Billiard, la pipa con il naso all’insù

Billiard - articolo variantiDi seguito pubblico un piacevole articolo di Carlo Fabio Canapa apparso sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1992). L’argomento, trattato in modo originale e divertente, è la pipa billiard con le sue varianti più conosciute e codificate.

Billiard, la pipa con il naso all’insù

Tutto ciò che vediamo o sembriamo, dicevano i surrealisti, non è altro che un sogno dentro un altro sogno: praticamente, la negazione dell’oggettività anche fisica delle cose. Basandosi su tale presupposto, René Magritte – pittore tra i grandi del surrealismo – disegna una pipa e completa il foglio scrivendo che quella “non è” una pipa. Va bene, si dirà, ognuno è originale a modo suo; e poi, altri potranno soggiungere, che interesse può avere un fumatore di pipa per le stravaganze di un artista? Magari l’obiezione è giusta, ma se pensiamo che la pipa disegnata da Magritte era una billiard, allora qualche riflessione storico-artistica può essere utile anche per il fumatore; soprattutto se è disposto a non appassionarsi solo agli aromi, ma anche allo strumento del suo piacere, un oggetto che oltre ad essere fatto di legno e di ebanite (o d’altro, ma non è l’ora di cavillare) – vive una sua storia, esprime una sua filosofia, possiede persino un’anima identificabile.
Non è un caso, allora, che per dire che una pipa non era una pipa il pittore belga abbia scelto proprio una billiard perché è la pipa per antonomasia, l’archetipo della pipa. Il modello cui fa riferimento l’immaginario collettivo, quando pensa all’oggetto pipa: se chiedessimo a cento persone di disegnarcene una, almeno ottanta, si può essere certi, riprodurrebbero proprio una billiard; perché è la più nota, la più diffusa, la più classica. Per non dire che è la più facile da usare, anche per i principianti, anche dal punto di vista della pulizia e della manutenzione. Sobria nella sua essenzialità – testa eretta e piuttosto alta, pareti verticali, cannello praticamente a squadro – indossa al meglio tutti gli abiti: dal più prezioso fiammato naturale, ai più economici maglioni rusticati. Per non ricordare come si trovi a suo agio la sera: rigorosamente in nero e magari con rifiniture in argento, preferibili – in questi casi – all’ostentazione dell’oro. Essenziale, come si è detto, ma non monotona, la billiard non solo si adatta a tutte le finiture, ma è suscettibile di variazioni, significative anche se modeste, per cui sembra il caso non tanto di parlare di individualità soggettiva, quanto di un nucleo familiare. Una famiglia tutta francese, che si potrebbe chiamare Duval, tanto per usare un cognome certamente diffuso oltr’Alpe. Francese, così come tempo fa, in considerazione delle caratteristiche da evidenziare, ci si era riferiti ad una altolocata progenie coloniale inglese, per parlare delle bulldog e delle rhodesian.
Francese, perché? Per la sua eleganza, per le radici culturali profonde che denota e che gli permettono di acconciarsi in cento modi, senza mai tradire la sua essenza. Francese, perché è la vittoria della borghesia: solida, tranquilla, con forti capacità lavorative. Francese, infine, per la costante compostezza di una presenza che, anche quando è ricercata, mai rasenta il kitsch. Sull’accostamento, certamente, si potrebbe anche obiettare; come sarebbe facile eccepire vuoi sulla pipa, vuoi sui francesi, ma non ci sembra l’occasione giusta per sottilizzare. E poi, trovate un’altro modello così garbato e così disponibile, da serrarsi con uguale facilità tra i denti, mentre nelle mani scaldate un napoléon di cognac: non c’è tutta la Francia, se intanto pensate ad un magnifico nasino all’insù? Allora, ecco a voi la famiglia Duval.
Billiard varianti fig.1ll nonno, anziano, ma perfettamente in forma: è uno di quelli che ha vinto la guerra delle teste di radica e che ha mantenuto per qualche tempo il vezzo del bocchino d’ambra, anche se ormai da svariati decenni lo usa solo nelle grandi occasioni. Si chiama Néogène (che poi è il nome francese della billiard) e nella carta di identità fatta da Oriani e Bozzini è compendiosamente distinto da queste caratteristiche: “testa piuttosto alta, pareti verticali, angolo pressoché retto tra fornello e cannello; è usabile in ogni occasione”. Il padre, degno erede e in questo caso eletto copofamiglia, è un gran lavoratore, con qualche trascorso sportivo che lo fa di sana e robusta costituzione, si chiama Chubby: Billiard Chubby Duval. Ha il cannello ed il bocchino più massicci, ma non può assolutamente essere definito tozzo; solo la fantasia invidiosa di qualche artigiano della pipa un pò obeso ha consentito che fosse riprodotto accentuandone la tendenza alla pinguedine, con risultati divertenti più che apprezzabili e con qualche dente di fumatore in sofferenza.
Tre i figli. Il primo è lo sportivo di casa: fa basket e, lungo e slanciato com’è, riesce proprio bene; si chiama Billiard Slender Duval, con quel cannello e quel bocchino lunghi lunghi, dà un fumo particolarmente fresco e gradevole. Il secondo, invece, è lo scienziato e si chiama Billiard Chimney Duval: con quella testa alta alta è tutto cervello, ma ha un carattere difficile e trattarlo è un privilegio di pochi. Il terzo è un pò viziato, quasi un figlio degenere; con il cannello che sembra infilzato nella testa, dalla base assolutamente piatta, diresti che appartiene ad un’altra famiglia; però, ad osservare bene la struttura più intima, ci si accorge che la differenza è soprattutto esteriore. Si chiama Billiard Stand Up; ma lo chiamano Poker, per la sua innata passione per i tavoli verdi, sui quali, oltretutto, si appoggia con straordinaria stabilità, proprio grazie alla base piatta e larga che lo caratterizza. Vivono tutti insieme a Parigi, ma hanno pure una casa in campagna, che raggiungono con una certa frequenza. In queste occasioni, evidentemente, sono abbigliati in modo più sportivo ed allora usano con piacere bocchini a sella.
Billiard varianti fig.2Il nonno ha anche un’anziano cugino, militare di carriera, che possiede una famiglia simile, alla quale ha imposto il bocchino ad innesto diretto, senza perno: si chiamano Army Mounted. La famiglia, comunque, non finisce qui; perché il nonno aveva altri due figli, che sono abbastanza importanti e conosciuti, oltre ad essere interessanti sia sotto il profilo estetico che in termini di funzionalità: si tratta di Billiard Inclined Bowl e di Billard Square. Sempre Duval, ovviamente. Il primo, per motivi di lavoro, si è trasferito a Bruxelles e, per questo, lo chiamano Belge; è un tipo molto distinto, ma un pò particolare: ha qualche spigolosità di carattere e preferisce osservare i suoi passi, invece di guardare il prossimo negli occhi, così sta costantemente con la testa reclinata in avanti e ciò gli crea qualche difficoltà di rapporto, tanto che è consigliabile che ad accostarlo siano solo i più esperti. Il secondo, Square Duval, è molto più trattabile: come il padre, come il fratello Chubby, rispetto al quale, peraltro, è molto più elegante e raffinato. Si è fatto fare la plastica facciale ed ora ha la testa con le guance piatte. Un buon soggetto, che fa piacere frequentare ed è consigliabile a tutti; soprattutto a chi, come si dice, all’estetica ci tiene. Si sarà notato che si è parlato solamente di uomini, è ovvio, pertanto, che in famiglia, magari acquisite, ci siano anche le donne della razza dei Bent. Dopo il matrimonio si chiamano Bent Billiard: sinuose ed accattivanti, meritano un trattazione a parte. Ne parleremo in altra occasione. Ora puliamo qualche pipa, altrimenti, poi, prende un cattivo sapore.

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