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Del mito winstoniano e del mitismo d’oggi

Sabato, 31 Ottobre 2009

Alcuni H. Upmann Sir Winston ed il packaging dei Winston Churchill Cigars by Davidoff

In un recente commento ZincoPallino osservava: “Il mito è necessario all’uomo, quanto il pane che mangia e l’acqua che beve”. Sarà per questo che, in casa Davidoff come a Cuba, amano ancora richiamarsi a Winston Churchill, personaggio storico e mito solamente positivo del mondo occidentale in chiave antinazista. In Russia, pari investitura, per pari meriti di guerra, è spettata solamente a Stalin; con la sua morte però la storia è stata velocemente riscritta ed al mito di Stalin Condottiero s’è sostituita la macabra conta dei suoi reati politici al punto che in occidente è stato dipinto, e sarà ricordato, solamente come tiranno sanguinario. Nessun cigarillos e nessuna pipa rievocativa per lui, neppure in madrepatria, che pure fu l’unico statista della storia ad esigere pipe popolari al prezzo politico di cinque rubli.

Negli ultimi dieci anni, anche grazie alla progressiva apertura degli archivi di stato, in Russia la storia viene riscritta nuovamente, questa volta con maggiore attenzione e credo con meno propensata strumentalizzazione; si scoprono così molti tratti misconosciuti del “personaggio” Stalin. Si evince che molte delle responsabilità politiche attribuitegli individualmente furono in realtà condivise, sostenute ed incoraggiate, come spesso se non sempre succede, dalle oligarchie che detenevano il controllo reale del paese e dalle lobbies straniere che in quel modello di paese antitetico al mondo occidentale vedevano l’opportunità di lauti e costanti guadagni derivanti dalla contrapposizione dei due blocchi. Si scopre che fu molto meno Padre dei Padri di quanto si pensi e volesse lui stesso, succube com’era delle sue già giovanili manie monastiche. Per evitare fraintendimenti specifico che non parlo qui dell’opera di revisionismo ideologico perpetuata in Georgia, dove a Stalin vengono nuovamente dedicate piazze e monumenti celebrativi; mi limito alla molto meno sciocca, e più intelligente, ricerca delle verità storiche.

Comunque sia, il lavoro è lungi dall’essere terminato e se al primo mito positivo del Padre si sostituì repentinamente il mito negativo del Tiranno, oggi, trascorsa probabilmente sufficiente acqua sotto i ponti, si comincia finalmente a cercare di capire dove inizino e dove finiscano i meriti e le responsabilità dell’uomo che seppe essere idolo e demonio al tempo stesso. Pur con tutti gli evidenti ritardi nella reale democratizzazione del paese osservo come la sparuta, ma solida, intellighenzia russa stia lavorando alacremente per riportare un minimo d’equilibrio nel giudizio storico sia di Stalin stesso che di quella difficile ed oscura epoca. Che di tutto questo interessante lavoro accademico in Italia non si parli mai, e che quelle periodiche pubblicazioni non vengano neppure tradotte in inglese non mi meraviglia; è certamente più interessante osservare come, in occidente, oggi i premi Nobel per la pace oramai s’attribuiscano “con la speranza” che l’investito, entro la fine del suo mandato, compia qualche decisivo passo in quella direzione. Al mito solamente positivo di Winston Curchill, che ancora attende una lucida analisi, di fatto s’è già sostituito un speranzoso mitismo in stile “la pace in diretta”.  E forse questo, almeno a me, è meno necessario dell’acqua e del pane pur condividendo, in senso filosofico, l’osservazione fatta da ZincoPallino.