contadini esperti riescono a produrre un vino niente male. A Gallicano andiamo spesso con amici a respirare un po’ d’aria buona e a rilassare i nervi provati da giorni e giorni di vita in città.
Fra i contadini di cui si parlava sopra ce n’è uno che ci ha attratto sin dal primo giorno anche perché lo abbiamo sentito subito amico in quanto fumatore di pipa.
Giulio, questo il nome del nostro amico, ha raggiunto i sessant’anni e bisogna dire che, nonostante i molti inverni passati per i campi a lavorare al freddo, li porta molto bene.
Ma non è tanto di Giulio come uomo che vogliamo parlare quanto piuttosto di Giulio fumatore.
Da molti anni Giulio ha tre pipe che dividono le sue stesse sorti: il caldo ossessivo dell’estate, il freddo pungente dell’inverno, le gioie della primavera e le fatiche della vendemmia in autunno.
Le tre pipe di Giulio non sono niente di particolarmente eccezionale, non sono certo delle pipe di pregio, ma hanno una particolarità che le fanno apparire agli occhi di Giulio insostituibili: ogni volta che è loro capitata una disgrazia qualsiasi, che so un bocchino rotto, una crinatura del legno, Giulio ha sempre provveduto personalmente alla riparazione; alcune volte con pezzi di fortuna inventati sul momento altre volte prelevando i pezzi necessari alla riparazione da vecchie pipe ormai infumabili.
I fornelli delle tre pipe di Giulio sono ormai ridotti ad un piccolo buco dove il nostro amico riesce ad infilare quel tanto di tabacco che gli consente di fumare mezz’ora; né d’altra parte se le pipe lo concedessero, con i loro fornelli ormai atrofizzati, Giulio potrebbe fumare più a lungo visto che dopo un poco il respiro gli si fa pesante e deve smettere quel piacere che da tanti anni apprezza e rinnova ogni giorno. Dal discorso dei fornelli si può capire che il nostro amico non dedica molto tempo alla pulizia delle sue pipe, d’altronde il lavoro dei campi porta via molto tempo e per pulire le pipe ne rimane ben poco.
Una sera nell’umido di una cantina fra i tini e le botti immersi nell’odore del mosto e del tabacco con il mosto che bolliva Giulio ci ha confidato che spesso gli è capitato la sera di coricarsi dimenticandosi di togliere il tabacco non fumato dal fondo della pipa.
Abbiamo voluto dedicare questa volta un po’ di spazio a Giulio perché nonostante egli fumi la pipa in un modo molto lontano dal nostro, assillati come siamo dalle miscele, dalle fiammature e dalla pulizia, lo sentiamo vicino per il suo modo di considerare la pipa, per il suo modo di fumarla per essersela fatta amica prima ancora che oggetto di piacere.
Insomma Giulio è uno di quei simpatici personaggi che spesso crediamo esistano solo nella mente degli scrittori o dei registi cinematografici, come quel simpatico vecchietto seduto sulla porta della sua casa a Certaldo, non lontano da Firenze, che fumava tranquillamente la sua pipa di terracotta vecchia ormai di generazioni e che non abbiamo avuto il coraggio di disturbare fotografandolo.
Certo sono immagini che capitano sempre più raramente ma che noi vorremmo vedere più spesso, soprattutto ci piacerebbe che i nostri lettori ci meditassero non solo come segno di un ritorno alle origini, idea forse troppo sfruttata oggigiorno e spesso a sproposito, ma anche come segno di un modo diverso di vivere e di considerare le cose della vita, gli oggetti che ci circondano, che ci accompagnano e siccome fra questi c’è anche la pipa vorremmo che i nostri amici cominciassero a vedere questo magnifico oggetto, questa meraviglia della natura e del lavoro umano sotto un altro aspetto.
Troppo spesso capita di sentire parlare di fiammature come se si trattasse di spider. Troppo spesso ci è capitato di assistere ad acquisti di pipe fatti perché l’amico o il collega schiattassero dalla rabbia o solo per il gusto di togliere «quella» pipa dalle mani di un altro.

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