87 anni di Orlik

87 anni di OrlikGiorgio Musicò passa in rassegna la modellistica a suo avviso più riuscita delle pipe Orlik. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1986).

87 anni di Orlik

Quante pipe ci sono oggi sul mercato italiano? Troppe o troppo poche. È difficile dare una risposta, anche se i fumatori spinti da stimoli consci o inconsci tendono ad aumentare le loro collezioni con qualcosa di nuovo. Per questo specifico motivo l’artigiano italiano fa la parte del leone, se non altro per la continua ricerca del modello e la grande inventiva con la quale viene arricchita e spesso…. appesantita la pipa. Vere, intarsi, aggiunte di preziosismi, simboli raffinatissimi e sigle roboanti. A pensarci bene tutto ciò è legato alle mode attuali, il liberty (beninteso in senso lato, come del resto il barocco) sta riprendendo piede. Scomparse dal mercato italiano le pipe francesi (ma dove sono finite le Chacom, le Lacroix, le Graco?). La sola presenza costruita dai nostri cugini d’oltralpe è la Ropp, pipa che ho sempre apprezzato, distribuita dai fratelli Benzon di Verona. La Butz-Choquin, pipa degli anni ’70, sta ritornando con una modellistica rinnovata ed interessante. Le danesi reggono bene ed in modo particolare la Stanwell che riesce a soddisfare gusto, originalità e costo in una eccellente combinazione. 

Parliamo ora delle inglesi, le pipe classiche per antonomasia. Nessun orpello, colori tradizionali (mogano, noce chiaro e scuro) bocchini di ebanite, modellistica ortodossa. Salvo rari casi le forme non cambiano, sembrerebbero fuori moda, non in linea con i tempi moderni (ma quanti disegni artigianali si sono ispirati ad esse), ma se la compariamo al modo di vestire non possiamo certo considerare demodè un principe di Galles od un grisaglia. È cosa risaputa la mia debolezza per questo prodotto. Sò di aver torto, di andare controcorrente. Mi conforta il fatto che un congruo numero di amici fumatori mi appoggia e mi incoraggia a proseguire nell’informare un più vasto pubblico su delle marche che sembrano avviate al tramonto loro malgrado e certamente non meritano questa indifferenza da parte dei rivenditori. Delle pipe di cui scriverò in questo e spero nei prossimi articoli, i prezzi di vendita sono fermi da 2 o 3 anni, per cui chi crede opportuno cercarle si troverebbe a pagarle molto meno del loro valore di mercato. Anzi in alcuni casi distributori delusi e preoccupati dello stock invenduto sono disponibili a praticare sconti favorendo così i rivenditori intelligenti. In questo articolo parlerò della Orlik ed in seguito, se la bontà del direttore di questa prestigiosa rivista me lo consentirà, di marche come la Barling, la Sasieni, la Parker, la BBB, delle nuove arrivate, Astley e Ashton, e di altre minori ma non per questo meno valide.

Orlik… since 1899! 87 anni di onorato servizio e non a caso la sua più preziosa serie si chiama «Old Bond Street» strada di antico retaggio londinese dove ha sede la Casa madre. Quasi introvabili i pezzi migliori, di un colore miele che evidenziano maggiormente la trama ad occhio di pernice (ossia il taglio del ciocco contrario alla nuova corrente che predilige la fiammata) in una radica che a cercare un’imperfezione dovremmo usare un microscopio… 

Subito dopo troviamo la «Supreme» che non ha nulla da invidiare alla sorella maggiore. La calda tinta data al legno aumenta il contrasto dei noduli ed il piacere ottico. Priva di imperfezioni se non per qualche minuscolo punto nero, con un prezzo notevolmente inferiore (circa 170.000 lire) mantiene le stesse caratteristiche di peso, stagionatura e rifinitura della «Old Bond Street». All’elogio incondizionato delle teste avanzo alcune critiche sui bocchini, non certo sulla qualità dell’ebanite, la casa su questi 2 prodotti top marca il bocchino con un «hand cut» ed è tutto dire, quanto sulla linea e le proporzioni. 

Niente da dire sui modelli curvi ma molto su Billard, Lovat, e alcuni modelli dotati di sella. Del resto, escludendo le sole Dunhill, quasi tutte le altre pipe inglesi così come la maggioranza delle pipe industriali italiane, presentano lo stesso difetto estetico, al punto che per renderle competitive con l’artigianato che al contrario sa armonizzare meglio testa e bocchino, d’accordo con i distributori ne modifico la linea (di ciò i miei clienti me ne danno atto) montando bocchini più proporzionati alle teste. 

Ed ora veniamo alla produzione media di questa vecchia casa inglese. Orlik Super-grain, Orlik Antique, Orlik Vip. 80.000/70.000/60.000 lire questi i loro prezzi. Sono 3 serie di stesso livello di radica ma di differente finissaggio. Chi non tollera stuccature non le consideri, ma chi guarda al concreto non è su questo che basa la sua scelta. La Super-grain è certo la più appariscente ma chi preferisce la discrezione… di un legno opaco allora l’Antique fa al caso suo. Infine la Vip, con una ghiera di metallo dorato ed un colore rosso bordò. Veniamo ai modelli. Cercate la 9, piccolo capolavoro tecnico di bilanciamento e funzionalità. La 77, se la trovate, oppure la 78, modelli canadesi con i quali agli inizi degli anni ’70 nella più modesta Black Prince (sottomarca della Orlik) a quel tempo in vendita a 4.500 lire, iniziai al piacere del pipare numerosi giovani 18/22enni che hainoi in questi tumultuosi ed edonistici anni ’80 sono quasi del tutto spariti.

Per vecchi ed esperti fumatori consiglio la 84. Un Pot perfettamente equilibrato, così come la 166 variazione della precedente ma leggermente curva e con canna piatta. Infine nel curvo accanto ai 2 modelli classici 186, 116, trovo molto interessante la 163 dal fornello leggermente svasato (per ridurre il peso) ma più profondo con un bocchino a sella molto comodo in bocca, ideale per lunghi viaggi in auto per tenuta e tempo di fumata. Ecco, questo in sintesi il mondo della Orlik. Dei modelli descritti ho fatto personale esperienza. Mi auguro che l’informazione che vi ho dato stimoli in alcuni di noi la curiosità e, se soltanto una pipa in più sarà venduta dopo la lettura di questo mio sincero e spassionato articolo, mi riterrò soddisfatto e convinto che questa mia trentennale esperienza di venditore sia servita a qualcosa.

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