Brebbia linea A

Brebbia linea ADi seguito la presentazione pubblicitaria delle pipe Brebbia linea A; l’informazione commerciale è pubblicata sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1985).

La A della pipa oggi si chiama Brebbia

Erano ormai anni che la Brebbia aveva progettato di produrre una pipa eccezionale per soddisfare la clientela affezionata ed esperta che voleva un prodotto di altissimo livello qualitativo e nello stesso tempo esclusivo. Inoltre, altra cosa molto importante, la filosofia della Brebbia è sempre stata quella di produrre completamente tutto all’interno della fabbrica per poter effettuare costanti controlli di qualità e per poter valutare in qualsiasi momento tutte le fasi di produzione. Si voleva dare il meglio ma a prezzi molto più abbordabili di certe marche straniere che crediamo forse hanno successo anche per un innato senso esterofilo comune a tutti gli italiani. I problemi da risolvere erano tanti in particolare di organizzazione del lavoro. Per ottenere dei validi risultati era necessario dare la possibilità a chi avesse sbozzato queste pipe di portarle sino a compimento. Infatti la Brebbia ritiene che solo l’artigiano che realizza una pipa in tutte le fasi di lavorazione può avere la reale percezione della stessa nella purezza delle sue forme e valutarne la personalità e l’accuratezza di ogni fase della lavorazione. Normalmente l’organizzazione in tutte le fabbriche artigianali non è subordinata alla fase di lavorazione. Uno disegna gli abbozzi, l’altro li sgrossa, un altro ancora li rifinisce, poi c’è chi fa i bocchini e li monta, chi dà il colore ed i finissaggi ecc… in base alle attitudini personali di ciascuno. Per fare una buona pipa occorrono circa 90 lavorazioni. 

Ovviamente più la fabbrica è grande e più queste lavorazioni si suddividono fra gli addetti. In questo modo si possono ottenere ed anzi si sono sempre ottenuti i migliori risultati nel senso che più il lavoro è specializzato più si ottiene in perfezione ma si perde in personalità. Infatti riteniamo che la qualità di produzione e la precisione di esecuzione è superiore nei modelli pre-costituiti e di conseguenza sbozzati a macchina, mentre nella forma a mano libera le cose importanti oltre alle caratteristiche intrinseche dell’abbozzo, sono la personalità della forma che deve essere unica e la bilanciatura. Secondo la Brebbia per dare maggiore plasticità alle pipe realizzate a mano libera, in poche parole per rendere ogni pipa un pezzo veramente unico, bisognava prima di tutto sovvertire l’organizzazione del lavoro. La cosa era più facile a dirsi che a farsi. È molto difficile riuscire a trovare qualcuno in grado di effettuare più lavorazioni molto diverse una dall’altra ed in più che disponga di molto estro personale. Tenete in conto che un valido pulitore di grosso (è un gergo per indicare chi nelle pipe con degli appositi rondellini carteggia le teste di grosso) deve avere, oltre che attitudine, almeno quattro anni di esperienza. Se invece è un pulitore finito, cioè che passa l’ultima mano di carta abrasiva, occorrono almeno sei anni. Stesso problema per la sbozzatura, inoltre il lavoro alla sega circolare è pericoloso.

Ebbene la Brebbia in mezzo a tutte queste difficoltà è riuscita a creare un piccolo laboratorio indipendente all’interno della fabbrica del tutto autosufficiente ove lavorano per ora solo due artigiani che in molti anni di lavoro in ditta hanno messo in luce le loro qualità e che in questo modo hanno la possibilità di svilupparle al massimo. I problemi non tardano a venire. Oltre a quelli squisitamente tecnici risolvibili, era necessario risolvere un problema abbastanza serio. Bisognava dare una personalità a queste pipe e nello stesso tempo essere allineati con i gusti attuali dei fumatori. Ormai sono lontani i tempi della contestazione delle demagogie e delle proliferazioni ideologiche. Tutti hanno oggi maggiore necessità di certezze, di realtà, anche i gusti di chi fuma le pipe sono cambiati. Si cerca nel pezzo unico il classico, l’eleganza delle proporzioni, poche varianti sono concesse alla Dublino, le stranezze sono riservate ai collezionisti. Tutto è fatto di sottointesi, di piccole sfumature concepibili solo ai più esperti. Si cerca la fiamma perfetta, la calibratura, la purezza, qualche volta tralasciando anche qualche cosa di molto più importante che rappresenta la vera essenza della pipa. Ovvero si dimentica la fumabilità di una pipa che è determinata da quel gioco di proporzioni che fa sì che questa al pari di un camino «tiri». In effetti la pipa è sempre più un oggetto da toccare, da ammirare, da possedere.

Dire qualcosa di nuovo nel campo della pipa oggi è difficile eppure la linea «A» della Brebbia ha uno stile personale. La sua eleganza discreta, la ricerca delle proporzioni auriche, la vocazione ad essere la prima della classe non può passare inosservata. La radica ligure è forse oggi la migliore disponibile. La fiamma rigorosamente di quattro quarti e l’inserto di radica diagonale nel bocchino è lì a testimoniare, anche se non è una novità, l’accuratezza della lavorazione e la qualità. Diversi sono i finissaggi disponibili: vi è la “Sabbiata rossa” e la “Naturale” rigorosamente garantite dalla Brebbia senza stucco e la “Piombo” dal colore grigio scuro con una fiamma contrastatissima. Tre sono i differenti gradi di purezza disponibili e marcati sul cannello con 1A, 2A, e la rarissima 3A di cui sono stati prodotti in quasi due mesi di lavorazione solo due pezzi. Non c’è che dire, nel grande firmamento delle migliori pipe esistenti è nata una nuova stella destinata a far parlare molto di sé.

Le pipe Brebbia linea A

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