Del manso infiochetao

Oralità e storie delle genti dell’Adriatische Kunstenland.

Festegin in chistis sornadis una da tantis storis dal dismenteat Friul imperial – chel asburgic da Contea - e, come simpri suset, lis versions dai acadiments a son diviarsis. Ta biele Grao, al 13 di fevrar, a partaran in parada al “manso infiochetao” simbul da vitoria otignuda dai gardesans cuntra la int di Aquilea tal milsent e ciapilu. In chei ans, al Patriarca di Aquilea ureva conquistà l’isola gardesana e, dopo vei dichiarat guera, al veva mandat i sioi soldas alla conquista da laguna; il Doge di Vignesia, però, nol ureva che Grao pasas di man e cussì ancia lui al veva mandat i sioi marinars in difesa da citat. La bataglia fu vinsuda di Grao e, par paià pegno, chei di Aquilea ogni ioiba grass dall’an dovevin partà, a gratis s’intint, sull’isola tredis pursis e una vacia. Cussì, ogni an, i gardesans in prosimitat dal Ciarnaval a festegin li sornadis dal “manso infiochetao”. Esist però una version ciantada dai fas, tabaiada di Bielvedè in su, in cui si conta che – setimanalmenti – i gardesans vegnivin cu lis barcis fin Aquilea par scambià al pes pal lat, la ciar e lis verduris. Parares che un gardesan, particularmentri inteligent, al si veva stufat di chist periodico dai e vai e cussì al veva proponut ai sioi di comprà una vacia di monsi e di partala momodant a Grao. Chei di Aquilea però, par mateà un pocut, invesa di vendigi la vacia di monsi gi vevin vindut un toro savint che, tant, i pesciadors gardesans non cognosevin la diferensa che pasava tra chistis bestis. Pasada aga sota i puints, tornin i gardesans in sitat e, chei di Aquilea, gi domandin ridint: “Semut vaia cu la vacia?” e chei altris: “Ben, ma che fadiga ciò per un bicer de late”! Scrit tal slang da basa - la cosidetta lingua viva - ed in opposizion ala marilenghe codificade dai udines savorgnans e dai academics ‘talians.

6 Commenti in “Del manso infiochetao”

  1. M4tt0 Scrive:

    Mi ha infastidito questo post in dialetto, mi sa di segreto, sarà da una parte un po’ di invidia, visto che noi toscani non abbiamo la seconda lingua, ma non sopporto il sentir parlare dialetto quando ci sono persone che non lo capiscono, mi sa di voler tenere segreto quello che si sta dicendo.

  2. StefanoS Scrive:

    òstrega ! bella storia e bella resa dei vocaboli, in assenza di una tastiera friulana, con tutti i suoi bei accenti e ammennicoli vari, completamente assenti ta la lenghe ‘taliàne.
    Ciao
    Stjèfin

  3. Ramon Scrive:

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    Festeggiamo in queste giornate una delle tante storie del dimenticato Friuli Imperiale – quello asburgico della Contea – e, come sempre succede, le versioni degli accadimenti sono diverse. Nella bella Grado, il 13 di febbraio, si porterà in parata il manzo infiocchettato simbolo della vittoria ottenuta dai gradesi contro le genti di Aquileia verso il millecento e qualcosa. All’epoca dei fatti, il Patriarca di Aquileia voleva conquistare l’isola gradese e, dopo avergli dichiarato guerra, aveva mandato i suoi soldati alla conquista della laguna; il Doge di Venezia, però, non voleva che Grado passasse di mano e così, anche lui, mandò i suoi marinai in difesa della città. La battaglia fu vinta dai gradesi e, per pagare pegno, gli abitanti di Aquileia ogni giovedì grasso dell’anno dovevano portare sull’isola, a gratis s’intende, 13 maiali ed un vacca. Così, ogni anno, i gradesi in prossimità del Carnevale festeggiano le giornate del “manzo infiocchettato”. Esiste però una versione cantata dei fatti, raccontata da Belvedere in su, in cui si dice che – settimanalmente – i gradesi venivano con le loro barche fino ad Aquileia per barattare il loro pesce con latte, carne e verdure. Parrebbe che un gradese, particolarmente intelligente, si fosse stufato di questo periodico avanti e indietro e così propose alla sua gente di comprare una vacca per la mungitura e di portarla direttamente a Grado. Quelli di Aquileia però, per divertirsi un po’, invece di vendere la vacca gli vendettero un toro sapendo che, tanto, i pescatori gradesi non sapevano distinguere così bene le due diverse bestie. Passata acqua sotto i ponti, tornanoro i gradesi in terraferma e, quelli di Aquileia, gli chiesero già ridendo: “Come va con la vacca?” e gl’altri: “Bene, ma quanta fatica per un bicchiere di latte!”

    La storiella, non correttamente accentata, l’ho scritta in parlata orale – in lingua viva - della bassa friulana (comunemente detta: parlata con la “a”), in opposizione alla lingua codificata della Società Filologica Friulana (detta: parlata con la “e”) che, grossomodo, ha tentato d’imporre a tutte le genti friulane l’idioma udinese dei filoitaliani Savorgnan e che viene ritenuto, dagli accademici, essere il Friulano ufficiale. Non è così e, studi e testimonianze varie, hanno già abbondantemente dimostrato come la lingua friulana non nasca ad Udine ma nelle mitteleuropea contea goriziana ed adotti la “e” solamente successivamente mescolandosi con gli idiomi nordici della Carnia.

  4. DG Scrive:

    Hehe, mi è piaciuta un sacco, sopratutto per la resa in lingua viva: ho passato metà della vita tra gli idiomi nordici della Carnia e il mare (portuale) della bassa, senza contare come al liceo per poche ore si mescolassero tantissime zone nella nostra stessa classe, creando discussioni animate e divertentissime con diverse parlate.

    Ancora oggi continuo a divertirmi nell’ascoltare questa lingua cambiare, sfumare ed esser musicata nella concretezza man mano che ci si sposta.

  5. Salgueiro Scrive:

    Ho parlato con la mia amica Aida che dice:”Biele cheste storie del manz infiochetat, però no o sin plui figos parceche o tavain il Furlan di San Denel. In plui il purcit di San Denel alè mior dal vuestri manz. Salus cun simpatie. Aidd”

    Scusandomi per non aver collocato gli accenti al posto giusto e sperando di aver trascritto bene ciò che mi è stato detto al telefono, auspico di non aver scatenato una epica diatriba glottologica :)

  6. Riccardo Scrive:

    Am displas pal toscan cal crot di ciacarà la vere lenghe, ma a me mi è servide come l’arie fresce, anchie sa no soi furlan. Mi a plasut! Mandi. Riccardo

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