Andar per pipe

andar per pipeAlberto Zampieri firma questo pezzo originariamente pubblicato su Smoking (n°3, settembre 1975). Pur avendo l’articolo oltre quarant’anni l’entusiasmo de “l’andar per pipe” rimane – almeno per alcuni di noi – pressoché immutato.

Andar per pipe

Diciamo intanto, per cominciare, che sono accanito cercatore di funghi, paziente (ed abile) pescatore, appassionato d’archeologia, oltre che fumatore di pipa. Ho sviluppato quindi il gusto della ricerca, quando questa può dare la soddisfazione di un ritrovamento felice o di una cattura fortunata, rimanendo però capace, anche, di sopportare con serenità lunghe attese e grandi delusioni. L’idea di andare per pipe mi venne quattro o cinque anni fa quando per un caso fortuito feci il primo ritrovamento. Mi trovavo ad Adria ospite di un amico. Ero andato a salutarlo convinto di rientrare a Padova, dove abito, in serata, ma, sopraffatto dalla sua ospitalità, dopo cinque giorni ero ancora lì, a pescare anguille, ad ammirare i reperti etruschi del piccolo museo, a cercare nelle campagne gli ultimi esemplari di “salama da vino”, a soffrire per la mancanza di una pipa. Così dovetti, una sera, entrare in una piccola tabaccheria. La ricordo benissimo: vicina ad un ponticello, con una insegna scolorita, una vetrinetta. Al banco c’è un giovane che, come seppi dopo, ha rilevato da pochi giorni la tabaccheria. Quando gli chiedo di mostrarmi qualche pipa, dopo faticosa ricerca trova una scatola di cartone, da scarpe, che rovescia sul banco. Appaiono così una decina di chioggiotte di gesso, venti cannelli di ciliegio, cinque o sei orribili piccoli mostri neri e lucenti, mal rusticati, qualche bocchino, qualche scovolino, qualche attrezzo curapipe e, bella, triste, umiliata dall’infima compagnia, una nobile Parker senza bocchino, nuova. La mano l’afferra, la porta agli occhi per confermare che non è un miraggio: la giro, la soppeso, sorrido. “Come sei capitata in questa scatola? — le chiedo, dandole del tu, subito, perché già so che sarà mia — Quale rivoluzione ti ha rovesciata dal trono, ti ha esiliata?” – “Provi a vedere se qualche bocchino si adatta” suggerisce l’eretico. Ma io ha già visto che il bocchino c’è, e con attenzione lo sto innestando. Entra a fatica il poveretto, dopo anni di separazione, ma è lui, il suo, il giusto, il vero. “Forse con un po’ di carta vetrata…” rincara l’altro, e sarebbe anche disposto a perpetuare di persona il misfatto se non lo convincessi a lasciar perdere, che ci penserò io e che non importa se non è una pipa intera e perfetta (e qui riconosco di non essere stato molto onesto, ma spesso per amore si inganna), basta che funzioni e che costi poco. E poco costò infatti: milleottocentocinquantalire (ne valeva duemila, ma poi lui stesso fece lo sconto). Felicità è dir poco. Avrei corso, saltato: la toglievo dalla tasca, la guardavo, la mettevo in bocca, la rimettevo in tasca. Quando ripresi a ragionare capii che non era la pipa in sè a rendermi felice, o l’averla pagata poco, ma l’imprevedibilità della scoperta, la sorpresa, la fortuna insperata, l’aver sperimentato di persona il mistero del destino che conosce infinite vie perché esseri e cose si incontrino e si appartengano. Così questa divenne la mia nuova passione. A Padova cominciai a visitare una per una tutte le tabaccherie del centro e di periferia, le rivendite di tabacchi dei piccoli paesi della provincia, i magazzini degli straccivendoli che sbrattano soffitte e cantine. Seguivo tracce quasi inesistenti, invisibili, che ad esempio mi portavano ai figli di vecchi tabaccai che avevano ceduto la bottega ma che non si erano accordati con il compratore e si erano portati via, tra le altre cose, le pipe. Però, o le avevano regalate una alla volta ad amici e parenti, o le avevano lasciate in eredità, o le avevano vendute. Conobbi un vecchio cartolaio che aveva vinto a carte l’intera raccolta di pipe russe, di schiuma, scolpite, stupende, di un nobile gaudente. Telefonate, visite, risposte villane, ma ogni tanto una bella scoperta. Un inverno, uscendo da un cinema di periferia, in un quartiere che non conoscevo, notai aldilà della strada, oltre la nebbia, una vetrina che sembrava di tabaccaio. Mi avvicinai senza convinzione: ero a terra, dopo due ore di un film tristissimo. La vetrina era appannata tranne che per qualche striatura verticale, e proprio dietro ad una di queste spuntava il cannello ben riconoscibile di una Peterson. Entrai, per abitudine, e feci la più grande scoperta della mia carriera. Dopo qualche minuto avevo davanti forse un centinaio di pipe più o meno pregiate, alcune meravigliose. Comprai, per ventimila lire: due pipe di schiuma, due Peterson dritte, tre Hardwill, due Savinelli, due Stanwell e promisi al negoziante felice (ma non quanto me), che sarei tornato con qualche amico per sgravarlo di quel gran numero di pipe che gli occupavano i cassetti. E tornai l’indomani con amici e parenti, scettici dapprima, ma poi via via increduli, titubanti, rapiti, felici. Certo mi dispiaceva vedermi soffiare certi pezzi, ma già i migliori li avevo presi e poi non avevo più soldi, e poi cosa me ne facevo di altre pipe, e poi mia moglie… Le ragioni del basso prezzo erano: le scatole mancanti e i bocchini ingialliti, ma per fortuna le scatole non si fumano e i bocchini, con l’apposita pasta, tornarono nuovi con poca fatica. Nel corso di altre cacce trovai una bella Rossi, che pagai poco più di mille lire, una AAA marchiata “Scorta 1918”, una Viscontea, una bella schiuma nera del Tanganica, una Ropp, parecchie Grafo, Jantet ed altre che pagai tra le mille e le duemila lire ciascuna. La mia esperienza è in pratica limitata alla città di Padova, ma qualche bel ritrovamento ho fatto anche a Bologna, a Roma, a Parigi, a Vienna… Io credo che anche voi vorrete provare il gusto di andar per pipe: da qualche anno molti tabaccai hanno tolto dalle vetrine le pipe classiche, per lasciar posto alle affascinanti pipe dalla linee nuove; conosco un negozio nella mia città che ha uno scaffale pieno di Charatan, Parker, Hardcastle, a prezzi di dieci anni fa. Questo per farvi venire l’aquolina in bocca. In caccia allora! Tra qualche mese sarete voi a narrare la storia delle vostre scoperte. E io, per umiliarvi, vi racconterò di quando acquistai le pipe che il cartolaio aveva vinte al conte.

Condividi:

Un commento

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *